Archivi della categoria: Rubrica… dal Basso

La polvere che troverà non dormirà

Avrete già visto e letto i resoconti sulla manifestazione di ieri organizzata da Libera a Bologna, dei nomi delle vittime della mafia e delle stragi gridati (ma non urlati, come fa notare Daria Bonfetti) nel silenzio assordante delle istituzioni. Un silenzio che ha privato della giustizia e ha cercato di privare dalla memoria collettiva quei nomi, quei morti innocenti, morti ammazzati. In quella giornata ci … Continua a leggere La polvere che troverà non dormirà »

Aria di casa

Ieri sono tornato a Messina, dopo quasi un mese che non la rivedevo, dal mio esilio volontario (leggasi università) al fronte nord. Devo dire che tornare nella propria città dopo un po’ di tempo dall’ultima volta che ne hai avuto notizie ti dà un po’ il brivido della scoperta. Chissà cosa è successo in un mese? La raccolta differenziata avrà raggiunto l’80%? È stato aperto … Continua a leggere Aria di casa »

L’Altra Europa è forse l’unica forza politica che si confronta seriamente sull’intero fenomeno dell’immigrazione

fonte l’Altra Europa Messina L’Altra Europa è forse l’unica forza politica che si confronta seriamente sull’intero fenomeno dell’immigrazione, non confinandolo alla gestione emergenziale e palesemente inadeguata dei soli sbarchi, ma all’intera questione che porta in sé, dal diritto fondamentale all’emigrazione e alla fuga da dittature, militarizzazioni forzate, guerre e carestie, fino alle più complesse responsabilità storiche dell’Occidente e alle sue attuali colpe. Gli sbarchi non … Continua a leggere L’Altra Europa è forse l’unica forza politica che si confronta seriamente sull’intero fenomeno dell’immigrazione »

Η ελπίδα έρχεται, la speranza sta arrivando

questo il motto di SYRIZA per queste elezioni. La Coalizione della Sinistra Radicale, così il nome tradotto, è la più grande speranza degli ultimi 10 anni e forse più per la Sinistra Europea, ma confinarla esclusivamente in questo campo sarebbe sbagliato, è una speranza per i popoli di tutta Europa, impoveriti, affamati, lacerati dalla crisi. Una crisi economica che ha investito tutti i campi della … Continua a leggere Η ελπίδα έρχεται, la speranza sta arrivando »

Prendere appunti illeggibili. L’agendina Moleskine. La rubrica telefonica. Amici di tutti. Le penne smarrite e le matite senza punta. La telecamera. Lo Scoop dal divano di casa. Capo Redattore. Gli stipendi da fame. I calci in culo in ufficio. L’avversione verso il web. La Categoria. 40 articoli in 2 anni. Foto con il cellulare. Video con il cellulare. Interviste con il cellulare. L’ordine. La redazione. Riunione di redazione. La vecchia macchina da scrivere. Gli editoriali. I post e i tweet. Pubblicista. Professionista. Direttore. I quotidiani. Il tesserino. Citizen. La Cronaca nera, bianca, rosa e politica. L’internazionale. Vittorio Feltri. La notizia. La radio. L’Avanti!. L’Apertura. Il primo servizio. La copertina. La regola delle 5 W. La grammatica. La libertà di stampa. Al bar con le orecchie a punta tipo Spock. Il registratore nascosto. I luoghi comuni. Massima trasparenza delle fonti. Bruno Vespa. Verità. Gli accenti. La tastiera con le lettere mancanti. Sbirciare i profili Facebook. Internet riduce le opportunità d’inchiesta. Conflitto di interessi. Il callo che spunta. La bufala. L’arte. L’occhio strizzato. Formazione continua. Il mestiere. Tribuna politica. Non  intervenire sulla realtà per creare immagini artificiose. La quarta pagina. Etica. Provocare. Intercettare. Moderare alla presentazione di un libro. Presunzione di innocenza.  Tonnellate di parole per pochi chilometri di pane. L’esclusiva.  La notizia sensazionale. La Gazzetta del… (scegli una località). L’authority. Tifo. Lavoro da detective. Sommario. Strette di mano e abbracci per i corridoi. I congiuntivi. Copia & Incolla. Ctrl+c Ctrl+v oppure Mela+c Mela+v. Premio Pulitzer. Paperboy. Alfabetizzazione digitale. Edicola. La cronaca sportiva. Arroganza. Serate di gala. Rassegna stampa. J. Jonah Jameson. Mille battute. La televisione. Day after newspaper. Le grandi questioni della vita umana. Non prendere posizione. Intimidazioni. Anticipare e sorprendere. Raccontare storie uniche. Dibattito. Dossier. Diritto di replica e rettifica. Dalle attività online non si guadagna e la pubblicità su internet non funziona. La carta stampata non vende più. Deontologia. Augusto Minzolini. Il pluralismo delle fonti.  Clark Kent. Fuori onda. Il segreto professionale. La fotografia. Il giornale che si chiama Il Giornale. Omettere fatti. L’editore. Cena con i colleghi. Incompatibilità. Presentare eventi. Press. Parcheggi riservati. Prime time. Telegiornale.
La convinzione che tutto questo serva per informare.
Giampiero Giá

