Archivi della categoria: Politiche migratorie

Hi Bro, “ciao fratello

Nell’ambito delle attività dell’Assessora collettiva Mata che si occupa prevalentemente di Diritti, tutti i giovedì, dalle 16:30 alle 18:30 presso la nostra sede in Via Mario Giurba 15 già dal mese di dicembre, attiviste e attivisti del Movimento, con il prezioso aiuto di volontarie di Sant’Egidio, hanno dato vita ad un Laboratorio di Integrazione per ragazzi stranieri, di età diversa, di provenienza diversa.  Hi Bro, … Continua a leggere Hi Bro, “ciao fratello »

La dignità di restare umani

Sono le 17:47 di mercoledì 30 gennaio 2019. Dopo 12 giorni in mare, di cui 5 fermi ad un miglio dalla costa a Nord di Siracusa, arrivano le disposizioni per le operazioni di sbarco. La Sea Watch 3 navigherà fino al porto di Catania ed è lì che sbarcheranno i 47 migranti, tra cui 15 minori, salvati dell’equipaggio della ong dopo l’ennesimo naufragio nel mar … Continua a leggere La dignità di restare umani »

In merito alla paventata apertura di un hotspot a Messina

In merito alla paventata apertura di un hotspot a Messina All’ annuncio – l’ennesimo – della realizzazione di un hotspot per migranti all’interno della ex caserma Gasparro di Bisconte, non si può che rispondere con un secco e deciso no. Un ‘no’ non soltanto all’apertura di un hotspot nella nostra città (posizione difesa in questi giorni da quei gruppi politici che, anche a Messina, cavalcano … Continua a leggere In merito alla paventata apertura di un hotspot a Messina »

Fiaccolata per le vittime del Mediterraneo

“ La storia arrotonda gli scheletri allo zero. Mille e uno fa sempre mille. Quell’uno è come se non fosse mai esistito: un feto immaginario, una culla vuota, un sillabario aperto per nessuno, aria che ride, grida e cresce, scala per un vuoto che corre giù in giardino, posto di nessuno nella fila.” Wislawa Szymborska Una fiaccolata per ricordare i tantissimi migranti che hanno perso la … Continua a leggere Fiaccolata per le vittime del Mediterraneo »

Fiaccolata per le vittime del Mediterraneo

Il ribaltamento di un barcone che trasportava più di 700 migranti nel Canale di Sicilia avvenuto sabato notte, è l’ennesima tragedia preannunciata. Politiche guerrafondaie di respingimento e di segregazione portate avanti dall’UE e dall’Italia hanno causato un’autentica mattanza di uomini, donne e bambini nel Mediterraneo, la cui unica “colpa” è stata quella di fuggire da fame, guerre, guerriglie, colpi di stato, dittature militari, terrorismo, deportazioni, … Continua a leggere Fiaccolata per le vittime del Mediterraneo »

18.12.2014 –Giornata Internazionale del Migrante

Tendopoli della palestra Pala Nebiolo – Messina

Un anno dopo, nonostante le denunce, le indignazioni, le promesse e le esigenze, al Pala Nebiolo è tutto uguale. Abbiamo creduto che le condizioni dei migranti avessero subìto, malgrado l’inadatta sistemazione in tenda, dei minimi miglioramenti, vista anche l’insistenza della prefettura a stabilizzare la struttura.

E invece, quello che abbiamo trovato è il reiterarsi di una miseria non più da tempo, troppo tempo, giustificabile con l’emergenza.

Bisogna andarci al Pala Nebiolo, vederli scalzi a dicembre, dopo un mese che sono in Sicilia, sentirne le storie, i tentativi di spiegarsi, di raccontare il viaggio interminabile e la permanenza qui, in un luogo ostile, disumano.

“Viviamo in totale povertà. Siamo molto poveri. Non abbiamo scarpe, i vestiti che indossiamo ce li hanno dati per strada le persone che abbiamo incontrato. Dentro ci trattano male ma fuori ci sono persone generose. Se siamo vestiti è grazie a loro”.

