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Si svolgerà a palazzo Zanca sabato 7 marzo dalle ore 18.00 alle ore 22.00

Messina, le Donne, i talenti

#siamopiùdellametà

iniziativa organizzata dal Gruppo Pari Opportunità di Cambiamo Messina dal basso con il contributo del Gruppo consiliare di CMdB e il patrocinio dell’Assessorato alle pari opportunità del Comune di Messina.

Il dibattito verterà su vari temi con la centralità delle donne in politica, nello sport, in attività imprenditoriali innovative e nella cultura; il tutto fra musica, frammenti teatrali e video.

Un momento propositivo e di confronto per celebrare la “Giornata internazionale della donna”, un’occasione per riflettere coralmente sul passato, sul presente e sul futuro.

Previsti l’allestimento della mostra “Sulla via della parità” in collaborazione con Toponomastica al femminile, laboratori di riciclo e arteterapia, spazi espositivi, l’istallazione “La zattera” dell’artista Francesca Borgia sul dramma dell’immigrazione.

Sarà possibile firmare per le campagne:

– Col pareggio ci perdi

– Un’altra difesa è possibile

– No TRIV.

Non mancherà un momento gastronomico dal tradizionale messinese al vegano.

Il gruppo pari opportunità ringrazia gli Ospiti, quanti interverranno, il personale del Comune di Messina, ITS Antonello, la Cooperativa Lunaria, La Forchetta da Riccia, l’associazione Toponomastica femminile e l’Assessorato alle pari opportunità del comune di Messina.

Prendere appunti illeggibili. L’agendina Moleskine. La rubrica telefonica. Amici di tutti. Le penne smarrite e le matite senza punta. La telecamera. Lo Scoop dal divano di casa. Capo Redattore. Gli stipendi da fame. I calci in culo in ufficio. L’avversione verso il web. La Categoria. 40 articoli in 2 anni. Foto con il cellulare. Video con il cellulare. Interviste con il cellulare. L’ordine. La redazione. Riunione di redazione. La vecchia macchina da scrivere. Gli editoriali. I post e i tweet. Pubblicista. Professionista. Direttore. I quotidiani. Il tesserino. Citizen. La Cronaca nera, bianca, rosa e politica. L’internazionale. Vittorio Feltri. La notizia. La radio. L’Avanti!. L’Apertura. Il primo servizio. La copertina. La regola delle 5 W. La grammatica. La libertà di stampa. Al bar con le orecchie a punta tipo Spock. Il registratore nascosto. I luoghi comuni. Massima trasparenza delle fonti. Bruno Vespa. Verità. Gli accenti. La tastiera con le lettere mancanti. Sbirciare i profili Facebook. Internet riduce le opportunità d’inchiesta. Conflitto di interessi. Il callo che spunta. La bufala. L’arte. L’occhio strizzato. Formazione continua. Il mestiere. Tribuna politica. Non  intervenire sulla realtà per creare immagini artificiose. La quarta pagina. Etica. Provocare. Intercettare. Moderare alla presentazione di un libro. Presunzione di innocenza.  Tonnellate di parole per pochi chilometri di pane. L’esclusiva.  La notizia sensazionale. La Gazzetta del… (scegli una località). L’authority. Tifo. Lavoro da detective. Sommario. Strette di mano e abbracci per i corridoi. I congiuntivi. Copia & Incolla. Ctrl+c Ctrl+v oppure Mela+c Mela+v. Premio Pulitzer. Paperboy. Alfabetizzazione digitale. Edicola. La cronaca sportiva. Arroganza. Serate di gala. Rassegna stampa. J. Jonah Jameson. Mille battute. La televisione. Day after newspaper. Le grandi questioni della vita umana. Non prendere posizione. Intimidazioni. Anticipare e sorprendere. Raccontare storie uniche. Dibattito. Dossier. Diritto di replica e rettifica. Dalle attività online non si guadagna e la pubblicità su internet non funziona. La carta stampata non vende più. Deontologia. Augusto Minzolini. Il pluralismo delle fonti.  Clark Kent. Fuori onda. Il segreto professionale. La fotografia. Il giornale che si chiama Il Giornale. Omettere fatti. L’editore. Cena con i colleghi. Incompatibilità. Presentare eventi. Press. Parcheggi riservati. Prime time. Telegiornale.
La convinzione che tutto questo serva per informare.
Giampiero Giá