Se Fossi in-Felice vi prenderei tutti per mano, come fa sempre, ogni giorno, praticando atti di bellezza a casaccio privi apparentemente di senso.
Vi affronterei con coraggio, con il sorriso e la determinazione, con l’onestà scientifica di chi ha studiato, con l’umanità che lo contraddistingue da sempre e che fa sentire ogni uomo che è accanto a lui meno solo, meno scemo e meno disperato.
Se Fossi in-Felice penserei al mondo in un’altra maniera, con speranza come progetto di ogni uomo nel combattere per la propria libertà e quella degli altri, di dedicarsi agli altri, di non accontentarsi mai e di cercare la verità sempre e comunque.
Se Fossi in-Felice mi indignerei di fronte a tanta intolleranza, provincialismo e ristrettezza mentale… mediocrità che uccide più della follia.
Se Fossi in-Felice sarei uomo giusto, sempre umile e di ascolto, un uomo in rivolta, senza manifestazioni violente e feriti, una rivolta che potrebbe liberare ogni uomo dal peso della disperazione della vita di oggi così ingiusta, così eterogenea per l’essere umano.
Se Fossi in-Felice sarei un uomo di chiesa bisognoso di spiritualità, ma una spiritualità vera, lontana dai lustrini papali, che nutre l’uomo di speranza vera, quella che salva davvero dalla morte, qualsiasi cosa possa rappresentare per ognuno di noi.
Se fossi in-Felice saprei cosa vuol dire testimoniare oggi la fede. “Lasciarsi penetrare da una Parola e permettere che questa diventi evidenza senza quasi volerlo, testimonianza senza volere testimoniare niente, semplicemente tentativo di vivere amando appassionatamente ogni traccia di vita che Dio ci regala. Stare sempre dalla parte della vita, testimoniare è solo raccontare.”

Non so se leggerai mai queste parole.
Ti chiedo scusa io Caro Felice, in queste settimane denigrato, diffamato, screditato, calunniato, offeso su tutti i giornali e social come Cristo tra i Farisei.
Nessuna parola a tua difesa ad eccezione della Consigliera Ivana Risitano.
Alcuni riescono a sentire la pioggia altri si bagnano e basta.
Scusa se oggi sono in-Felice.
Giampiero Già

