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Il volto grottesco dell’ordine pubblico

Il Movimento Cambiamo Messina dal Basso chiede al sindaco Renato Accorinti, all’assessore Cacciola ed al comandante dei vigili Ferlisi un approfondito chiarimento pubblico ed una tempestiva presa di posizione rispetto ai fatti denunciati dal video che il collettivo del Teatro Pinelli ha divulgato in data odierna. La registrazione ritrae con chiarezza il commissario Biagio Santagati, della Polizia Municipale di Messina, intento nell’azione di sigillare con … Continua a leggere Il volto grottesco dell’ordine pubblico »

CMdB aderisce alle iniziative in difesa del diritto alla casa, contro la proposta di decreto avanzata dal ministro delle Infrastrutture Lupi, che prevede la dismissione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, cioè alloggi Iacp e comunali.

Siamo fermamente convinte e convinti che mettere all’asta uno dei beni indispensabili a una vita dignitosa non è una soluzione estrema alle voragini dei bilanci, ma una scelta criminosa del governo attuale, uno schiaffo alla miseria in cui sono piombati progressivamente gli italiani, con un susseguirsi di provvedimenti che hanno precarizzato il lavoro e distrutto l’impresa.

Pensiamo che chiedere a coloro che sono stati già vittime di misure scriteriate, fra tagli e tasse esponenzialmente aumentate, di abbandonare l’unico bene concessogli, è un atto gravissimo politicamente e umanamente, che avvalora l’idea di uno stato troppe volte assente nel provvedere ai bisogni sociali e invece solerte nel riscuotere anche ciò che non gli spetta.

La proposta del ministro Lupi ci conferma l’incondivisibile volontà del governo Renzi già profilatasi in questi mesi di far scontare la crisi e tutte le sue conseguenze alle fasce più deboli, agli enti locali, ai comuni.

Per questi motivi abbiamo deciso di condurre con l’Unione Inquilini questa importantissima battaglia.

Il  prossimo appuntamento per la raccolta firme sarà LUNEDÌ, 29 dicembre, alle ore 17.30 banchetto a Piazza Cairoli.

Inoltre vi invitiamo a stampare e diffondere il modello per la raccolta firme, che trovate in allegato, per chiedere a Regioni e Comuni di non approvare tale proposta e quindi non attuarla. A Messina ci sono circa 1500 nuclei famigliari che usufruiscono dell’alloggio popolare: combattiamo insieme affinché il loro diritto alla casa venga preservato. Sono giorni i festa, che trascorreremo con amici e parenti, tutte e tutti potremmo impegnarci per provare a raccogliere un foglio di firme e a sensibilizzare sull’argomento.

Vi ringraziamo anticipatamente per quello che farete.

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Come noto da qualche tempo, l’amministrazione comunale ha avanzato l’idea di costituire una multiservizi che prenda il posto delle aziende c.d. “partecipate” ad oggi esistenti, a cominciare da ATM, AMAM e Messinambiente, al fine di ottimizzare il servizio e razionalizzare i costi.
Come risulta evidente, si tratta di una scelta dalla forte valenza strategica e non può, pertanto, non passare da un’attenta analisi pubblica, condivisa e partecipata. Non riteniamo che tale percorso debba limitarsi al solo canale Giunta-movimento politico di riferimento, come spesso avviene nei giochi della politica tradizionale, ma, al contrario, crediamo che sia necessario il più ampio coinvolgimento possibile della cittadinanza.
In tale prospettiva, il movimento Cambiamo Messina dal Basso organizza, per domenica 16 novembre, alle ore 16, presso la Sala Ovale di Palazzo Zanca, un incontro pubblico, come primo momento di confronto sulla questione e, in particolare, per:
– avere e condividere qualche informazione più chiara sull’idea di fondo della Giunta;
– discutere eventuali argomenti o critiche pregiudiziali;
– costituire un gruppo di lavoro aperto sul tema;
– stabilire un metodo di lavoro.

Siete tutte/i invitati e vi preghiamo di dare la più ampia diffusione a questa comunicazione.
Inoltre, qualora foste impossibilitati a partecipare all’incontro pubblico, ma foste interessati a far parte del gruppo di lavoro, potete contattarci tramite e-mail o facebook, così da registrare il vostro interesse e inserirvi nel gruppo stesso.