Cambiamo Messina dal Basso esprime profonda solidarietà, sostegno e rabbia per l’ingiusta accusa di istigazione a delinquere ad Erri De Luca, reo di aver esplicitato nel settembre del 2010 la sua posizione rispetto alla TAV, dichiarando che andava “sabotata”. Oggi quelle parole vengono messe sul banco degli imputati perché tendenziosamente ricollegate agli atti di sabotaggio dei lavori di costruzione della TAV avvenuti all’epoca ad opera di alcuni militanti, che hanno tentato di fermare legalmente e illegalmente quello stupro dei territori e delle comunità della Val di Susa. Un filo rosso lega da Nord a Sud questo paese nel segno della corsa al profitto senza scrupoli, allo sperpero della spesa pubblica e dei beni comuni del territorio, all’arroganza dei guadagni che si impone sui bisogni e sui diritti dei cittadini, annientandoli: questo filo lega la battaglia contro la TAV a quella contro il MUOS nel cuore della Sicilia. Condividiamo le dichiarazioni di Erri De Luca, il suo tentativo di restituire nobiltà al termine “sabotare” che si configura non solo e non sempre nell’atto di distruzione materiale di un dispositivo, bensì nell’utilizzo innanzitutto di tutti i mezzi legali per fermare ciò che è in realtà intrinsecamente ingiustizia, macchiata anch’essa da pesanti ambiguità di reato.
Difendiamo il diritto di espressione, la libertà di pensiero che quest’uomo, scrittore, schieratissimo nella lotta sociale, ma scevro da ingombranti e spesso incoerenti appartenenze, ha messo in atto insieme a tutti gli abitanti della Val di Susa che tentano di difendere la propria terra, l’agricoltura, i campi ereditati dai padri e oggi espropriati per fornire un servizio di alcuna sostanziale utilità, i ritmi e i valori della loro vita, un benessere conquistato e non negoziabile.

Consideriamo valore tutto questo. Consideriamo valore la resistenza civile.
Oggi, l’ennesima prova dell’insostenibile ipocrisia dei troppi “JesuisCharlie” dei giorni scorsi scopre il suo volto ringhiante contro la libertà di un’altra visione, di un altro pensiero.
Arrendetevi!
Il nostro cervello è un archivio sovversivo inestirpabile” (C.R.)
CMdB

Il gruppo tematico “Nonviolenza, Pace, Disarmo, NoMuos” di Cambiamo Messina dal Basso e la Comunità per lo sviluppo umano invitano tutti a ritrovarsi, come ogni mese, in un’ora di silenzio per la Pace.
Questo mese abbiamo scelto la data significativa del 27 gennaio, per riflettere insieme sulla violenza della Shoah, sui genocidi che hanno ferito e ancora feriscono la storia dell’umanità, sul rischio che simili drammi possano ripetersi in futuro. Invitiamo tutti a condividere la riflessione silenziosa che si terrà dalle 20 alle 21 di martedì 27 gennaio presso la Galleria Vittorio Emanuele III.

Gruppo tematico Nonviolenza di CMdB e Comunità per lo sviluppo umano

Il movimento Cambiamo Messina dal Basso denuncia la messa in discussione della continuità territoriale e l’attraversamento dello Stretto, attraverso la soppressione dei treni a lunga percorrenza e delle navi ferroviarie, come l’ennesimo diritto scippato alle siciliane e ai siciliani.

Il Governo Renzi continua ad investire nell’alta velocità al nord ma cerca di risparmiare le sovvenzioni Statali per il traghettamento dei treni da e per la Sicilia.

Dal prossimo giugno si costringeranno le cittadine e i cittadini a recarsi a Messina o con mezzi propri o con treni regionali per poi traghettare da semplici pedoni per Villa S. Giovanni e/o viceversa.