Anno nuovo, assessori nuovi. Nel 2015 avremo il terzo assessore con delega al Patrimonio Comunale di Messina dall’inizio di quest’amministrazione.
La consistenza del patrimonio accertato e aggiornato dei beni del comune costruirà come sempre le pagine dell’inventario pubblico dei beni immobiliari.
Ci sarà qualche ipotizzata piccola dismissione,qualche contenzioso da dirimire, accertamenti e chiarimenti, atti e determine,commissioni e delibere.
Nel frattempo una parte del patrimonio costruito o dei suoli, deperisce nel suo stato di fatto o si sposta tra una spinta e l’altra in un ipotetico tabellone delle assegnazioni ai singoli dipartimenti comunali. La parte evidente è quella di un patrimonio usato più per i suoi fini contabili che per gli usi umani, che resta spesso paralizzato nelle attese di progetti a venire, delle cautele amministrative o in quel limbo paralizzante dell’indecisione o del veto dirigenziale.
L’inventario pubblico prossimo sarà forse ancora elaborato e descritto con le modalità e gli strumenti che abbiamo conosciuto fino adesso, con livelli semi indecenti di trasparenza, trascinando in tabella dati certi e mancanze, riempendo pagine e pagine di stringhe e particelle catastali senza lo sguardo di un disegno puntuale ma d’insieme.
Si deliberano spesso Atti dovuti che seguono le norme, ma che formano spesso un quadro di dati utile alla forma ma meno alla sostanza dinamica e concreta della città.
Sullo sfondo vi è l’imposizione del risparmio obbligato degli enti locali che spinge al riutilizzo degli immobili comunali,cosi da far dichiarare al dipartimento patrimonio ipotesi di tagli di fitti passivi con risparmi di 500mila euro anno entro il 2016. Da una parte la necessaria e anche prioritaria valutazione di riuso del patrimonio per il funzionamento delle macchina pubblica in tutte le sue componenti. Dall’altra parte sta l’altrettanto prioritaria necessità di uso diretto e in forme di autogoverno degli spazi per riattivare la macchina sociale della città. Nella cruda realtà c’è spesso una paralisi di uso dei luoghi, spazi e suoli anche dimenticati ma compressi nel solo perimetro declamatorio di valore, reddito e ricavo.
Le città e i cittadini vivono ed elaborano tante cose, chiedono o fanno, agiscono o narrano, oggi le città sono più povere e incapaci di programmare sui tempi lunghi e incapaci di attivare da subito risposte per vincoli e per norme, per incapacità di funzionamento e per lentezza.
Proprio perché siamo tutti immersi in un tempo di crisi e la logica patrimoniale nella sua massa complessiva è una delle risorse disponibili da mobilizzare e da immettere come filone di credito pubblico alla cittadinanza in un tempo di crisi.
In questo momento i comuni non hanno soldi ma hanno una quota d’immobili sottoutilizzata o non utilizzabile a fini istituzionali o per l’abbattimento dei costi complessivi degli enti.
Esiste una domanda di base che ha bisogno di spazi per attivare forme di aggregazione e socialità e anche nuove forme di economia.
E’ una domanda di spazio, che proviene da chi non può per età anagrafica o garanzie accedere a nessuna forma di credito.
Oggi i comuni devono usare il loro capitale immobiliare anche parzialmente e senza clamorosi investimenti creando una Banca Etica dello Spazio, dove lo spazio costituisce il capitale per le linee di credito generazionali o per aree sociali e in cui forme individuali, aggregate o associate possono accedere al prestito dello spazio portando a garanzia il progetto, le finalità sociali e le forme regolamentate di uso accesso e cura.
Linee di credito per Spazi sperimentali o temporanei come strumenti della Banca Etica dello Spazio e che fonda il credito su patti condivisi tra cittadini e istituzioni, erogando spazio e immettendo criteri di valutazione dei risultati attesi, programmando progetti temporanei e usando l’attesa tra il presente e il futuro delle trasformazioni delle città.
Queste cose sono le cose che possono fare le istituzioni e lo possono fare anche da subito se lo vogliono fare, sperimentando su dei beni bandiera , individuati da programmi o segnalati dalle pratiche nel territorio
Le cose che le istituzioni possono fare si confrontano con la domanda più o meno forte che proviene dalla società , sono spinte dall’effervescenza complessiva dei cittadini e dall’innovazione dei processi sociali, ma devono avere uno slancio forte e degli obiettivi mirati.
Di seguito qualche esempio per fare capire cosa sarebbe possibile:

-Linea prioritaria di credito per gli spazi Giovanili e per l’espressione della creatività: spazi dei Magazzini Generali,per arti, grafica, manualità e fablab.

