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Ieri pomeriggio, il Movimento Cambiamo Messina dal Basso ha partecipato alla festa organizzata dalla V Circoscrizione all’Isolato 13, a Giostra, accanto all’albero di Natale posto insieme all’Amministrazione Comunale nello spiazzale antistante. E’ stata un’ottima iniziativa, durante la quale i nostri Giuseppe Cardullo e Giusy Laganà, per l’occasione mascherati da Babbo Natale e dalla sua aiutante, hanno distribuito dei pensierini per tutti i bambini del rione, donati dalla Circoscrizione e da altri cittadini, alla presenza del nostro Sindaco Renato Accorinti, del nostro Consigliere alla V Circoscrizione Francesco Mucciardi, del Presidente della V Circoscrizione Morabito e degli altri consiglieri di Circoscrizione.
Crediamo che questa festa debba essere solo il punto d’inizio. Ovvero che quest’albero possa rappresentare l’avvio di un percorso di riscatto per le cittadine e i cittadini del rione, a partire dal quale restituire a questa zona della città l’attenzione che merita. Proprio in quest’ottica, durante la festa non è mancata la possibilita per il Sindaco e per gli altri attivisti presenti di confrontarsi con la cittadinanza e con i rappresentanti della Circoscrizione, in merito alle priorità da realizzare nell’area, a cominciare dall’illuminazione pubblica.

Cambiamo Messina dal Basso

18.12.2014 –Giornata Internazionale del Migrante

Tendopoli della palestra Pala Nebiolo – Messina

Un anno dopo, nonostante le denunce, le indignazioni, le promesse e le esigenze, al Pala Nebiolo è tutto uguale. Abbiamo creduto che le condizioni dei migranti avessero subìto, malgrado l’inadatta sistemazione in tenda, dei minimi miglioramenti, vista anche l’insistenza della prefettura a stabilizzare la struttura.

E invece, quello che abbiamo trovato è il reiterarsi di una miseria non più da tempo, troppo tempo, giustificabile con l’emergenza.

Bisogna andarci al Pala Nebiolo, vederli scalzi a dicembre, dopo un mese che sono in Sicilia, sentirne le storie, i tentativi di spiegarsi, di raccontare il viaggio interminabile e la permanenza qui, in un luogo ostile, disumano.

“Viviamo in totale povertà. Siamo molto poveri. Non abbiamo scarpe, i vestiti che indossiamo ce li hanno dati per strada le persone che abbiamo incontrato. Dentro ci trattano male ma fuori ci sono persone generose. Se siamo vestiti è grazie a loro”.

Ci mostrano le carte telefoniche ormai non funzionanti da tempo, dicono di aver provato a chiamare a casa, ma che dopo pochi minuti la comunicazione veniva interrotta e non più ripristinata. Da settimane riprovano a usare schede esaurite che non sono state più caricate, né sanno come e dove si potrebbero caricare. E soprattutto non hanno i soldi (la dotazione delle schede telefoniche e le relative ricariche sono fra gli impegni dell’ente gestore).

Sono stanchi e infreddoliti. Un ragazzo ci chiede perché non può imparare l’italiano, perché non c’è nessuno che dia loro qualche spiegazione o lezioni, visto che vogliono lavorare, rendersi utili, comunicare, studiare. Non sanno che questa non-accoglienza prevede l’annullamento delle necessità e dei desideri, il mero mantenimento della sopravvivenza.

Molti avrebbero bisogno di un sostegno psicologico professionale, avendo attraversato il deserto, il mare, periodi più o meno lunghi (da mesi a anni) di lavoro forzato in Libia per poter accumulare la somma da dare allo scafista. Non di rado si finisce senza motivo in centri di detenzione dove si pratica la tortura e lo stupro.

“Avete idea di cosa significhi attraversare il deserto, a piedi, da soli, senza niente? Tu hai mai attraversato il deserto? Un uomo solo, ad attraversare il deserto! Ho sofferto tanto anche in nave, sono sopravvissuto al mare, ho visto tante anime morire, ho visto mio fratello in mare”.

“Dateci qualcosa, dateci soldi, cibo, dateci qualcosa che fa freddo, non possiamo stare qui, portateci via, vi prego”.