Sperando di vedervi numerose/i a questo primo incontro, un caro saluto a tutti voi.

https://www.facebook.com/events/1569696476585485/?fref=ts

Coordinamento Cambiamo Messina dal Basso

Cara Ilaria,
ci indirizziamo a Te e, per Tuo tramite, a tutta la Tua coraggiosa famiglia.
Siamo nuovamente tutti sconfitti.
Siamo sconcertati e profondamente indignati per questo giudizio d’appello che assolve, dopo aver precedentemente prosciolto in Corte d’Assise tre infermieri e tre poliziotti, anche i medici che visitarono Stefano durante la carcerazione.

La sentenza è uno shock per tutta la società civile: la formula dell’insufficienza di prove, che cancella ogni responsabilità sulla drammatica fine di questa giovane vita, stride con le immagini del suo corpo martoriato. La denutrizione, gli ematomi, la morte infine, per quanto possano essere argomento di arringa fra accusa e difesa, rimangono fatti, fatti che si sono consumati all’interno di un carcere italiano e che esigono risposte e responsabilità precise, spazzate via da una decisione iniqua e vergognosa, che rappresenta un insulto alla dignità umana.

E – pur senza scadere nelle generalizzazioni e ricordando il grande lavoro di tanti uomini e donne delle forze dell’ordine impegnati onestamente nella pratica della giustizia e dell’applicazione delle leggi, spesso in campi estremi, a cominciare dalla lotta alle mafie – come non rimanere disgustati da quegli scomposti brindisi ad un’assoluzione che indebolisce la credibilità delle autorità e ci restituisce soltanto una narrazione monca della verità, senza colpevoli?

L’eccesso di coercizione, le tante violenze inspiegate dalla vicenda di Federico Aldrovandi a quella di Tuo fratello e, solo pochi anni fa, all’ancora più sistematica e esecrabile “macchia” dei fatti di Genova 2001, testimoniano la mancanza di volontà di un reale confronto sulle derive che le pratiche securitarie possono assumere e sull’incapacità che hanno certi settori dello Stato (ancora, senza demagogiche generalizzazioni) nel garantire un controllo effettivo sul proprio esecutivo.

Ci sono moniti che travalicano epoche e frontiere come quello di Vittorio Arrigoni e pensiamo che mentre Stefano moriva qualcuno davvero non sia rimasto umano.

Chi? Chi doveva dircelo, oggi, tace.

Per Amnesty International “verità e giustizia sono lontane”.  Lo sono anche per noi.

Un fraterno abbraccio a tutti Voi.

 A nome del movimento Cambiamo Messina dal Basso,

Renato Accorinti, Sindaco di Messina

Federico Alagna, portavoce del movimento Cambiamo Messina dal Basso

Cambiamo Messina dal basso è un bellissimo nome. E’ innegabile l’importanza di ciò che da quasi due anni è accaduto e sta accadendo in città (le peculiarità della nostra campagna elettorale, la straordinarietà del risultato ottenuto, gli obiettivi che abbiamo inserito nel nostro programma elettorale, il cambio di rotta che – nonostante le non poche criticità – quest’esperienza amministrativa rappresenta, e che da diverse parti d’Italia ci è riconosciuto). D’altro canto, Cambiamo Messina dal basso è un nome impegnativo, che richiama a concetti quali la partecipazione, la condivisione, la democrazia non solo rappresentativa ma partecipata.

E’ proprio questo uno dei nodi più problematici della nostra esperienza, quello che ha fatto esplodere le maggiori contraddizioni e che oggi è anche uno dei principali motivi per cui molti si dicono delusi.

La vicenda dolorosa della frattura con i due consiglieri che hanno scelto di lasciare il gruppo consiliare e il movimento, al di là delle diverse valutazioni sul Piano di riequilibrio, ha fatto emergere il già diffuso malcontento circa la comunicazione tra Giunta, consiglieri e movimento. In svariate occasioni molti, da più parti, hanno lamentato questo, e nel contempo chiesto che si mettessero in atto tutti quei meccanismi volti a recuperare il senso originario del nostro progetto.

Una valutazione responsabile non può non tenere in considerazione i tempi, il tecnicismo, la complessità delle scelte di chi amministra e anche il grado di responsabilità giuridica che esse comportano. Tuttavia, un’amministrazione che non fosse espressione di una più ampia e definita soggettività politica è destinata a isterilirsi e soccombere. Nella carta d’intenti si afferma l’autonomia e la libertà di critica costruttiva nei confronti dell’amministrazione, ma dentro un quadro di sostegno.

Abbiamo chiesto da tempo all’amministrazione un cambio di passo rispetto alla qualità della sua azione e alla condivisione delle scelte, sia nei confronti del movimento che più in generale come capacità di ascolto della città e delle forze sociali.

