Aria di casa

Ieri sono tornato a Messina, dopo quasi un mese che non la rivedevo, dal mio esilio volontario (leggasi università) al fronte nord. Devo dire che tornare nella propria città dopo un po’ di tempo dall’ultima volta che ne hai avuto notizie ti dà un po’ il brivido della scoperta. Chissà cosa è successo in un mese? La raccolta differenziata avrà raggiunto l’80%? È stato aperto un centro per messinesi affetti dal morbo della seconda e terza fila (con generose critiche da parte di Confindustria perché dopo l’apertura le vendite sono calate)? Accorinti ha cambiato maglietta? Nessuna di queste favolose notizie mi accoglie. Mi accolgono invece due notizie, una attesa/prevista l’altra un po’ meno.

La prima è che la Digos è entrata al comune, non per supplire all’assenza dei carabinieri in consiglio comunale lamentata dalla sua presidentessa Barrile, ma per una più breve visita per ottenere i documenti relativi alle commissioni consiliari. A riepilogare ci pensa Tempo Stretto, tra le 57 e le 59 convocazioni al mese tra commissioni, sedute di consiglio (14) e riunioni di capigruppo (7). Eppure il consiglio su 14 sedute si è espresso solo su 5 delibere, in media una ogni tre insomma. Ogni convocazione costa 56 euro, anche stavolta per noi che abbiamo fatto il classico fa il conto Tempo Stretto arrivando ad un totale di 900.000 euro in un anno. Approda anche a Messina Gettonopoli, che a quanto pare non si ferma neanche ad Agosto, che vede oltre alle rustute classiche del periodo una magnata in compagnia di 60 convocazioni. La prima notizia, dopo Siracusa e Agrigento, non mi sconvolge. Non mi sconvolgono neanche certi commentatori che propongo di eliminare il gettone di presenza ed insieme anche agli stipendi per fare della politica non una professione ma “un volontariato civile” che ci avvicini all’origine vera e pura della democrazia. Siccome nella vita non facciamo tutti gli avvocati e non gestiamo tutti corsi di formazione, né ci facciamo finanziare dai partiti che si fanno finanziare dalle cene a mille euro di Renzi, ma facciamo ugualmente politica vorrei sapere come io, precario, operatore in un call-center, disoccupato o semplicemente povero fesso senza una lira, come io posso fare il consigliere comunale. Questo per due ragioni: la prima è che per essere eletto ci vuole un movimento che mi faccia campagna elettorale, per fare la campagna elettorale ci vogliono soldi, per fare i soldi non ci vuole un fiore come vorrebbe Renato ma il contributo di militanti e di chi occupa in nome del Movimento cariche pubbliche che devolve una parte del proprio stipendio per questo. Il mio sogno non è quello di avere 4 consiglieri ma di averne 40, e per affrontare competizioni elettorali alla pari dobbiamo avere tutti le stesse possibilità di essere eletti e cioè le stesse posizioni di partenza. Insomma, io non posso competere con una campagna elettorale da 100.000 euro e più, ma forse qualcosa per il prossimo mandato potrei anche raccoglierla. La seconda ragione invece si richiama allo spirito originario della democrazia: il gettone fu inventato ad Atene, la capitale virtuale dei nuovi sedicenti politici che si riuniscono al bar delle rose, per fare in modo che potesse partecipare alla vita politica anche chi non poteva permettersi di perdere una giornata di lavoro, per dirla come Woody Allen: cosa si mangia stasera? E ritorniamo sempre al discorso che non tutti facciamo le rustute di commissioni a Ferragosto e che, in buona sostanza, quando Totò diceva “a proposito di politica: che si mangia?” forse non sbagliava domanda. È sicuro che da quel piatto si mangia troppo, in troppi e anche chi non ne avrebbe assolutamente bisogno. Fare politica del resto non vuol dire arricchirsi, ma neanche fare i monaci, magari Renato ha un po’ l’aria dell’eremita francescano, ma io mi sento comunista non frate.

La seconda notizia è quella che più mi ha sorpreso: Mrs. President Barrile posteggia in un posto per disabili, una poveraccia che si vede tolto il posto chiama i carabinieri, che fanno la multa, che ricevono una telefonata di protesta. Immaginando la telefonata sia stata recepita perfettamente (la battuta qua è fin troppo facile), ne è uscita una lamentela basata sulla convinzione della stessa che Ferlisi (comandante dei vigili urbani) ce l’avesse con lei (per la questione già citata dell’aula consiliare “scoperta”) e perciò si fosse vendicato. Sono lieto di poter dare il merito a Ferlisi di aver smentito quelle brutte battute su carabinieri e vigili urbani che non li penserebbero capaci di certe vendette così elaborate.
Il Karma del resto non sembra essere molto favorevole alla nostra Mrs. che con Gettonopoli si ritrova tra le mani una patata bollente e una malanova realizzatasi probabilmente lanciata da Lucy Fenech dopo che la sua proposta di modifica del regolamento consiliare sui gettoni di presenza (inviato alla stessa) non era stato più calendarizzato.

Qualcuno diceva che ad aiutare la Chiesa Cattolica più di tutti nella propria innovazione e pulizia interna non sia stato tanto Papa Francesco quanto la magistratura, che più o meno è quello che succede da noi da un annetto circa, a quanto pare infatti i tornelli all’ingresso del comune (adesso rimossi) non impedivano solo al sindaco di entrare scalzo nel Palazzo, piuttosto tenevano lontani polizia e magistratura, l’era dei post-tornelli è infatti costellata di inchieste, dai corsi d’oro ai brogli elettorali, dalle partecipate a Gettonopoli, esaurito il magico potere dei tornelli la giustizia ha potuto finalmente camminare (senza scarpe) fino alla stanza dei bottoni. Se è vero però che nell’era post-tornelliana il comune è diventata la casa di tutti ed adesso c’è un bell’affollamento in entrata (voglio vedere come la CGIL faceva assaltare la stanza del sindaco altrimenti, praticamente gliel’ha regalata) non abbiamo ancora risolto il problema del flusso in uscita, e cioè quelli che sono entrati ormai eoni fa ancora non sono usciti, ma tra macchine parcheggiate sui posti per disabili, Gettonopoli, e una nuova bella presenza (in divisa) a Palazzo Zanca siamo sicuri che accompagnati da una nuova turnazione elettorale (o da qualcun altro) risolveremmo anche questo problema: che entrano tutti, ma nessuno esce.

Si potrebbe dire che ho ritrovato insomma aria di casa, per esprimerla come Woody Allen “Messina è la mia città e lo sarebbe sempre stata”

Giuseppe Ialacqua

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