“Voi non avete idea dei problemi che ci sono in Africa, non potete immaginare che grandi problemi ci sono. Ogni giorno muoiono bambini, bambini piccoli. Per questo siamo scappati. E ora non possiamo tornare. Per me, sarebbe stato meglio morire in mare che tornare.
Non posso tornare”.

“La notte non riesco a dormire. Se dormo rivedo tutte le morti in mare”.

“Dentro ci trattano come scimmie. Fuori no, la gente è buona”.

“Non capisco perché ci fanno le visite di notte. Il medico viene sempre e solo di notte, quando tutti dormono e ne visita soltanto uno, due. Abbiamo bisogno di cure. Perché fanno venire il medico solo ogni tanto e quando non lo sappiamo, quando dormiamo? Perché non ce lo dicono? In molti stanno male”.

E non c’è da dubitarne visto che sono continuamente esposti alle intemperie, con le tende perennemente allagate, i pantaloni di una tuta in acetato, una magliettina di cotone e infradito.

Guardiamo i loro piedi nudi con rinnovato desolante imbarazzo. Un tonfo.

E’ così da 14 mesi. Loro ruotano, se ne vanno e arrivano altri, ma sono sempre piedi nudi, spalle scoperte, la pioggia battente sulle tende che non fa dormire, i pasti che dicono insufficienti, la poca acqua, il bisogno di igiene, di mettersi una crema sulla pelle secca e screpolata fra deserto e vento, mare e gelo, il desiderio di capire cosa bisogna fare per andare avanti, come possono iniziare ad imparare la lingua, lavorare, con chi parlare, di cosa, come instaurare dei rapporti.

Che diritti hanno?

Se lo chiedono spesso, vorrebbero capire come vivere quella nuova vita qui per la quale hanno perso tutto.

Non sanno che le istituzioni non l’hanno prevista questa nuova vita: preferiscono imprigionarli in un sistema semi-detentivo, dove i bisogni primari sono rispettati a mala pena, in maniera parziale e non di rado insufficiente e la persona è lasciata a sé stessa, senza che le venga offerto un aiuto per imparare, una doverosa spiegazione sulla propria condizione, un’attività.

Ieri era stato loro comunicato che noi manifestanti eravamo lì per protestare contro di loro e proprio per questo all’inizio nessuno usciva e ci fissavano impauriti oltre il cancello.

Gli avvicinamenti, le parole, il legame che già hanno con chi a volte li visita oppure è loro tutore, li ha infine convinti a uscire,  a unirsi al sit-in.

Hanno applaudito quindi, al gesto di protesta, allo striscione e alle bandiere appese, all’invasione del loro “recinto”, al grido forte e inesauribile di “No borders, no nations”.

Poi, la concitazione della denuncia, la richiesta disperata di portarli via, la fame e il freddo, di nuovo, tagliente, implacabile, il ringraziamento per ciò che non facciamo ma vorremmo, per la promessa di tornare, anche se poco abbiamo e meno possiamo, per la vicinanza, per non lasciarli.

“Qui stiamo morendo”.

Forse gli appelli sono inutili e i responsabili non si sensibilizzeranno tutto d’un tratto verso queste condizioni, avendole dovute o volute perpetrare per così tanto tempo, ma di fronte a tanto palese dolore, alla mancanza atroce di tutto, a diritti infanti e necessità scoperte come nervi, non possiamo che alzare la voce e chiedere, nuovamente, che la tendopoli del Pala Nebiolo e la caserma di Bisconte chiudano al più presto.

E rinnoviamo a chi ci ascolta l’appello  pratico a donare, non perché riteniamo che il volontariato esaurisca il nostro ruolo politico ma perché chi sta più in alto ci ha voluto lasciare solo questo da amministrare. E perciò, pur provando a forzare questo limite, vogliamo continuare a restare umani dividendo semplicemente quello che si ha, quello che si può.

Combattere per i diritti dei migranti, significa combattere per noi stessi, perché quella ferita ci macchia, perché uno Stato che si esercita a dismunizzare le proprie strutture con i migranti, può un giorno passare a farlo con i suoi stessi cittadini, così come già in alcuni posti accade.

Combattere per i diritti dei migranti significa combattere per l’umanità intera, per il diritto supremo di essere e muoversi liberamente.