Ci mostrano le carte telefoniche ormai non funzionanti da tempo, dicono di aver provato a chiamare a casa, ma che dopo pochi minuti la comunicazione veniva interrotta e non più ripristinata. Da settimane riprovano a usare schede esaurite che non sono state più caricate, né sanno come e dove si potrebbero caricare. E soprattutto non hanno i soldi (la dotazione delle schede telefoniche e le relative ricariche sono fra gli impegni dell’ente gestore).

Sono stanchi e infreddoliti. Un ragazzo ci chiede perché non può imparare l’italiano, perché non c’è nessuno che dia loro qualche spiegazione o lezioni, visto che vogliono lavorare, rendersi utili, comunicare, studiare. Non sanno che questa non-accoglienza prevede l’annullamento delle necessità e dei desideri, il mero mantenimento della sopravvivenza.

Molti avrebbero bisogno di un sostegno psicologico professionale, avendo attraversato il deserto, il mare, periodi più o meno lunghi (da mesi a anni) di lavoro forzato in Libia per poter accumulare la somma da dare allo scafista. Non di rado si finisce senza motivo in centri di detenzione dove si pratica la tortura e lo stupro.

“Avete idea di cosa significhi attraversare il deserto, a piedi, da soli, senza niente? Tu hai mai attraversato il deserto? Un uomo solo, ad attraversare il deserto! Ho sofferto tanto anche in nave, sono sopravvissuto al mare, ho visto tante anime morire, ho visto mio fratello in mare”.

“Dateci qualcosa, dateci soldi, cibo, dateci qualcosa che fa freddo, non possiamo stare qui, portateci via, vi prego”.

“Voi non avete idea dei problemi che ci sono in Africa, non potete immaginare che grandi problemi ci sono. Ogni giorno muoiono bambini, bambini piccoli. Per questo siamo scappati. E ora non possiamo tornare. Per me, sarebbe stato meglio morire in mare che tornare.
Non posso tornare”.

“La notte non riesco a dormire. Se dormo rivedo tutte le morti in mare”.

“Dentro ci trattano come scimmie. Fuori no, la gente è buona”.

“Non capisco perché ci fanno le visite di notte. Il medico viene sempre e solo di notte, quando tutti dormono e ne visita soltanto uno, due. Abbiamo bisogno di cure. Perché fanno venire il medico solo ogni tanto e quando non lo sappiamo, quando dormiamo? Perché non ce lo dicono? In molti stanno male”.

E non c’è da dubitarne visto che sono continuamente esposti alle intemperie, con le tende perennemente allagate, i pantaloni di una tuta in acetato, una magliettina di cotone e infradito.

Guardiamo i loro piedi nudi con rinnovato desolante imbarazzo. Un tonfo.

E’ così da 14 mesi. Loro ruotano, se ne vanno e arrivano altri, ma sono sempre piedi nudi, spalle scoperte, la pioggia battente sulle tende che non fa dormire, i pasti che dicono insufficienti, la poca acqua, il bisogno di igiene, di mettersi una crema sulla pelle secca e screpolata fra deserto e vento, mare e gelo, il desiderio di capire cosa bisogna fare per andare avanti, come possono iniziare ad imparare la lingua, lavorare, con chi parlare, di cosa, come instaurare dei rapporti.

Che diritti hanno?

Se lo chiedono spesso, vorrebbero capire come vivere quella nuova vita qui per la quale hanno perso tutto.

Non sanno che le istituzioni non l’hanno prevista questa nuova vita: preferiscono imprigionarli in un sistema semi-detentivo, dove i bisogni primari sono rispettati a mala pena, in maniera parziale e non di rado insufficiente e la persona è lasciata a sé stessa, senza che le venga offerto un aiuto per imparare, una doverosa spiegazione sulla propria condizione, un’attività.

Ieri era stato loro comunicato che noi manifestanti eravamo lì per protestare contro di loro e proprio per questo all’inizio nessuno usciva e ci fissavano impauriti oltre il cancello.

Gli avvicinamenti, le parole, il legame che già hanno con chi a volte li visita oppure è loro tutore, li ha infine convinti a uscire,  a unirsi al sit-in.

Hanno applaudito quindi, al gesto di protesta, allo striscione e alle bandiere appese, all’invasione del loro “recinto”, al grido forte e inesauribile di “No borders, no nations”.