Tuttavia la critica va sempre mantenuta nel perimetro delineato dal fatto che  questa comunque è la nostra amministrazione, frutto di una battaglia politico – elettorale comune, con cui abbiamo avviato un’interlocuzione sempre più frequente e nella quale riponiamo grandi speranze per poter realizzare il maggior numero possibile degli obiettivi che ci proponiamo. Contribuire in modo generalizzato a porre in cattiva luce l’operato complessivo di questa amministrazione significa in larga misura, quasi automaticamente, gettare una luce negativa sul nostro movimento che il senso comune, correttamente, identifica come il soggetto politico che ha eletto il sindaco.  La critica e la vertenzialità nei confronti dell’amministrazione, pertanto, devono sempre essere intese “ad adiuvandum”, affinché la sua azione sia coerente con le speranze che ha suscitato.

Del resto, il gioco messo in campo dalle forze politiche che governano l’Europa, l’Italia e la Regione Sicilia, maggioritarie anche nel consiglio comunale, è quello di scaricare la responsabilità delle proprie scelte antipopolari: da un lato, su un soggetto astratto e impersonale come i “mercati”, facendosi così scudo dietro il paravento di una presunta oggettività tecnica delle scelte economiche, mentre di fatto si fanno  pagare i costi della crisi ai ceti più svantaggiati; dall’altro, sui sindaci, che tentano di soddisfare in un quadro di sempre maggiori difficoltà i bisogni della propria popolazione. Se questi sindaci possono in qualche modo rappresentare un elemento di rottura rispetto agli schemi consolidati del potere, la tenaglia si chiude con maggior forza, tanto da poter stritolare non solo quella specifica esperienza amministrativa, ma anche le speranze di cambiamento ad essa collegate.

Il movimento deve reagire a questa manovra indirizzando il malcontento popolare in primo luogo proprio contro quelle forze e quei governi che si sono fatti portatori delle politiche recessive là dove queste si decidono: la commissione europea, il governo nazionale e, per la parte di competenza, il governo regionale.

Alla nostra amministrazione dobbiamo chiedere di difendere la popolazione che rappresenta contro queste politiche e di non appiattirsi su una concezione notarile dell’azione amministrativa. Compito del movimento è sviluppare l’iniziativa politica che indichi all’amministrazione l’orizzonte verso cui tendere, sapendo però che il percorso amministrativo per raggiungerlo è irto di ostacoli, talvolta tortuoso, e comporta avanzamenti e arretramenti. I vincoli normativi, finanziari, politici, sono una realtà, ma questa realtà può essere forzata dalla nostra intelligenza e dalla lotta dei cittadini.

E’ possibile che il movimento si faccia portatore di una critica verso scelte specifiche dell’amministrazione, contro l’operato di singole aziende controllate dal Comune, di singoli assessori o di specifici dirigenti. In questo caso bisogna specificare la natura delle responsabilità politiche addebitate e le soluzioni alternative proposte.

Il movimento, sviluppata una propria presenza visibile nella città, affermato un proprio ruolo politico, messa in campo la sua capacità progettuale, non deve avere remore nel chiedere di condividere col sindaco e l’amministrazione, nel rispetto dei ruoli, su quali gambe debbano marciare i nostri progetti.

Attività del movimento

Occorre ripartire tutti dai documenti politici fondamentali, il programma e la carta d’intenti, per verificarne l’attuazione.

Dobbiamo aprire una riflessione sulla congruità degli elementi programmatici alla luce della concreta esperienza amministrativa.

Quindi, verificati punti di forza e di debolezza, bisogna: a) pubblicizzare, valorizzare, ampliare e consolidare quanto già fatto; b) lavorare per superare gli ostacoli che hanno impedito di realizzare quanto previsto; c) prendere atto di quanto si sia rivelato di fatto irrealizzabile o rispetto al quale occorra ricalibrare la proposta; d) individuare i possibili punti importanti che non hanno trovato posto nel programma e invece avrebbero dovuto esserci.

E’ inoltre sempre più evidente la necessità di tornare tra la gente poiché la verifica/ricostruzione del programma deve essere un processo partecipato con  momenti di confronto anche pubblici con la giunta e con la società. Il percorso  dei gruppi di lavoro, costituiti su aree tematiche individuate in ragione della loro importanza politico-amministrativa, deve necessariamente confrontarsi  con le conseguenze dell’attuale stato di predissesto,  con le ipotesi tracciate nel piano di riequilibrio nel caso venga approvato o con le conseguenze del dissesto nel caso che il piano fallisca o venga respinto.   Bisogna capire come fronteggiare e respingere le minacce implicite in queste evenienze, ma anche come si potrebbero valorizzare eventuali opportunità.