CMdB – Gruppo Politiche Migratorie

Le dimissioni di Filippo Cucinotta colpiscono e rattristano fortemente tutte e tutti noi. Sarebbe impossibile tradurre in un semplice comunicato i nostri sentimenti di gratitudine, stima e profondo affetto verso colui il quale è stato un compagno di viaggio fin dai primissimi momenti di questa avventura.
Crediamo che oggi la città tutta perda un grande amministratore, una persona che ha saputo coniugare al meglio la propria competenza tecnica con una linea politica di indubbio valore. La difesa del territorio, il rispetto verso l’ecosistema, visto come un bene da tutelare e non da stravolgere con fantasiosi interventi, la pianificazione di politiche atte a ripristinare lo stato naturale delle cose: elementi semplici, ma (purtroppo) non scontati in una realtà come la nostra.
Di questo filo conduttore, che caratterizza il lavoro di questa Amministrazione nel suo insieme, Filippo è stato, senza dubbio, uno degli interpreti più convinti e convincenti.
Non possiamo non aprire una parentesi, poi, sulle motivazioni che stanno dietro la scelta di Filippo. Motivazioni che invitano tutti noi ad una profonda riflessione sulla società in cui viviamo, nella quale un giovane è costretto a scegliere tra lavoro e impegno per la collettività, nella quale una riforma sciagurata come quella firmata dall’ex ministra Gelmini mortifica le professionalità dei ricercatori e delle ricercatrici rendendoli schiavi (anche loro) di una non meglio definita produttività, nella quale il precariato è norma e i diritti sono l’eccezione.
Comprendiamo bene, caro Filippo, le ragioni che ti hanno portato a questa decisione e non possiamo che rispettare la sua scelta. Abbiamo profondamente apprezzato la tua delicatezza nel volerla condividere con il movimento, prima di renderla pubblica. E ci rincuora davvero sapere che continuerai ad essere parte di questa straordinaria esperienza come esperto dell’Amministrazione e, soprattutto, come attivista di Cambiamo Messina dal Basso, insieme a tutte e tutti noi.
Filippo, semplicemente, grazie.

Cambiamo Messina dal Basso

Messina 15/12/14

Gentile dott. Stella

Nell’articolo pubblicato a Sua firma dal Corriere della Sera lo scorso 11 dicembre, Lei mostra grande attenzione al tema del dissesto idrogeologico.
Chi le scrive è il Dott. Geologo Antonio Gambino, che da quasi venti anni esercitala libera professione in particolare sul territorio comunale di Messina.
Spesso con un forte senso di frustrazione ed impotenza, dovuta al fatto che il nostro Paese non ha mai pensato ad una seria pianificazione del territorio, che tenga in gran conto del suo stato di fragilità (e ad oggi mi sembra ancora lontano dal farlo). Non voglio entrare nel merito di alcune vicende da lei riportate, cui ha risposto con dovizia di particolare il sindaco della nostra città, in una lettera (il 15/12/2014 sul sito ufficiale della Giunta); quanto soffermarmi sul ruolo che lei affida all’ingegnere Capo del Genio Civile.
Dal suo articolo risulta quasi normale che il compito dell’Ingegnere Capo di Genio Civile (di qualunque città esso sia non importa) debba essere quello di fermare gli speculatori edilizi (e sono tantissimi nella nostra città, come in altre, per esempio penso a Genova, che ha un orografia molto simile a Messina). Ma le normative vigenti in materia affidano agli uffici del Genio Civile il ruolo di verificare l’idoneità strutturale dei manufatti rispetto alle normative in materia sismica (attualmente il vigente D.M. 14.012008), il tutto correlato con il contesto urbanistico e la sicurezza del territorio, in cui gli stessi si insediano. Specificato ciò, sono ben felice che l’ex ingegnere capo abbia svolto un ruolo di “sentinella del territorio”, bloccando alcuni progetti perchè inseriti in contesti urbani con viabilità inadeguate, piuttosto che insediati in aree collinari, sensibilmente acclivi, in cui la realizzazione dei fabbricati comportasse notevoli modifiche, alterando in maniera reversibile con sbancamenti e riporti il delicato equilibrio morfologico del territorio. Ma talvolta alcuni dinieghi posti in essere dal suo ufficio, non rispondevano a pieno a precisi criteri tecnici delle norme vigenti in materia.
Con la conseguenza, che lei ben conoscerà, che molti dei provvedimenti di diniego del Genio Civile con a capo l’ing. Sciacca, sono stati appellati al TAR.
Ma di questo lo stesso ing. Sciacca era consapevole, durante l’esercizio delle sue funzioni. Quindi a mio modesto parere, l’unico modo per bloccare le ORRIBILI, INUTILI e PERICOLOSE speculazioni edilizie, servono buoni Piani Regolatori; poi tutti gli enti preposti al controllo del territorio devono fare la loro parte. Su ciò mi sono trovato d’accordo con l’ing. Sciacca in alcuni dibattiti pubblici su questi temi. Quindi, nella convinzione che la corretta pianificazione dei territori, con riferimento alla loro fragilità, debba essere contemplata in primis nei P.R.G., sono fiducioso che la strada intrapresa dalla Giunta di Messina sia quella giusta, proprio perchè parte da uno studio della suscettività dei territori redatto da un gruppo di ricercatori dell’Enea, incaricati dal Comune di Messina all’indomani dei disastri di Giampilieri (novembre 2009).
A margine, devo riconoscere che mi è spiaciuto leggere che poichè nel nostro territorio si sono potuti verificare abusi edilizi (e potranno continuare a verificarsi, speriamo mai più) non dobbiamo più chiedere aiuto economico allo stato. Le ricordo che un conto sono gli abusi edilizi, un altro un disastro geomorfologico come quello che ha in parte devastato Giampilieri ed ucciso 37 persone. Quell’evento, che lei ci creda o no, con l’abusivismo non ha avuto nulla a che fare……………….ma è un altra vicenda, che spero un giorno poterle raccontare.
Cordiali saluti.

