Il patrimonio di una Banca Etica dello Spazio

Anno nuovo, assessori nuovi. Nel 2015 avremo il terzo assessore con delega al Patrimonio Comunale di Messina dall’inizio di quest’amministrazione.
La consistenza del patrimonio accertato e aggiornato dei beni del comune costruirà come sempre le pagine dell’inventario pubblico dei beni immobiliari.
Ci sarà qualche ipotizzata piccola dismissione,qualche contenzioso da dirimire, accertamenti e chiarimenti, atti e determine,commissioni e delibere.
Nel frattempo una parte del patrimonio costruito o dei suoli, deperisce nel suo stato di fatto o si sposta tra una spinta e l’altra in un ipotetico tabellone delle assegnazioni ai singoli dipartimenti comunali. La parte evidente è quella di un patrimonio usato più per i suoi fini contabili che per gli usi umani, che resta spesso paralizzato nelle attese di progetti a venire, delle cautele amministrative o in quel limbo paralizzante dell’indecisione o del veto dirigenziale.
L’inventario pubblico prossimo sarà forse ancora elaborato e descritto con le modalità e gli strumenti che abbiamo conosciuto fino adesso, con livelli semi indecenti di trasparenza, trascinando in tabella dati certi e mancanze, riempendo pagine e pagine di stringhe e particelle catastali senza lo sguardo di un disegno puntuale ma d’insieme.
Si deliberano spesso Atti dovuti che seguono le norme, ma che formano spesso un quadro di dati utile alla forma ma meno alla sostanza dinamica e concreta della città.
Sullo sfondo vi è l’imposizione del risparmio obbligato degli enti locali che spinge al riutilizzo degli immobili comunali,cosi da far dichiarare al dipartimento patrimonio ipotesi di tagli di fitti passivi con risparmi di 500mila euro anno entro il 2016. Da una parte la necessaria e anche prioritaria valutazione di riuso del patrimonio per il funzionamento delle macchina pubblica in tutte le sue componenti. Dall’altra parte sta l’altrettanto prioritaria necessità di uso diretto e in forme di autogoverno degli spazi per riattivare la macchina sociale della città. Nella cruda realtà c’è spesso una paralisi di uso dei luoghi, spazi e suoli anche dimenticati ma compressi nel solo perimetro declamatorio di valore, reddito e ricavo.
Le città e i cittadini vivono ed elaborano tante cose, chiedono o fanno, agiscono o narrano, oggi le città sono più povere e incapaci di programmare sui tempi lunghi e incapaci di attivare da subito risposte per vincoli e per norme, per incapacità di funzionamento e per lentezza.
Proprio perché siamo tutti immersi in un tempo di crisi e la logica patrimoniale nella sua massa complessiva è una delle risorse disponibili da mobilizzare e da immettere come filone di credito pubblico alla cittadinanza in un tempo di crisi.
In questo momento i comuni non hanno soldi ma hanno una quota d’immobili sottoutilizzata o non utilizzabile a fini istituzionali o per l’abbattimento dei costi complessivi degli enti.
Esiste una domanda di base che ha bisogno di spazi per attivare forme di aggregazione e socialità e anche nuove forme di economia.
E’ una domanda di spazio, che proviene da chi non può per età anagrafica o garanzie accedere a nessuna forma di credito.
Oggi i comuni devono usare il loro capitale immobiliare anche parzialmente e senza clamorosi investimenti creando una Banca Etica dello Spazio, dove lo spazio costituisce il capitale per le linee di credito generazionali o per aree sociali e in cui forme individuali, aggregate o associate possono accedere al prestito dello spazio portando a garanzia il progetto, le finalità sociali e le forme regolamentate di uso accesso e cura.
Linee di credito per Spazi sperimentali o temporanei come strumenti della Banca Etica dello Spazio e che fonda il credito su patti condivisi tra cittadini e istituzioni, erogando spazio e immettendo criteri di valutazione dei risultati attesi, programmando progetti temporanei e usando l’attesa tra il presente e il futuro delle trasformazioni delle città.
Queste cose sono le cose che possono fare le istituzioni e lo possono fare anche da subito se lo vogliono fare, sperimentando su dei beni bandiera , individuati da programmi o segnalati dalle pratiche nel territorio
Le cose che le istituzioni possono fare si confrontano con la domanda più o meno forte che proviene dalla società , sono spinte dall’effervescenza complessiva dei cittadini e dall’innovazione dei processi sociali, ma devono avere uno slancio forte e degli obiettivi mirati.
Di seguito qualche esempio per fare capire cosa sarebbe possibile:

-Linea prioritaria di credito per gli spazi Giovanili e per l’espressione della creatività: spazi dei Magazzini Generali,per arti, grafica, manualità e fablab.

-Linea di credito Giovanile e Intermedie per spazi della creatività teatrale , visuale e cinematografica e produzione musicale EX Macello

-Linea di credito per spazi condivisi di prossimità e di scambio delle competenze e delle azioni pratiche nelle ex scuole dismesse dei villaggi, sud e nord.

-Linea di credito per spazi aperti e coltivabili e autosostenibili, aree periurbane del comune e frammenti agricoli urbani per didattica dell’agricoltura.

-Linea di credito per autoproduttori abitanti temporanei e migranti, spazi di libera vendita, spazi franchi connessi alle aree di connessionee trasporto.

E’ una banca che eroga spazio e il debito che si crea è quello della cura e della produzione di socialità , il debito dell’uso è sostituito dalla rilevanza , il capitale circola e non si accumula se non nelle forme agili della sostenibilità credibile dello sforzo.

Luciano Marabello

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