-Linea di credito Giovanile e Intermedie per spazi della creatività teatrale , visuale e cinematografica e produzione musicale EX Macello

-Linea di credito per spazi condivisi di prossimità e di scambio delle competenze e delle azioni pratiche nelle ex scuole dismesse dei villaggi, sud e nord.

-Linea di credito per spazi aperti e coltivabili e autosostenibili, aree periurbane del comune e frammenti agricoli urbani per didattica dell’agricoltura.

-Linea di credito per autoproduttori abitanti temporanei e migranti, spazi di libera vendita, spazi franchi connessi alle aree di connessionee trasporto.

E’ una banca che eroga spazio e il debito che si crea è quello della cura e della produzione di socialità , il debito dell’uso è sostituito dalla rilevanza , il capitale circola e non si accumula se non nelle forme agili della sostenibilità credibile dello sforzo.

Luciano Marabello

18.12.2014 –Giornata Internazionale del Migrante

Tendopoli della palestra Pala Nebiolo – Messina

Un anno dopo, nonostante le denunce, le indignazioni, le promesse e le esigenze, al Pala Nebiolo è tutto uguale. Abbiamo creduto che le condizioni dei migranti avessero subìto, malgrado l’inadatta sistemazione in tenda, dei minimi miglioramenti, vista anche l’insistenza della prefettura a stabilizzare la struttura.

E invece, quello che abbiamo trovato è il reiterarsi di una miseria non più da tempo, troppo tempo, giustificabile con l’emergenza.

Bisogna andarci al Pala Nebiolo, vederli scalzi a dicembre, dopo un mese che sono in Sicilia, sentirne le storie, i tentativi di spiegarsi, di raccontare il viaggio interminabile e la permanenza qui, in un luogo ostile, disumano.

“Viviamo in totale povertà. Siamo molto poveri. Non abbiamo scarpe, i vestiti che indossiamo ce li hanno dati per strada le persone che abbiamo incontrato. Dentro ci trattano male ma fuori ci sono persone generose. Se siamo vestiti è grazie a loro”.

Ci mostrano le carte telefoniche ormai non funzionanti da tempo, dicono di aver provato a chiamare a casa, ma che dopo pochi minuti la comunicazione veniva interrotta e non più ripristinata. Da settimane riprovano a usare schede esaurite che non sono state più caricate, né sanno come e dove si potrebbero caricare. E soprattutto non hanno i soldi (la dotazione delle schede telefoniche e le relative ricariche sono fra gli impegni dell’ente gestore).

Sono stanchi e infreddoliti. Un ragazzo ci chiede perché non può imparare l’italiano, perché non c’è nessuno che dia loro qualche spiegazione o lezioni, visto che vogliono lavorare, rendersi utili, comunicare, studiare. Non sanno che questa non-accoglienza prevede l’annullamento delle necessità e dei desideri, il mero mantenimento della sopravvivenza.

Molti avrebbero bisogno di un sostegno psicologico professionale, avendo attraversato il deserto, il mare, periodi più o meno lunghi (da mesi a anni) di lavoro forzato in Libia per poter accumulare la somma da dare allo scafista. Non di rado si finisce senza motivo in centri di detenzione dove si pratica la tortura e lo stupro.

“Avete idea di cosa significhi attraversare il deserto, a piedi, da soli, senza niente? Tu hai mai attraversato il deserto? Un uomo solo, ad attraversare il deserto! Ho sofferto tanto anche in nave, sono sopravvissuto al mare, ho visto tante anime morire, ho visto mio fratello in mare”.

“Dateci qualcosa, dateci soldi, cibo, dateci qualcosa che fa freddo, non possiamo stare qui, portateci via, vi prego”.