Antonio Gambino

CMdB esprime piena solidarietà ad Antonio Mazzeo, alla luce degli ultimi sviluppi nella vicenda della querela da parte del Comune di Falcone.
Ci preoccupa molto il “disagio” da parte di alcune istituzioni di fronte ad inchieste che al contrario andrebbero incoraggiate, affinché si diradino ombre ed ambiguità nella gestione della cosa pubblica, si stimoli la magistratura a stabilire le responsabilità e i cittadini a tornare ad avere fiducia nella giustizia e nella politica.
Sosteniamo Antonio e difendiamo la sua professionalità nonché la trasparenza e la franchezza con cui scrive di mafie e affari sporchi, con precisione e senza sconti a nessuno.
Nella lotta contro tutte le mafie, noi stiamo con Antonio Mazzeo.

“CMdB aderisce alle assemblee e manifestazioni in difesa del diritto alla casa, contro la proposta di decreto avanzata dal ministro delle Infrastrutture Lupi, che prevede la dismissione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, cioè alloggi Iacp e comunali.

Mettere all’asta uno dei beni indispensabili a una vita dignitosa non è una soluzione estrema alle voragini dei bilanci, ma una scelta criminosa del governo attuale, uno schiaffo alla miseria in cui sono piombati progressivamente gli italiani, con un susseguirsi di provvedimenti che hanno precarizzato il lavoro e distrutto l’impresa. Chiedere a coloro che sono stati già vittime di misure scriteriate, fra tagli e tasse esponenzialmente aumentate, di abbandonare l’unico bene concessogli, è un atto gravissimo politicamente e umanamente, che avvalora l’idea di uno stato troppe volte assente nel provvedere ai bisogni sociali e invece solerte nel riscuotere anche ciò che non gli spetta. La proposta del ministro Lupi ci conferma l’incondivisibile volontà del governo Renzi già profilatasi in questi mesi di far scontare la crisi e tutte le sue conseguenze alle fasce più deboli, agli enti locali, ai comuni.

A tutto questo ci opponiamo con forza.
Dopo una proficua interlocuzione con l’Unione Inquilini, la decisione di condurre insieme questa importantissima battaglia è giunta unanime e spontanea.

Per questo sosterremo in consiglio comunale le iniziative che si muoveranno in tal senso, parteciperemo e organizzeremo assieme ai cittadini le assemblee popolari sul tema e ci troverete con i banchetti per la raccolta firme con cui chiediamo il ritiro della proposta di decreto e che Regioni e Comuni non diano il consenso alla sua approvazione.