Accanto all’azione sui singoli temi, in massima parte di respiro locale, dobbiamo necessariamente sviluppare un punto unificante dell’azione sul territorio nella critica alle politiche di austerity portate avanti dal governo nazionale in raccordo con l’Europa, e su questo vanno sviluppate specifiche iniziative politiche, finalizzate anche a individuare gli spazi di manovra comunque possibili per l’amministrazione che abbiamo eletto e di come questa possa divenire il soggetto di una vertenza nazionale che metta in discussione le maglie strette del patto di stabilità.

E’ necessario che il movimento rilanci una più attiva presenza in città e prenda posizione sulle questioni fondamentali che riguardano la politica locale, nazionale, europea. E’ altrettanto importante che esso non disperda il patrimonio di energia e voglia di partecipazione che giovani, famiglie, cittadini vari hanno orientato su questo progetto: per far questo occorre recuperare alcuni degli ingredienti che ci hanno accompagnato durante la campagna elettorale (gioia, colori, condivisione, inclusività, convivialità delle differenze, …), affiancare ai codici tradizionali nuovi linguaggi creativi, non restare autoreferenziali ma riprendere i contatti che si sono allentati e interagire in modo dialettico e costruttivo con i vari soggetti, sociali e politici, presenti in città e in altre parti d’Italia. Data la natura particolare di un movimento che raccoglie in sé tante diversità (di esperienza, di provenienza politica, di età, di carattere, …), quest’esperienza ci sottopone ogni giorno ad un lavoro che, oltre che svilupparsi in città, va fatto dentro noi stessi e nelle nostre relazioni interpersonali. Come in ogni gruppo umano, le oscillazioni e i momenti di crisi sono fisiologici. Costruire è più difficile che distruggere, per cui alle forze disgreganti che, talvolta al nostro interno, molto più spesso fuori da noi (con riferimento significativo ai “poteri forti” che il progetto di CmdB è andato a mettere in discussione), bisogna opporre, costruttivamente, la forza del dialogo e quella che viene dal riconoscersi, seppur nelle differenze, dentro un orizzonte comune.

Gruppo consiliare, gruppi tematici e territoriali,  coordinamento

Si è riavviato un percorso di interlocuzione più organica tra gruppo consiliare e giunta. Importante è però trovare le modalità più efficaci perché questo percorso abbia il suo sbocco nel movimento e nella città, e nel contempo parta dal movimento e dalla città per raggiungere il Palazzo.

Se i tentativi di costruire canali di comunicazione sono fino ad oggi falliti, questo è dovuto non solo a una insufficiente capacità d’ascolto della giunta: bisogna ammettere al riguardo i limiti intrinseci al movimento, alla sua capacità di elaborare progettualità politica e di dotarsi dei necessari strumenti organizzativi. La scarsa comunicazione e condivisione dei processi decisionali della giunta da un lato e una condizione del movimento talvolta segnata da discontinuità e insufficiente visione complessiva, dall’altro, hanno determinato un contesto operativo non facile per un coordinamento che aveva come primo compito quello di raccordare l’una e l’altro. In tale situazione di oggettiva difficoltà, il coordinamento non è riuscito a ripensare la propria funzione e rispondere in maniera soddisfacente alle istanze di coinvolgimento e collegamento da parte dei singoli gruppi né, anche a causa dell’indeterminatezza della linea politica, a dare visibilità all’esterno alle posizioni del movimento. Risulta dunque evidente la necessità di ripensare la funzione del coordinamento, prima ancora che la sua composizione nominale, in modo che per il futuro possa svolgere in maniera soddisfacente quella funzione di collante dei gruppi, di raccordo con gli istituzionali, di rappresentanza all’esterno delle posizioni del movimento, che finora è mancata o è stata insufficiente.  Il movimento dunque, deve procedere alla ridefinizione dei compiti del coordinamento nel quadro complessivo di un rinnovato slancio politico e di una diversa e più adeguata articolazione organizzativa.

È necessario che il movimento, accanto ai gruppi tematici finora spontaneamente creatisi, ricchezza e palestra di partecipazione da non disperdere, avvii la costituzione di gruppi tematici su questioni d’importanza fondamentale, quali il lavoro e le politiche sociali. Accanto ai gruppi tematici, come previsto nella nostra carta d’intenti, occorre sollecitare la creazione di gruppi territoriali, che promuovano il rapporto con i cittadini delle diverse circoscrizioni e con i loro rappresentanti istituzionali. Al riguardo, considerando la presenza nei quartieri e il reale coinvolgimento della cittadinanza una priorità strategica, il Coordinamento deve elaborare proposte per una concreta strutturazione territoriale del movimento e un piano d’interventi nelle periferie e nei villaggi. Esso deve operare per costruire una rete di rapporti sul territorio nei diversi quartieri, contattando in primo luogo quanti si erano candidati con la nostra lista nei consigli di circoscrizione.