“Voi non avete idea dei problemi che ci sono in Africa, non potete immaginare che grandi problemi ci sono. Ogni giorno muoiono bambini, bambini piccoli. Per questo siamo scappati. E ora non possiamo tornare. Per me, sarebbe stato meglio morire in mare che tornare.
Non posso tornare”.

“La notte non riesco a dormire. Se dormo rivedo tutte le morti in mare”.

“Dentro ci trattano come scimmie. Fuori no, la gente è buona”.

“Non capisco perché ci fanno le visite di notte. Il medico viene sempre e solo di notte, quando tutti dormono e ne visita soltanto uno, due. Abbiamo bisogno di cure. Perché fanno venire il medico solo ogni tanto e quando non lo sappiamo, quando dormiamo? Perché non ce lo dicono? In molti stanno male”.

E non c’è da dubitarne visto che sono continuamente esposti alle intemperie, con le tende perennemente allagate, i pantaloni di una tuta in acetato, una magliettina di cotone e infradito.

Guardiamo i loro piedi nudi con rinnovato desolante imbarazzo. Un tonfo.

E’ così da 14 mesi. Loro ruotano, se ne vanno e arrivano altri, ma sono sempre piedi nudi, spalle scoperte, la pioggia battente sulle tende che non fa dormire, i pasti che dicono insufficienti, la poca acqua, il bisogno di igiene, di mettersi una crema sulla pelle secca e screpolata fra deserto e vento, mare e gelo, il desiderio di capire cosa bisogna fare per andare avanti, come possono iniziare ad imparare la lingua, lavorare, con chi parlare, di cosa, come instaurare dei rapporti.

Che diritti hanno?

Se lo chiedono spesso, vorrebbero capire come vivere quella nuova vita qui per la quale hanno perso tutto.

Non sanno che le istituzioni non l’hanno prevista questa nuova vita: preferiscono imprigionarli in un sistema semi-detentivo, dove i bisogni primari sono rispettati a mala pena, in maniera parziale e non di rado insufficiente e la persona è lasciata a sé stessa, senza che le venga offerto un aiuto per imparare, una doverosa spiegazione sulla propria condizione, un’attività.

Ieri era stato loro comunicato che noi manifestanti eravamo lì per protestare contro di loro e proprio per questo all’inizio nessuno usciva e ci fissavano impauriti oltre il cancello.

Gli avvicinamenti, le parole, il legame che già hanno con chi a volte li visita oppure è loro tutore, li ha infine convinti a uscire,  a unirsi al sit-in.

Hanno applaudito quindi, al gesto di protesta, allo striscione e alle bandiere appese, all’invasione del loro “recinto”, al grido forte e inesauribile di “No borders, no nations”.

Poi, la concitazione della denuncia, la richiesta disperata di portarli via, la fame e il freddo, di nuovo, tagliente, implacabile, il ringraziamento per ciò che non facciamo ma vorremmo, per la promessa di tornare, anche se poco abbiamo e meno possiamo, per la vicinanza, per non lasciarli.

“Qui stiamo morendo”.

Forse gli appelli sono inutili e i responsabili non si sensibilizzeranno tutto d’un tratto verso queste condizioni, avendole dovute o volute perpetrare per così tanto tempo, ma di fronte a tanto palese dolore, alla mancanza atroce di tutto, a diritti infanti e necessità scoperte come nervi, non possiamo che alzare la voce e chiedere, nuovamente, che la tendopoli del Pala Nebiolo e la caserma di Bisconte chiudano al più presto.

E rinnoviamo a chi ci ascolta l’appello  pratico a donare, non perché riteniamo che il volontariato esaurisca il nostro ruolo politico ma perché chi sta più in alto ci ha voluto lasciare solo questo da amministrare. E perciò, pur provando a forzare questo limite, vogliamo continuare a restare umani dividendo semplicemente quello che si ha, quello che si può.