I primi appuntamenti saranno il banchetto a Piazza Del Popolo dalle 09:00 del mattino di domenica 14 dicembre e l’assemblea popolare che si terrà in via Chiesa Vecchia (ex Posta Camaro Superiore) c/o associazione “Cameris” di lunedì 15 alle 17:30. ”

Cambiamo Messina dal Basso

Domenica 21/12/2014 alle 16:00 al Salone delle Bandiere si terrà la prossima assemblea plenaria di CMdB.
Dopo aver esposto brevemente delle attività del Coordinamento, discuteremo dei gruppi territoriali, delle piccole modifiche strutturali da apportarvi, dell’organizzazione dei neonati gruppi territoriali e infine, della sede e del percorso partecipativo che vogliamo costruire come movimento assieme a giunta e cittadini comuni sul tema importante della Multiservizi.

Non mancate!

https://www.facebook.com/events/727533264020733/

Cambiamo Messina dal Basso

La direttiva europea “Discariche” 1999/31/CE, recepita in legge con il D.lgs. 13 gennaio 2003, n. 36 vieta il conferimento di rifiuti tal quale in discarica e prescrive opportuni trattamenti (p.es. trattamento meccanico biologico o TMB) allo scopo di ostacolare la produzione di percolato e meglio tutelare l’igiene e la salute pubblica. Pertanto da ben 11 anni molte discariche italiane – ed in particolare quasi tutte le discariche, fra cui quella di Mazzarrà S.Andrea – sono illegali ed hanno operato in deroga. Nel 2007 la Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia per lo stato di illegalità nel quale 208 discariche hanno operato, e dopo ben 7 anni di pazienza ha comminato all’Italia una sanzione di 40 milioni di euro per il pregresso dal 2007, e ben 42.8 milioni ogni 6 mesi (salvo scontarne quote man mano che discariche vengono messe a norma).
Da queste circostanze legislative, Messinambiente elaborò il progetto in questione che venne approvato nell’ottobre 2008, in deroga alla ZPS, probabilmente per ragioni emergenziali e sulla quale se ne obietta la legittimità. Zero Waste Sicilia auspica che la magistratura al più presto si pronunci sulla legittimità del progetto e si dichiara incompetente a valutare questa questione.
Dal punto di vista tecnico gli impianti di TMB servono a separare dalla frazione residua dei rifiuti urbani (R.U.R) la frazione umida (che resta comunque un po’ sporca di metalli, plastiche, vetro, ecc.) e la frazione secca indifferenziata (che resta comunque un po’ sporca di frazione organica).
La biostabilizzazione serve a sottrarre l’umidità e a rendere la frazione umida il più possibile inerte, e quindi ad impedire la formazione del percolato per alcuni anni. Si producono il cosiddetto compost grigio, che può essere usato per bonificare le discariche non a norma (e.g. Portella Arena). A questo punto sono possibili almeno due opzioni:
a) quella indicata dal progetto ovvero l’abbancamento nella stessa area di Pace in due invasi opportunamente predisposti e relativamente piccoli, e/o l’eventuale predisposizione per la produzione di combustibile da rifiuti con la frazione secca (C.S.S.);
b) quella auspicata dalla mia associazione ovvero quella del massimo recupero di materia trasformandolo a costo zero in TMB-RM, cioè TMB a recupero di materia.
La prima opzione potrebbe far gola ad un gestore privato – che si mormorava fosse l’idea dei vertici di Messinambiente di allora – che mediante il CSS potrebbe realizzare ulteriori interessanti profitti, vendendolo a cementifici o centrali elettriche, eventualità che Zero Waste Sicilia aborrisce per due motivi:
1) è concorrenziale con la raccolta differenziata e con il recupero di materia;
2) è un combustibile fortemente inquinante che può produrre emissioni nocive (diossine, furani, PCB, metalli pesanti polveri sottili, ultrasottili, ecc.), tant’è che insieme ad altre 6 associazioni nazionali abbiamo denunciato alla Commissione Europea l’incongruità del Decreto Clini, che ha legalizzato il CSS in Italia, perché in violazione di parecchie direttive europee.