Per la Sicilia si tratta di un ulteriore colpo ai collegamenti infrastrutturali e all’occupazione che coinvolgono non solo tutte le lavoratrici e i lavoratori, a rischio centinaia di posti di lavoro, ma tutte e tutti i cittadini evidenziando nei fatti la rottura della continuità territoriale dalla prossima estate la Sicilia rischia di ritrovarsi ancora più isolata dal resto del Paese.

Per questo aderiamo convintamente all’assemblea pubblica organizzata dal sindacato ORSA, che si terrà oggi 23 gennaio 2015 alle 10:00 nel Salone dei Mosaici della stazione marittima di Messina.

Movimento.  Cambiamo Messina dal Basso

Se Fossi in-Felice vi prenderei tutti per mano, come fa sempre, ogni giorno, praticando atti di bellezza a casaccio privi apparentemente di senso.
Vi affronterei con coraggio, con il sorriso e la determinazione, con l’onestà scientifica di chi ha studiato, con l’umanità che lo contraddistingue da sempre e che fa sentire ogni uomo che è accanto a lui meno solo, meno scemo e meno disperato.
Se Fossi in-Felice penserei al mondo in un’altra maniera, con speranza come progetto di ogni uomo nel combattere per la propria libertà e quella degli altri, di dedicarsi agli altri, di non accontentarsi mai e di cercare la verità sempre e comunque.
Se Fossi in-Felice mi indignerei di fronte a tanta intolleranza, provincialismo e ristrettezza mentale… mediocrità che uccide più della follia.
Se Fossi in-Felice sarei uomo giusto, sempre umile e di ascolto, un uomo in rivolta, senza manifestazioni violente e feriti, una rivolta che potrebbe liberare ogni uomo dal peso della disperazione della vita di oggi così ingiusta, così eterogenea per l’essere umano.
Se Fossi in-Felice sarei un uomo di chiesa bisognoso di spiritualità, ma una spiritualità vera, lontana dai lustrini papali, che nutre l’uomo di speranza vera, quella che salva davvero dalla morte, qualsiasi cosa possa rappresentare per ognuno di noi.
Se fossi in-Felice saprei cosa vuol dire testimoniare oggi la fede. “Lasciarsi penetrare da una Parola e permettere che questa diventi evidenza senza quasi volerlo, testimonianza senza volere testimoniare niente, semplicemente tentativo di vivere amando appassionatamente ogni traccia di vita che Dio ci regala. Stare sempre dalla parte della vita, testimoniare è solo raccontare.”

Non so se leggerai mai queste parole.
Ti chiedo scusa io Caro Felice, in queste settimane denigrato, diffamato, screditato, calunniato, offeso su tutti i giornali e social come Cristo tra i Farisei.
Nessuna parola a tua difesa ad eccezione della Consigliera Ivana Risitano.
Alcuni riescono a sentire la pioggia altri si bagnano e basta.
Scusa se oggi sono in-Felice.
Giampiero Già

Il movimento Cambiamo Messina dal Basso esprime la seguente posizione.

(video a fondo pagina)

Metodo
Fin dal momento delle dimissioni di Filippo Cucinotta abbiamo chiesto al sindaco un confronto sulle caratteristiche politiche che reputavamo imprescindibili nella figura del nuovo assessore. Seppur consapevoli che la scelta finale spettasse, evidentemente, al sindaco, ritenevamo (e riteniamo) che tale scelta non potesse in alcun modo prescindere da un confronto preventivo, approfondito e sostanziale con la base che sostiene l’Amministrazione. Tale confronto era ancor più necessario, a nostro avviso, nel quadro di una esperienza che fa della partecipazione il suo credo fondamentale e che ha l’ambizione di individuare nuove forme di partecipazione politica che vadano oltre questa singola esperienza amministrativa e possano diventare pratica condivisa nel futuro.
Al contrario, ci siamo trovati di fronte a un confronto ex post, quando la scelta del sindaco era già stata, nei fatti, compiuta, con il conseguente annullamento delle nostre capacità di indirizzo politico.
Sottolineiamo con forza, per smentire le calunnie che circolano in merito alla “pretesa di una poltrona”, che il movimento CMdB non ha mai proposto un proprio candidato ufficiale e che, molto più del nome, per noi erano (e sono) importanti le caratteristiche politiche del nuovo assessore. Non si tratta del protagonismo di un “partitino della sinistra” (come è stato detto), né dei capricci di un movimento immaturo: è, al contrario, una questione politica seria, di metodo prima ancora che di merito, alla quale chi vuole costruire il presente e preservare il futuro non può non rivolgere la propria attenzione.