Combattere per i diritti dei migranti, significa combattere per noi stessi, perché quella ferita ci macchia, perché uno Stato che si esercita a dismunizzare le proprie strutture con i migranti, può un giorno passare a farlo con i suoi stessi cittadini, così come già in alcuni posti accade.

Combattere per i diritti dei migranti significa combattere per l’umanità intera, per il diritto supremo di essere e muoversi liberamente.

CMdB – Gruppo Politiche Migratorie

Messina 15/12/14

Gentile dott. Stella

Nell’articolo pubblicato a Sua firma dal Corriere della Sera lo scorso 11 dicembre, Lei mostra grande attenzione al tema del dissesto idrogeologico.
Chi le scrive è il Dott. Geologo Antonio Gambino, che da quasi venti anni esercitala libera professione in particolare sul territorio comunale di Messina.
Spesso con un forte senso di frustrazione ed impotenza, dovuta al fatto che il nostro Paese non ha mai pensato ad una seria pianificazione del territorio, che tenga in gran conto del suo stato di fragilità (e ad oggi mi sembra ancora lontano dal farlo). Non voglio entrare nel merito di alcune vicende da lei riportate, cui ha risposto con dovizia di particolare il sindaco della nostra città, in una lettera (il 15/12/2014 sul sito ufficiale della Giunta); quanto soffermarmi sul ruolo che lei affida all’ingegnere Capo del Genio Civile.
Dal suo articolo risulta quasi normale che il compito dell’Ingegnere Capo di Genio Civile (di qualunque città esso sia non importa) debba essere quello di fermare gli speculatori edilizi (e sono tantissimi nella nostra città, come in altre, per esempio penso a Genova, che ha un orografia molto simile a Messina). Ma le normative vigenti in materia affidano agli uffici del Genio Civile il ruolo di verificare l’idoneità strutturale dei manufatti rispetto alle normative in materia sismica (attualmente il vigente D.M. 14.012008), il tutto correlato con il contesto urbanistico e la sicurezza del territorio, in cui gli stessi si insediano. Specificato ciò, sono ben felice che l’ex ingegnere capo abbia svolto un ruolo di “sentinella del territorio”, bloccando alcuni progetti perchè inseriti in contesti urbani con viabilità inadeguate, piuttosto che insediati in aree collinari, sensibilmente acclivi, in cui la realizzazione dei fabbricati comportasse notevoli modifiche, alterando in maniera reversibile con sbancamenti e riporti il delicato equilibrio morfologico del territorio. Ma talvolta alcuni dinieghi posti in essere dal suo ufficio, non rispondevano a pieno a precisi criteri tecnici delle norme vigenti in materia.
Con la conseguenza, che lei ben conoscerà, che molti dei provvedimenti di diniego del Genio Civile con a capo l’ing. Sciacca, sono stati appellati al TAR.
Ma di questo lo stesso ing. Sciacca era consapevole, durante l’esercizio delle sue funzioni. Quindi a mio modesto parere, l’unico modo per bloccare le ORRIBILI, INUTILI e PERICOLOSE speculazioni edilizie, servono buoni Piani Regolatori; poi tutti gli enti preposti al controllo del territorio devono fare la loro parte. Su ciò mi sono trovato d’accordo con l’ing. Sciacca in alcuni dibattiti pubblici su questi temi. Quindi, nella convinzione che la corretta pianificazione dei territori, con riferimento alla loro fragilità, debba essere contemplata in primis nei P.R.G., sono fiducioso che la strada intrapresa dalla Giunta di Messina sia quella giusta, proprio perchè parte da uno studio della suscettività dei territori redatto da un gruppo di ricercatori dell’Enea, incaricati dal Comune di Messina all’indomani dei disastri di Giampilieri (novembre 2009).
A margine, devo riconoscere che mi è spiaciuto leggere che poichè nel nostro territorio si sono potuti verificare abusi edilizi (e potranno continuare a verificarsi, speriamo mai più) non dobbiamo più chiedere aiuto economico allo stato. Le ricordo che un conto sono gli abusi edilizi, un altro un disastro geomorfologico come quello che ha in parte devastato Giampilieri ed ucciso 37 persone. Quell’evento, che lei ci creda o no, con l’abusivismo non ha avuto nulla a che fare……………….ma è un altra vicenda, che spero un giorno poterle raccontare.
Cordiali saluti.