Una gestione dell’impianto non interessata ad un profitto immediato è invece quello del massimo possibile recupero di materie prime seconde dai materiali scartati ed è coerente con la Strategia Rifiuti Zero 2020, oltre che con la direzione indicata dal Parlamento Europeo con crescente pressione sui governi. Infatti la risoluzione del Parlamento Europeo del 20/05/2012 dal titolo “Un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse ” al punto 34: … sottolinea che le discariche esistenti potrebbero essere utilizzate come DEPOSITI DI MATERIE PRIME (estrazione mineraria urbana) … . A nostro parere questo comma è di grande rilevanza per la questione in esame. Una discarica messa a norma smette di essere quella bomba ecologica cui siamo abituati, ma diventa un deposito temporaneo da quale è possibile estrarre continuamente materie prime seconde, senza alcun pericolo per igiene e salute pubblica, ed un serio aiuto alla diminuzione del saccheggio delle risorse del pianeta. In Gran Bretagna i comuni concedono già da qualche anno l’ingresso in discarica a compagnie private per questa innovativa estrazione mineraria urbana.
Alla base di questa risoluzione del Parlamento Europeo c’è l’indicazione di una circolarizzazione dell’economia, esplicitata nella decisione (Gazzetta dell’UE del 28 dicembre 2013) che adotta il VII programma d’azione in campo ambientale (7° PAA).
Tale programma prevede la realizzazione da parte dell’UE da un lato e degli Stati membri dall`altro, di misure nel quadro di 9 obiettivi prioritari. Citiamo due brevi stralci del piano:
“…Prosperità e ambiente sano saranno basati su UN’ECONOMIA CIRCOLARE senza sprechi, in cui le risorse naturali sono gestite in modo sostenibile e la biodiversità è protetta, valorizzata e ripristinata in modo tale da rafforzare la resilienza della nostra società. …”
“…Gli attuali sistemi di produzione e di consumo dell’economia globale generano molti rifiuti e assieme alla domanda crescente di beni e servizi e all’esaurimento delle risorse contribuiscono ad aumentare i costi di materie prime fondamentali, minerali ed energia, generando ancora più inquinamento e rifiuti, aumentando le emissioni globali di gas serra e inasprendo il degrado del suolo, la deforestazione e la perdita di biodiversità. Quasi due terzi degli ecosistemi mondiali sono in declino ed è comprovato che i limiti del pianeta per la biodiversità, i cambiamenti climatici e il ciclo dell’azoto sono già stati superati. “…
In buona sostanza, come abbiamo avuto modo di sostenere in altre audizioni presso questa commissione, l’Europa ritiene che il recupero di materie prime seconde dai nostri scarti sia una opzione strategica. Il sistema industriale europeo (soprattutto quello italiano) necessita di materie prime che in gran parte vanno importate. Tuttavia i paesi principali fornitori (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), sono in grande sviluppo ed è facile prevedere che in futuro tenderanno ad usare le materie prime sempre più per i loro consumi interni. Pertanto ne esporteranno in Europa sempre meno e sempre a più caro prezzo. In questo scenario l’Europa intravede lo spettro della desertificazione industriale nel medio-lungo periodo e, pertanto, suggerisce quella che ritiene essere l’alternativa più valida e miglire dal punto di vista ambientale.
In conclusione Zero Waste Sicilia intravede i seguenti:
Vantaggi:
1) No spese di trasporto a siti lontani
2) No emissioni inquinanti nel trasporto, né sgrondi ed altro
3) Assenza o al peggio limitatezza di emissioni odorigene
4) Riduzione dell’inquinamento
5) Questione etica: chi fa rifiuti se li tenga vicino e non ne scarichi i disagi ad altri
Svantaggi:
1) Mezzi d’opera nel sito
2) L’umido non diventa compost (fino a quando non si realizza anche un impianto di
compostaggio comunale, o non si procede al revamping del depuratore di Mili per
biodigerire anche l’umido di qualità).
Ne concludiamo che a condizione di una gestione pubblica dell’impianto di Pace, impostata su
una concezione dello stesso differente dagli intendimenti iniziali ma dirett al massimo recupero
possibile di materia, in accordo a quanto indicato dalla politica ambientale europea sia una opzione
accettabile e praticabile.
Beniamino Ginatempo
pres. Zero Waste Sicilia
firmatario Cambiamo Messina dal Basso
Messina 8/12/2014

Ancora una volta CMdB scende in piazza insieme ai lavoratori, aderendo allo sciopero nazionale e alla manifestazione indetti dalla CGIL e UIL.
Vi aspettiamo  numerosi il 12 dicembre, venerdì mattina alle 09:00, da Piazza Antonello a Piazza Del Popolo ( P.zz Lo Sardo) a gridare con forza in difesa dei diritti di coloro che hanno costruito e vogliono continuare a costruire questo paese.