Il legame con i cittadini andrebbe comunque ripreso nel suo insieme, tramite assemblee popolari e iniziative di condivisione (feste, momenti culturali, momenti conviviali, etc…) e lotte (cortei, sit in, flash mob, etc..).

Il coordinamento si articola al proprio interno per compiti specifici di natura politica e organizzativa. Esso tuttavia deve agire come un insieme, evitando frammentazione e compartimenti stagni. Ogni singolo componente agisce collettivamente nel gruppo coordinamento per le funzioni generali di questo, ma a sua volta, per poter esplicare i propri compiti, deve essere coadiuvato da un gruppo più o meno numeroso.

Riguardo ai compiti del Coordinamento, essi vengono così sintetizzati:  acquisire il lavoro dei gruppi e rielaborarlo in una visione d’insieme con l’individuazione di strategie collettive; valutare lo stato dei rapporti con la giunta e interloquire con questa nel suo complesso; varare iniziative di ordine generale; avere rapporti di carattere politico con altri movimenti, associazioni, forze sociali e politiche; rappresentare le posizioni del movimento sui mezzi d’informazione.

Il coordinamento deve  funzionare da ufficio stampa per le questioni generali ma anche per i gruppi tematici e per quelli territoriali, relazionandosi con essi non come un semplice passacarte ma in un quadro di collaborazione dialettica.

Deve organizzare tutte le iniziative in modo da dare ad esse il massimo risalto e favorire la più ampia partecipazione, anche quando tali iniziative originano dalla richiesta di un singolo gruppo ma si propongono di assumere rilievo generale. In altre parole, le iniziative a carattere specifico/localistico restano in capo ai singoli gruppi (fatta salva l’eventuale richiesta di supporto tecnico ed economico), mentre quelle più significative e importanti vanno organizzate insieme al coordinamento, in modo che l’intero movimento se ne faccia carico.

Il coordinamento deve inoltre garantire una corretta gestione di tesoreria e la tenuta di una sede. In un futuro si potrebbe persino pensare a più sedi decentrate, con riguardo all’articolazione territoriale del movimento. Per fare questo, il coordinamento deve sviluppare tutti i passaggi opportuni o necessari per essere in regola con la normativa vigente, ivi compresa la costituzione eventuale di un’associazione finalizzata alla correttezza formale degli adempimenti.

Il Coordinamento ha nel suo insieme, come sopra specificato, compiti di promozione dell’iniziativa politica, di raccordo tra i diversi livelli (istituzionali e non) del movimento, di organizzazione e rappresentanza all’esterno del movimento sui temi di carattere generale o di particolare valore politico. Pertanto, come alle diverse funzioni ipotizzate deve corrispondere un’idonea articolazione organizzativa, così anche ai compiti specifici relativi al necessario raccordo politico tra aree tematiche, territoriali, consiglieri e amministratori, devono corrispondere uno o più responsabili che lavorino per facilitare tale raccordo e assicurare la maggiore omogeneità d’indirizzo possibile, sulla base delle elaborazioni collettivamente assunte.

Infine il movimento deve dotarsi di un/una (o due) portavoce, eletto/a dall’assemblea, incaricato/a di rappresentare all’esterno l’immagine del movimento. Il/la portavoce ha l’incarico specifico di intervenire pubblicamente a nome del movimento, con l’ausilio dell’ufficio stampa, di andare in televisione, ecc. al fine di garantire non solo la prontezza dell’intervento ove necessario, ma anche la continuità dell’immagine del movimento.

Il coordinamento e il/la portavoce durano in carica un anno. Ogni singolo componente, o l’organismo nel suo complesso, è revocabile in seguito a mozione di sfiducia votata dai due terzi dei presenti all’assemblea convocata sull’o.d.g. specifico.