Il contesto generale dei rapporti CMdB/Amministrazione.
La nostra posizione risulta più chiara se ci soffermiamo sulle complessità del contesto in cui la scelta del sindaco ha avuto luogo.
Da un lato – non è mistero per nessuno – in diverse occasioni il movimento CMdB ha lamentato la difficoltà nell’instaurazione di dinamiche realmente partecipative con l’amministrazione che sostiene. Un disappunto, è bene ribadirlo, che, a differenza di quanti hanno deciso di separare il proprio percorso da quello della giunta, non ha mai portato alla messa in discussione da parte del movimento dell’esperienza amministrativa nel suo insieme, ma che è stato elemento di critica puntuale, all’interno di un quadro generale di sostegno alla Giunta Accorinti.
Dall’altro lato, quasi paradossalmente, proprio in quest’ultimo periodo era stato possibile avviare, anche grazie a una rinnovata organizzazione e strutturazione del movimento, processi partecipativi e di confronto, tanto tra l’amministrazione e il nostro gruppo consiliare, quanto tra amministrazione e movimento. In questo senso, il metodo unilaterale scelto dal sindaco in questo preciso momento ci ha fortemente spiazzato.

Caratteristiche politiche del nuovo assessore.
Come ampiamente sottolineato, non è un problema relativo a Elio Conti Nibali, contro la cui persona nulla è stato mai detto dal movimento. Al contrario, esprimiamo a Conti Nibali la nostra solidarietà per le offese e gli attacchi che lo hanno visto bersaglio sui social network. La nostra è una critica politica, ampiamente maggioritaria nel movimento seppur con alcuni distinguo, basata sulla riflessione di fondo che fosse necessario orientare la scelta del nuovo assessore su una persona che condividesse con noi quell’attenzione e quella cura verso il “basso” e che fosse al tempo stesso, per formazione politico-culturale e storia personale, idonea ad occuparsi di alcuni temi per noi determinanti, quali il lavoro e i rapporti con i lavoratori, le politiche migratorie, le politiche della casa, la partecipazione e i beni comuni, fino ai settori del patrimonio e delle politiche del mare. Insomma, posto che era difficile trasferire semplicemente al nuovo soggetto l’insieme delle deleghe “cucite” su Filippo Cucinotta, poteva anche essere l’occasione per pensare a una rimodulazione delle stesse, partendo però dal ragionamento politico per arrivare alla persona più indicata tra le tante possibili, e non invece scegliendo prima la persona “a prescindere” e poi giungere alle deleghe da affidargli. Per questo la nostra richiesta insisteva esattamente sul rafforzamento delle politiche citate, anche attraverso una scelta innovativa, realmente “dal basso”. Una scelta, magari, in grado di valorizzare i giovani e le donne, linfa vitale e speranza per questa città di spezzare le catene e di ripartire con una nuova iniziativa politica, entusiasmo, energia, capacità e creatività politica.
Su questo vertevano le critiche nel merito della scelta. Il resto – presunte gelosie con Indietrononsitorna, intenti di spartizione delle poltrone, eccetera – è solo frutto di fantasia. Un movimento che da quasi due anni si batte generosamente senza nulla chiedere non può essere accusato di logiche spartitorie. Semplicemente, abbiamo ritenuto che le caratteristiche politiche di Elio Conti Nibali non rispondessero alle esigenze a nostro avviso prioritarie e determinanti in questo momento storico e nell’esperienza complessiva di Cambiamo Messina dal basso.