Poi, la concitazione della denuncia, la richiesta disperata di portarli via, la fame e il freddo, di nuovo, tagliente, implacabile, il ringraziamento per ciò che non facciamo ma vorremmo, per la promessa di tornare, anche se poco abbiamo e meno possiamo, per la vicinanza, per non lasciarli.

“Qui stiamo morendo”.

Forse gli appelli sono inutili e i responsabili non si sensibilizzeranno tutto d’un tratto verso queste condizioni, avendole dovute o volute perpetrare per così tanto tempo, ma di fronte a tanto palese dolore, alla mancanza atroce di tutto, a diritti infanti e necessità scoperte come nervi, non possiamo che alzare la voce e chiedere, nuovamente, che la tendopoli del Pala Nebiolo e la caserma di Bisconte chiudano al più presto.

E rinnoviamo a chi ci ascolta l’appello  pratico a donare, non perché riteniamo che il volontariato esaurisca il nostro ruolo politico ma perché chi sta più in alto ci ha voluto lasciare solo questo da amministrare. E perciò, pur provando a forzare questo limite, vogliamo continuare a restare umani dividendo semplicemente quello che si ha, quello che si può.

Combattere per i diritti dei migranti, significa combattere per noi stessi, perché quella ferita ci macchia, perché uno Stato che si esercita a dismunizzare le proprie strutture con i migranti, può un giorno passare a farlo con i suoi stessi cittadini, così come già in alcuni posti accade.

Combattere per i diritti dei migranti significa combattere per l’umanità intera, per il diritto supremo di essere e muoversi liberamente.

CMdB – Gruppo Politiche Migratorie

Cambiamo Messina dal Basso apprende con sgomento la notizia dell’assurda aggressione che ha colpito il Circolo Arci Thomas Sankara. Esprimiamo la massima solidarietà a tutte e tutti i militantii del Circolo e siamo a disposizione per contribuire ad una pronta ripresa delle attività.

Il Movimento Cambiamo Messina dal Basso esprime forte preoccupazione per l’attentato compiuto nella notte tra il 3 e il 4 settembre contro la caserma Gasparro nel Rione Bisconte, destinata ad accogliere temporaneamente i migranti in arrivo a Messina.
Per quanto anche il movimento abbia espresso delle forti perplessità sull’opportunità di utilizzare una ex caserma per farne un centro CARA secondo una modalità di accoglienza per nulla inclusiva, temiamo tuttavia che tale gesto potrebbe rappresentare un grave atto d’intolleranza e di intimidazione contro gli stessi migranti, teso al contempo ad affermare una sorta di controllo mafioso sul territorio.
Fermo restando che competerà a chi di dovere far luce sul vero movente di questo gravissimo gesto, il movimento CMdB ribadisce la propria vicinanza e solidarietà verso tutti i migranti e tutte le associazioni e volontari, si adopererà perché si mettano in campo forme vere di accoglienza contro ogni logica securitaria e repressiva, lotterà con intransigenza contro ogni rigurgito razzista e contro ogni forma di intimidazione mafiosa.
Movimento Cambiamo Messina dal Basso