Antonio Gambino

La direttiva europea “Discariche” 1999/31/CE, recepita in legge con il D.lgs. 13 gennaio 2003, n. 36 vieta il conferimento di rifiuti tal quale in discarica e prescrive opportuni trattamenti (p.es. trattamento meccanico biologico o TMB) allo scopo di ostacolare la produzione di percolato e meglio tutelare l’igiene e la salute pubblica. Pertanto da ben 11 anni molte discariche italiane – ed in particolare quasi tutte le discariche, fra cui quella di Mazzarrà S.Andrea – sono illegali ed hanno operato in deroga. Nel 2007 la Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia per lo stato di illegalità nel quale 208 discariche hanno operato, e dopo ben 7 anni di pazienza ha comminato all’Italia una sanzione di 40 milioni di euro per il pregresso dal 2007, e ben 42.8 milioni ogni 6 mesi (salvo scontarne quote man mano che discariche vengono messe a norma).
Da queste circostanze legislative, Messinambiente elaborò il progetto in questione che venne approvato nell’ottobre 2008, in deroga alla ZPS, probabilmente per ragioni emergenziali e sulla quale se ne obietta la legittimità. Zero Waste Sicilia auspica che la magistratura al più presto si pronunci sulla legittimità del progetto e si dichiara incompetente a valutare questa questione.
Dal punto di vista tecnico gli impianti di TMB servono a separare dalla frazione residua dei rifiuti urbani (R.U.R) la frazione umida (che resta comunque un po’ sporca di metalli, plastiche, vetro, ecc.) e la frazione secca indifferenziata (che resta comunque un po’ sporca di frazione organica).
La biostabilizzazione serve a sottrarre l’umidità e a rendere la frazione umida il più possibile inerte, e quindi ad impedire la formazione del percolato per alcuni anni. Si producono il cosiddetto compost grigio, che può essere usato per bonificare le discariche non a norma (e.g. Portella Arena). A questo punto sono possibili almeno due opzioni:
a) quella indicata dal progetto ovvero l’abbancamento nella stessa area di Pace in due invasi opportunamente predisposti e relativamente piccoli, e/o l’eventuale predisposizione per la produzione di combustibile da rifiuti con la frazione secca (C.S.S.);
b) quella auspicata dalla mia associazione ovvero quella del massimo recupero di materia trasformandolo a costo zero in TMB-RM, cioè TMB a recupero di materia.
La prima opzione potrebbe far gola ad un gestore privato – che si mormorava fosse l’idea dei vertici di Messinambiente di allora – che mediante il CSS potrebbe realizzare ulteriori interessanti profitti, vendendolo a cementifici o centrali elettriche, eventualità che Zero Waste Sicilia aborrisce per due motivi:
1) è concorrenziale con la raccolta differenziata e con il recupero di materia;
2) è un combustibile fortemente inquinante che può produrre emissioni nocive (diossine, furani, PCB, metalli pesanti polveri sottili, ultrasottili, ecc.), tant’è che insieme ad altre 6 associazioni nazionali abbiamo denunciato alla Commissione Europea l’incongruità del Decreto Clini, che ha legalizzato il CSS in Italia, perché in violazione di parecchie direttive europee.
Una gestione dell’impianto non interessata ad un profitto immediato è invece quello del massimo possibile recupero di materie prime seconde dai materiali scartati ed è coerente con la Strategia Rifiuti Zero 2020, oltre che con la direzione indicata dal Parlamento Europeo con crescente pressione sui governi. Infatti la risoluzione del Parlamento Europeo del 20/05/2012 dal titolo “Un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse ” al punto 34: … sottolinea che le discariche esistenti potrebbero essere utilizzate come DEPOSITI DI MATERIE PRIME (estrazione mineraria urbana) … . A nostro parere questo comma è di grande rilevanza per la questione in esame. Una discarica messa a norma smette di essere quella bomba ecologica cui siamo abituati, ma diventa un deposito temporaneo da quale è possibile estrarre continuamente materie prime seconde, senza alcun pericolo per igiene e salute pubblica, ed un serio aiuto alla diminuzione del saccheggio delle risorse del pianeta. In Gran Bretagna i comuni concedono già da qualche anno l’ingresso in discarica a compagnie private per questa innovativa estrazione mineraria urbana.