Le determinazioni dei consiglieri Risitano, Bonfiglio e Mucciardi.
La consigliera comunale Ivana Risitano e i consiglieri di circoscrizione Santino Bonfiglio e Francesco Mucciardi confermano la loro piena condivisione dello spirito e delle scelte politiche del movimento e comunicano, pertanto, la loro decisione di non dimettersi dalla carica ricoperta e di restare all’interno dei gruppi consiliari di Cambiamo Messina dal Basso in Consiglio comunale e nei Consigli di circoscrizione. Tale decisione, compiuta individualmente da ciascun consigliere nel pieno rispetto dell’autonomia del mandato elettorale, è stata accompagnata da una forte e unanime richiesta in tal senso da parte dei firmatari della carta di intenti (la “base” del movimento CMdB) e della maggioranza dei propri elettori.
In merito alla sua decisione, la consigliera Risitano sottolinea quanto segue: “In questi giorni io sono stata fortemente scossa da quello che credo un gravissimo errore di Renato, nel metodo e nel messaggio. Ho valutato seriamente la scelta delle dimissioni, nell’ipotesi che questo vulnus non fosse sanabile e che le conseguenze su CMdB fossero disastrose. Col movimento mi sono confrontata ed è stato il movimento ad aver chiesto che io restassi in consiglio. Il forte dissenso verso la scelta di Renato non ha implicato, come temevo, una implosione del movimento, che ha invece chiesto di rilanciare, e di impegnarsi con ancora più vigore a riempire di concretezza politica quel “cambiamo dal basso” che è la cifra peculiare del nostro progetto. Del resto, a differenza di altri che giudicano fallita questa esperienza, io non credo che essa sia stata tradita: credo abbia dei limiti e delle contraddizioni, e credo che la grande scommessa sia superare INSIEME questi limiti e queste contraddizioni, dando respiro e nuova linfa a quel credito di speranza che tantissime persone hanno riposto, ripongono e riporranno in questo progetto.
Sintonizzo pertanto la mia personale scelta su quella del movimento di cui mi sento espressione, ma lo faccio chiedendo ufficialmente e con maggiore forza a quest’amministrazione di mettere tutte le energie possibili su alcune questioni di capitale importanza:
1) il rifiuto politico netto sulla creazione nella caserma di Bisconte di un Cara o di qualsiasi cosa che gli somigli;
2) la chiusura della tendopoli, preceduta da un’ulteriore ispezione ASP e dall’ingresso all’interno del
Palanebiolo di un ente di tutela dei diritti umani;
3) la rivendicazione dei nostri spazi sul fronte mare, molti dei quali sono da anni abusivamente occupati dall’autorità portuale;
4) lo stravolgimento dell’attuale sistema di gestione dei servizi sociali, anche tramite la coraggiosa scelta di mettere mano al sistema delle cooperative, pensando ad un suo risanamento o anche a possibili alternative;
5) un ritorno sul territorio, una presenza concreta e costante nei villaggi;
6) l’avvio di politiche sul lavoro e la perseveranza nelle politiche sulla casa
7) maggiore grinta nello sviluppo di un turismo sostenibile e di una forma di economia alternativa anche tramite la creazione della moneta locale complementare;
8) l’apertura pomeridiana delle scuole e la creazione in ogni quartiere di centri di socialità, cultura, incontro;
9)un colpo di reni nel rendere fruibile il patrimonio comunale e nella diffusione dell’uso in comune dei beni;
10) il bilancio partecipato e partecipativo.”
Quanto alla loro scelta, i consiglieri Bonfiglio e Mucciardi chiedono, inoltre, “un cambio di passo dell’Amministrazione, riprendendo il programma elettorale”.
Non v’è dubbio che questa vicenda abbia segnato un momento cruciale nei rapporti tra l’Amministrazione e il movimento CMdB. Qualsiasi decisione sul futuro del movimento, però, non può che passare da un’approfondita e condivisa analisi da parte di tutta la “base”, a partire da un nuovo incontro dei firmatari della carta di intenti che si terrà domenica 11 gennaio. Non vi è, pertanto, ad oggi, alcuna “rottura” tra il movimento CMdB e l’Amministrazione comunale.