Pertanto nel coordinamento ravvisiamo le seguenti funzioni politiche e organizzative:

  • 1) riferimento area tematica ambiente, salute, territorio, energia; 2) riferimento area tematica lavoro, economia, antimafia; 3) riferimento area tematica diritti, pari opportunità, sanità, servizi sociali, cultura e pace; 4) riferimento area tematica beni comuni, gruppi territoriali e circoscrizioni; 5) riferimento area tematica territorio, urbanistica, area portuale, politiche abitative;
  • 6) riferimento gruppo organizzazione; 7) riferimento gruppo comunicazione; 8) riferimento sede e tesoreria; 9) elemento di raccordo politico tra i diversi livelli; 10) portavoce.
  • I consiglieri comunali e circoscrizionali sono invitati permanenti.
  • Gli assessori e il direttore generale sono notiziati delle riunioni, alle quali possono partecipare, e delle loro determinazioni.

 

Documento così emendato dall’assemblea e approvato a larghissima maggioranza.

Dopo l’approvazione della parte politica e di quella organizzativa, svoltesi separatamente, si è proceduto all’individuazione dei singoli referenti per ciascuna delle funzioni individuate.

Sono risultati eletti:

portavoce:            Federico Alagna

raccordo:              Alfredo Crupi

tesoreria:             Teresa Frisone

comunicazione:  Sefora Adamovic

organizzazione:  Giampiero Neri

urbanistica:         Domenico Scimone

circoscrizioni:     Ciccio Mucciardi

diritti:                   Ketty Bertuccelli

lavoro:                  Carmelo Chitè

ambiente:            Beppe Cannuni

 

Invitati permanenti: Ivana Risitano, Lucy Fenech, Santino Bonfiglio, Raffaella Lombardo, Giuseppe Basile.

Abbiamo assistito a numerose prese di posizione in merito alla bozza di regolamento del Teatro Vittorio Emanuele diffusa dagli organi di stampa. Apprendiamo che è stato indetto un importante momento di confronto per domani (o, al più tardi, nei prossimi giorni), anche alla presenza del sindaco, e che sembra esistano i presupposti per raggiungere un testo condiviso, cosa che noi auspichiamo. Pertanto, pur rifuggendo da inutili passerelle, ci sembra opportuno dare un nostro contributo al dibattito.

E’ da rilevare, cosa che ci pare sia sfuggita ai più, che fino a oggi non c’era alcun regolamento.
E’ quindi merito di questo C. d. A. aver deciso di fare un passo avanti sul piano della trasparenza e della certezza delle regole. Questo in presenza di un evidente sforzo complessivo per far ripartire un teatro fermo da un anno e mezzo, da tempo sull’orlo del baratro e anche oltre. Il Teatro Vittorio Emanuele può così divenire nuovamente il centro motore di un progetto fondamentale per la crescita culturale di questa città, importante anche per le sue ricadute occupazionali.

Nel merito del testo, rileviamo innanzitutto la forte criticità del passaggio che prevede l’impossibilità di conferire incarichi esterni a chi abbia un contenzioso con l’ente. Questa è una norma abitualmente applicata negli enti che conferiscono tali incarichi, al fine di evitare evidenti incompatibilità. La peculiarità della situazione del Teatro Vittorio Emanuele sta però nel fatto che questo si avvale di lavoratori precari, i quali, nel proprio rapporto lavorativo, ci risultano destinatari proprio di questo tipo d’incarichi. Quindi una simile clausola diverrebbe una possibile forma d’intimidazione, in quanto potrebbe scoraggiare la giusta rivendicazione di eventuali diritti negati (pensiamo a possibili diatribe sul compenso, sugli orari, sul rispetto delle misure di sicurezza, sulle mansioni, sulla forma stessa del contratto, ecc.).

Riteniamo inoltre che si debba assolutamente riformulare la parte che assegna un potere discrezionale nella scelta dei soggetti da ingaggiare decisamente troppo ampio. E’ vero che siamo in un campo nel quale è inevitabile che vi sia un margine di discrezionalità nell’apprezzamento del valore artistico e professionale di coloro con i quali si vanno a stabilire rapporti contrattuali, però consideriamo praticabile e auspicabile un percorso fatto di bandi ad evidenza pubblica, in cui siano chiari i requisiti richiesti e i parametri di valutazione, e possano essere riconosciuti, nella misura consentita dalla legge, titoli di preferenza legati all’esperienza lavorativa nell’ente. Ci sembra infine preferibile che la decisione finale non sia in capo a un singolo soggetto, ma affidata a una commissione di alto profilo.

Sullo sfondo della discussione sul regolamento vi è la questione delle rivendicazioni di diversi gruppi di lavoratori, tese soprattutto alla stabilizzazione del posto di lavoro.
Non sta a noi sostituirci ai lavoratori e ai loro rappresentanti che devono decidere quali rivendicazioni avanzare, secondo quali priorità e con quali forme di pressione e mediazione, così come non abbiamo contezza di tutte le carte dell’amministrazione del Teatro Vittorio Emanuele e dei suoi numeri.