Alla base di questa risoluzione del Parlamento Europeo c’è l’indicazione di una circolarizzazione dell’economia, esplicitata nella decisione (Gazzetta dell’UE del 28 dicembre 2013) che adotta il VII programma d’azione in campo ambientale (7° PAA).
Tale programma prevede la realizzazione da parte dell’UE da un lato e degli Stati membri dall`altro, di misure nel quadro di 9 obiettivi prioritari. Citiamo due brevi stralci del piano:
“…Prosperità e ambiente sano saranno basati su UN’ECONOMIA CIRCOLARE senza sprechi, in cui le risorse naturali sono gestite in modo sostenibile e la biodiversità è protetta, valorizzata e ripristinata in modo tale da rafforzare la resilienza della nostra società. …”
“…Gli attuali sistemi di produzione e di consumo dell’economia globale generano molti rifiuti e assieme alla domanda crescente di beni e servizi e all’esaurimento delle risorse contribuiscono ad aumentare i costi di materie prime fondamentali, minerali ed energia, generando ancora più inquinamento e rifiuti, aumentando le emissioni globali di gas serra e inasprendo il degrado del suolo, la deforestazione e la perdita di biodiversità. Quasi due terzi degli ecosistemi mondiali sono in declino ed è comprovato che i limiti del pianeta per la biodiversità, i cambiamenti climatici e il ciclo dell’azoto sono già stati superati. “…
In buona sostanza, come abbiamo avuto modo di sostenere in altre audizioni presso questa commissione, l’Europa ritiene che il recupero di materie prime seconde dai nostri scarti sia una opzione strategica. Il sistema industriale europeo (soprattutto quello italiano) necessita di materie prime che in gran parte vanno importate. Tuttavia i paesi principali fornitori (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), sono in grande sviluppo ed è facile prevedere che in futuro tenderanno ad usare le materie prime sempre più per i loro consumi interni. Pertanto ne esporteranno in Europa sempre meno e sempre a più caro prezzo. In questo scenario l’Europa intravede lo spettro della desertificazione industriale nel medio-lungo periodo e, pertanto, suggerisce quella che ritiene essere l’alternativa più valida e miglire dal punto di vista ambientale.
In conclusione Zero Waste Sicilia intravede i seguenti:
Vantaggi:
1) No spese di trasporto a siti lontani
2) No emissioni inquinanti nel trasporto, né sgrondi ed altro
3) Assenza o al peggio limitatezza di emissioni odorigene
4) Riduzione dell’inquinamento
5) Questione etica: chi fa rifiuti se li tenga vicino e non ne scarichi i disagi ad altri
Svantaggi:
1) Mezzi d’opera nel sito
2) L’umido non diventa compost (fino a quando non si realizza anche un impianto di
compostaggio comunale, o non si procede al revamping del depuratore di Mili per
biodigerire anche l’umido di qualità).
Ne concludiamo che a condizione di una gestione pubblica dell’impianto di Pace, impostata su
una concezione dello stesso differente dagli intendimenti iniziali ma dirett al massimo recupero
possibile di materia, in accordo a quanto indicato dalla politica ambientale europea sia una opzione
accettabile e praticabile.
Beniamino Ginatempo
pres. Zero Waste Sicilia
firmatario Cambiamo Messina dal Basso
Messina 8/12/2014