Il movimento Cambiamo Messina dal Basso esprime il proprio sostegno all’occupazione della scuola Foscolo da parte degli attivisti e delle attiviste del Teatro Pinelli. Affermiamo con forza che le pratiche della democrazia non si esauriscono al momento del voto e che il bisogno di partecipazione dei cittadini e la liberazione degli spazi pubblici sottratti all’uso comune possa e debba seguire percorsi anche extra-legali, per sopperire alle mancanze di una visione politica talvolta deficitaria e/o alle lentezze della burocrazia. Per questo sosteniamo e sosterremo le lotte in difesa dei luoghi abbandonati ed esprimiamo vicinanza e solidarietà a tutte e tutti gli occupanti.

CMdB

Anno nuovo, assessori nuovi. Nel 2015 avremo il terzo assessore con delega al Patrimonio Comunale di Messina dall’inizio di quest’amministrazione.
La consistenza del patrimonio accertato e aggiornato dei beni del comune costruirà come sempre le pagine dell’inventario pubblico dei beni immobiliari.
Ci sarà qualche ipotizzata piccola dismissione,qualche contenzioso da dirimire, accertamenti e chiarimenti, atti e determine,commissioni e delibere.
Nel frattempo una parte del patrimonio costruito o dei suoli, deperisce nel suo stato di fatto o si sposta tra una spinta e l’altra in un ipotetico tabellone delle assegnazioni ai singoli dipartimenti comunali. La parte evidente è quella di un patrimonio usato più per i suoi fini contabili che per gli usi umani, che resta spesso paralizzato nelle attese di progetti a venire, delle cautele amministrative o in quel limbo paralizzante dell’indecisione o del veto dirigenziale.
L’inventario pubblico prossimo sarà forse ancora elaborato e descritto con le modalità e gli strumenti che abbiamo conosciuto fino adesso, con livelli semi indecenti di trasparenza, trascinando in tabella dati certi e mancanze, riempendo pagine e pagine di stringhe e particelle catastali senza lo sguardo di un disegno puntuale ma d’insieme.
Si deliberano spesso Atti dovuti che seguono le norme, ma che formano spesso un quadro di dati utile alla forma ma meno alla sostanza dinamica e concreta della città.
Sullo sfondo vi è l’imposizione del risparmio obbligato degli enti locali che spinge al riutilizzo degli immobili comunali,cosi da far dichiarare al dipartimento patrimonio ipotesi di tagli di fitti passivi con risparmi di 500mila euro anno entro il 2016. Da una parte la necessaria e anche prioritaria valutazione di riuso del patrimonio per il funzionamento delle macchina pubblica in tutte le sue componenti. Dall’altra parte sta l’altrettanto prioritaria necessità di uso diretto e in forme di autogoverno degli spazi per riattivare la macchina sociale della città. Nella cruda realtà c’è spesso una paralisi di uso dei luoghi, spazi e suoli anche dimenticati ma compressi nel solo perimetro declamatorio di valore, reddito e ricavo.
Le città e i cittadini vivono ed elaborano tante cose, chiedono o fanno, agiscono o narrano, oggi le città sono più povere e incapaci di programmare sui tempi lunghi e incapaci di attivare da subito risposte per vincoli e per norme, per incapacità di funzionamento e per lentezza.
Proprio perché siamo tutti immersi in un tempo di crisi e la logica patrimoniale nella sua massa complessiva è una delle risorse disponibili da mobilizzare e da immettere come filone di credito pubblico alla cittadinanza in un tempo di crisi.
In questo momento i comuni non hanno soldi ma hanno una quota d’immobili sottoutilizzata o non utilizzabile a fini istituzionali o per l’abbattimento dei costi complessivi degli enti.
Esiste una domanda di base che ha bisogno di spazi per attivare forme di aggregazione e socialità e anche nuove forme di economia.
E’ una domanda di spazio, che proviene da chi non può per età anagrafica o garanzie accedere a nessuna forma di credito.
Oggi i comuni devono usare il loro capitale immobiliare anche parzialmente e senza clamorosi investimenti creando una Banca Etica dello Spazio, dove lo spazio costituisce il capitale per le linee di credito generazionali o per aree sociali e in cui forme individuali, aggregate o associate possono accedere al prestito dello spazio portando a garanzia il progetto, le finalità sociali e le forme regolamentate di uso accesso e cura.
Linee di credito per Spazi sperimentali o temporanei come strumenti della Banca Etica dello Spazio e che fonda il credito su patti condivisi tra cittadini e istituzioni, erogando spazio e immettendo criteri di valutazione dei risultati attesi, programmando progetti temporanei e usando l’attesa tra il presente e il futuro delle trasformazioni delle città.
Queste cose sono le cose che possono fare le istituzioni e lo possono fare anche da subito se lo vogliono fare, sperimentando su dei beni bandiera , individuati da programmi o segnalati dalle pratiche nel territorio
Le cose che le istituzioni possono fare si confrontano con la domanda più o meno forte che proviene dalla società , sono spinte dall’effervescenza complessiva dei cittadini e dall’innovazione dei processi sociali, ma devono avere uno slancio forte e degli obiettivi mirati.
Di seguito qualche esempio per fare capire cosa sarebbe possibile:

-Linea prioritaria di credito per gli spazi Giovanili e per l’espressione della creatività: spazi dei Magazzini Generali,per arti, grafica, manualità e fablab.

-Linea di credito Giovanile e Intermedie per spazi della creatività teatrale , visuale e cinematografica e produzione musicale EX Macello

-Linea di credito per spazi condivisi di prossimità e di scambio delle competenze e delle azioni pratiche nelle ex scuole dismesse dei villaggi, sud e nord.

-Linea di credito per spazi aperti e coltivabili e autosostenibili, aree periurbane del comune e frammenti agricoli urbani per didattica dell’agricoltura.

-Linea di credito per autoproduttori abitanti temporanei e migranti, spazi di libera vendita, spazi franchi connessi alle aree di connessionee trasporto.

E’ una banca che eroga spazio e il debito che si crea è quello della cura e della produzione di socialità , il debito dell’uso è sostituito dalla rilevanza , il capitale circola e non si accumula se non nelle forme agili della sostenibilità credibile dello sforzo.

Luciano Marabello

CMdB aderisce alle iniziative in difesa del diritto alla casa, contro la proposta di decreto avanzata dal ministro delle Infrastrutture Lupi, che prevede la dismissione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, cioè alloggi Iacp e comunali.

Siamo fermamente convinte e convinti che mettere all’asta uno dei beni indispensabili a una vita dignitosa non è una soluzione estrema alle voragini dei bilanci, ma una scelta criminosa del governo attuale, uno schiaffo alla miseria in cui sono piombati progressivamente gli italiani, con un susseguirsi di provvedimenti che hanno precarizzato il lavoro e distrutto l’impresa.

Pensiamo che chiedere a coloro che sono stati già vittime di misure scriteriate, fra tagli e tasse esponenzialmente aumentate, di abbandonare l’unico bene concessogli, è un atto gravissimo politicamente e umanamente, che avvalora l’idea di uno stato troppe volte assente nel provvedere ai bisogni sociali e invece solerte nel riscuotere anche ciò che non gli spetta.

La proposta del ministro Lupi ci conferma l’incondivisibile volontà del governo Renzi già profilatasi in questi mesi di far scontare la crisi e tutte le sue conseguenze alle fasce più deboli, agli enti locali, ai comuni.

Per questi motivi abbiamo deciso di condurre con l’Unione Inquilini questa importantissima battaglia.

Il  prossimo appuntamento per la raccolta firme sarà LUNEDÌ, 29 dicembre, alle ore 17.30 banchetto a Piazza Cairoli.

Inoltre vi invitiamo a stampare e diffondere il modello per la raccolta firme, che trovate in allegato, per chiedere a Regioni e Comuni di non approvare tale proposta e quindi non attuarla. A Messina ci sono circa 1500 nuclei famigliari che usufruiscono dell’alloggio popolare: combattiamo insieme affinché il loro diritto alla casa venga preservato. Sono giorni i festa, che trascorreremo con amici e parenti, tutte e tutti potremmo impegnarci per provare a raccogliere un foglio di firme e a sensibilizzare sull’argomento.

Vi ringraziamo anticipatamente per quello che farete.

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