Siamo però favorevoli ad ogni progetto di fuoriuscita dal precariato e appoggiamo le rivendicazioni dei lavoratori volte a veder riconosciuti maggiori diritti e garanzie sul proprio futuro.
In questa fase di crisi economica passa il principio che un lavoro qualsiasi è meglio di niente.
Noi siamo convinti che un lavoro stabile sia un diritto costituzionalmente protetto, e che solo un lavoro di qualità possa produrre un servizio di qualità. Tanto più in un’attività lavorativa ad alto contenuto professionale come nel caso delle maestranze teatrali.
Discorso tendenzialmente analogo vale per gli orchestrali, sia pure tenendo conto delle peculiarità dell’attività artistica e del fatto che il Teatro Vittorio Emanuele non è un ente lirico.
Vanno dunque tenute in considerazione le diverse tipologie lavorative, le modalità d’accesso previste dai contratti nazionali di categoria, le aspettative di chi già lavora in teatro da anni in un regime di precarietà e di chi non vuol vedersi preclusa la possibilità di lavorarci un domani, le condizioni finanziarie dell’ente e la sua necessità di poter realizzare, con un budget contenuto, stagioni teatrali dignitose, che possano riavvicinare la città al suo teatro e reinserire questo nei circuiti nazionali.
Il rilancio dell’attività del teatro con l’offerta di una produzione culturale di livello è infatti la cornice indispensabile entro cui le aspirazioni dei lavoratori possono trovare soddisfazione. Ma non è peregrino pensare che risolvere positivamente tali questioni potrebbe dare nuovo impulso al rilancio del Teatro Vittorio Emanuele e alla sua capacità di attrarre una platea molto più ampia dell’attuale.

Pensiamo sia importante che l’amministrazione e l’attuale C. d. A. dichiarino questa intenzione e si muovano coerentemente in tale direzione, operando per costituire i necessari presupposti economici ed organizzativi, nel rispetto della normativa vigente.

Ricordiamo infine che il teatro non è una dependance dell’amministrazione comunale. Non a caso si chiama Teatro Regionale. Tuttavia è evidente la forte presenza del ruolo dell’amministrazione già nella ripartizione delle nomine.
Noi rispettiamo l’autonomia del presidente e del C. d. A. nell’espletamento del loro mandato, ma questo non li esime dal doversi confrontare con la città, nelle sue diverse espressioni. In primo luogo con quell’amministrazione e quel sindaco che, nominando la maggior parte di loro, siamo convinti che non abbiano inteso conferire una delega in bianco, ma aprire la strada a un percorso condiviso.

Movimento Cambiamo Messina dal Basso

“In un momento così tragico vedere tantissima gente è un bel segno che deve arrivare in alto, alle istituzioni, e gli amministratori devono ascoltarlo”
“Chiedo perdono a voi giovani perché vi abbiamo consegnato un futuro ammalato. … Questo sistema ammazza: ammazza per fame, ammazza per guerra, ammazza il pianeta!”
“Gli 85 uomini più ricchi al mondo hanno l’equivalente di 3 miliardi e mezzo di persone. Il problema non è la legalità: è la giustizia distributiva!”
“Francesco d’Assisi era un genio: quando si è spogliato davanti al vescovo di Assisi ha detto: «Se io ho, devo avere la lancia per difendere ciò che ho!»”

“La guerra è una follia! L’homo sapiens è diventato homo demens: è la crisi antropologica il vero problema.
Attualmente l’Italia destina 1,2% del proprio bilancio in Difesa. Con Renzi si arriverà al 2% del PIL: significa 100 milioni di euro al giorno!!! Questa è pura follia !”

“Lavoriamo insieme per far cambiare le istituzioni sorde al grido dei poveri e del pianeta terra!” (Padre Alex Zanotelli)

20 ottobre 2014

Eccoci di nuovo a casa. Una sola cosa aggiungerei a questo diario di viaggio. Le volte innumerevoli in cui siano ststri fermati, incoraggiati, tempestati di domande, addirittura applauditi solo perché eravamo messinesi e in compagnia di Renato Accorinti. Questo tentativo di rinnovamento della politica dal basso è capito e amato anche molto lontano dal perimetro della nostra città, con un calore che a volte riesce persino a mettere in imbarazzo. Qualche messinese dovrebbe cominciare a farsi delle domande… (T.C.)

Padre Alex Zanotelli

ore 10:03
Si uniscono nella marcia la cultura laica di Capitini e la spiritualità di Assisi… (I.R.)

Ore 9:05
Adesso invece interviene la rappresentante dell’ associazione dei giovani islamici italiani. Saluta con il classico ” salaam aleikoum” e ricorda l assedio di Gaza e del Kurdistan . ” I musulmani italiani vogliono la convivenza”. (T.C.)

Ore 9:00
A inizio marcia ascoltiamo i cento colpi di cento anni di guerra. Cominciamo chiedendo scusa: per i morti di guerra, per i migranti in mare; perché non abbiamo mai imparato la Pace. (I.R.)

“La pace è troppo importante per essere lasciata nelle mani dei soli governanti” (A.Capitini)

Ore 08:10
È l alba, siamo in cammino per Perugia. C è la nebbia ma il cielo sopra Assisi è limpido. A. canta la Locomotiva di Guccini. Io e P. attacchiamo con bandiera rossa. La marcia per la pace comincia sotto i migliori, tradizionali.auspici. Renato, il nostro sindaco, è accanto a me e sorride. (T.C.)


Domenica 19 ottobre 2014

Ore 17.51
In visita al Municipio e al foro Romano di Assisi

ingresso Consiglio Comunale di Assisi

Ore 16.30
Veniamo ricevuti dal sindaco di Assisi Ricci e arriviamo in delegazione insieme al nostro Renato Accorinti

Ore 13.30
Arrivo ad Assisi alta
Visita della Porziuncola

ore 12:56
Ci spostiamo verso Assisi alta

ore 11:50
Arrivo ad Assisi bassa – Santa Maria degli Angeli

ore  10:45
Il figlio di D. mi fa scialare e rende il viaggio più piacevole (I.R.)

ore 10:39
Verso Assisi.
Dopo 12 ore di pullman:”Minchia! Voglia di fumare!!” (P.C.)

ore 10
Verso Assisi.
Sono quei movimenti simbolici, oltre che reali.
Per ri- cordare la possibilità di relazioni disarmate e disarmanti, sulla terra di un uomo che ha mandato all’aria le logiche del potere e del denaro e del possesso con la creatività e la nudità e la povertà. C ‘è ancora chi crede che il sistema di morte non debba avere l’ ultima parola. (I.R.)

ore 9
La guerra sembra essere tornata la modalità ordinaria delle relazioni internazionali. Qualche volta anche delle relazioni interpersonali. A cosa può servire allora rompersi le ossa su un autobus per una notte intera pur di partecipare alla storica marcia per la pace fra Perugia e Assisi? Semplicemente a combattere l assuefazione al clima di guerra di tutti contro tutti. E non è poco. Intanto ecco che inizia una giornata di sole e siamo arrivati a Roma (T.C.)

ore 7:59
Vicino Roma

Sabato 18 ottobre 2014

Ore 22
partenza da Messina

Durante la notte A. preferisce sdraiarsi sul corridoio del pullman, io mi prendo due posti (P.C.)


Venerdì 17 ottobre 2014

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Oggi 17 febbraio, alle ore 11.00, nei locali degli ex Magazzini Generali verrà inaugurata la”Casa di Vincenzo”, il rifugio per la notte destinato alle persone “senza fissa dimora”. La struttura, fortemente voluta dal Sindaco Renato Accorinti e realizzata anche grazie al lavoro dei volontari di Cambiamo Messina dal Basso e della Caritas, potrà ospitare fino a venti persone che potranno usufruire ogni giorno, dalle ore 19:00 alle ore 9:00, di un letto, di servizi igienici, abiti e prima colazione.

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  • salone della Parrocchia Santa Maria di Gesù, Provinciale (si accede fronte locale Rapanui), Messina
  • L’ASSEMBLEA SEGUE QUELLE DELL’11 GENNAIO E DEL 18 GENNAIO.
    ALL’ORDINE DEL GIORNO QUINDI:

    a) Presentazione e votazione dell’emendamento di modifica delle procedure di voto che proporrà il Coordinamento;

    b) sede e aspetti gestionali;

    c) discussione e votazione delle mozioni precedentemente presentate (mozione Sturniolo, mozione Sposito, mozione pro-Assemblee mensili, eventuali altre).

    APPUNTAMENTO AL SALONE DELLA PARROCCHIA DELLA CHIESA SANTA MARIA DI GESU’ DI PROVINCIALE (si accede fronte locale Rapanui), SABATO 8, ORE 16:30.

    “Il Coordinamento di Cambiamo Messina dal Basso”