Comunicato del Gruppo Immigrazione del Movimento Cambiamo Messina dal Basso

Il movimento CMdb si è strutturato nel tempo in vari gruppi tematici aperti a tutta la cittadinanza in cui confrontarci su tematiche di interesse sociale e politico. Il gruppo Immigrazione è nato quando già Messina si trovava a fronteggiare quella che ci è stata comunicata come “emergenza migranti” nell’ottobre/novembre 2013.
In questi mesi di esperienza, di discussione con i cittadini, di confronto con i migranti abbiamo maturato la nostra linea politica.
Per quanto sembri superfluo, ai cittadini messinesi non sono ancora chiare le responsabilità di ciò che sta accadendo e le aree di competenza fra istituzioni: l’accoglienza ai migranti è totalmente affidata alla prefettura e al ministero, che hanno di fatto istituito un centro di smistamento dei migranti nella palestra Pala Nebiolo e nel campo da baseball adiacente. L’accoglienza provvisoria, che doveva essere solo per tre giorni all’inizio, poi due settimane, ha continuato a prolungarsi a dismisura.
Il Comune non ha i mezzi per poter impedire la creazione di questo centro, tra l’altro non identificato giuridicamente, che sta funzionando un po’ da Cara e un po’ da CPA, secondo l’embrionale modello di centro di accoglienza dato dall’obsoleta legge Puglia del 1995. Le acritiche disposizioni ministeriali che hanno dirottato verso la nostra città questo afflusso immane di immigrati, semi-detenuti in un luogo che era provvisorio ed inadeguato già 5 mesi fa e sul quale si è espressa negativamente anche l’ASP, hanno condannato Messina ad uno spettacolo vergognoso. Il sovraffollamento della struttura, l’inadeguata assistenza sanitaria (pur con le dovute eccezioni), legale e linguistica, l’esiguità di traduttori e mediatori all’interno del plesso, il regime ingiusto ed ingiustificabile di detenzione di persone libere, che non hanno commesso alcun reato e che il più delle volte cercano solo di ricongiungersi con i famigliari anche al di là dei confini italiani o fanno domanda di asilo, sono aspetti che identificano una situazione di grave degrado ed insostenibilità. Le alternative proposte nei vari tavoli tecnici dal sindaco e dalla giunta sono state sempre respinte, nonostante non fossero meno dignitose o carenti rispetto alla già comprovata inadeguatezza della palestra Pala Nebiolo e del campo, i quali continuano ad essere non a norma. Riteniamo pertanto che se esiste un impedimento legale al prolungarsi della sistemazione dei migranti nella palestra e nel campo, come suggerisce il referto dell’ASP, si agisca di conseguenza, con la stessa radicalità e prontezza con cui si è scartata l’ipotesi dell’alloggio temporaneo a Le Dune.
A fronte di una struttura come il Pala Nebiolo che ospita più di 300 persone senza garantire loro nemmeno l’accesso a dei servizi igienici dignitosi, in numero sufficiente né un minimo di privacy e in piena promiscuità, non possiamo che unirci alle denunce di tutta quella parte della società civile, dalle associazioni ai partiti ai liberi cittadini, che si indignano.
Siamo un movimento politico, ma pur non occupandoci di volontariato né avendo una visione assistenzialista dell’accoglienza, abbiamo scelto di agire sempre spontaneamente anche attraverso il servizio che ognuno dei nostri attivisti vuole e può offrire per contribuire al miglioramento della nostra città e in questi mesi, siamo stati presenti di fronte al Pala Nebiolo, intercettando gli estremi molteplici bisogni di queste persone: da quello fisico della fame, della nudità, della malattia, del freddo a quello più complesso e interiore della conoscenza dei propri diritti, del proprio status, di ricevere un supporto legale e psicologico o l’assistenza spirituale. Il Pala Nebiolo, nonostante il lavoro degli operatori immessi nel sistema chiuso e interamente gestito dalla prefettura dell’accoglienza, si configura come un lager.
Il destino giuridico dei migranti è appeso alla permanenza al suo interno, né avrebbero modo, privati di tutto, sopravvissuti in condizioni estreme in mare e non di rado feriti e vessati, di costruirsi un percorso diverso, di circolare liberamente, di spostarsi decidendo da sé del proprio futuro. Imbrigliati nelle procedure di riconoscimento e nelle lentissime pratiche burocratiche per ottenere l’asilo che possono durare pure anni, sono di fatto ostaggio del nostro stato, in luoghi al limite della sopravvivenza, dove non possono provvedere a sé stessi neanche per prepararsi una pietanza o cercando lavoro. Luoghi che tuttavia costano tanto allo stato, soprattutto perché i servizi di mensa e pulizia sono gestiti dagli enti che hanno vinto le relative gare d’appalto indette dalle prefetture.
Messina è l’assurdo atroce paradigma di un sistema di accoglienza fallimentare: securitario e dispendiosissimo.
Come movimento ci schieriamo nettamente contro la tendopoli, per la chiusura del Pala Nebiolo e respingiamo pure le ipotesi di costruzione di un centro di accoglienza nell’ex caserma di Bisconte, vedendo in ciò il pericolo della costituzione di un CARA o CIE, che provocherebbe un irreversibile frattura sociale nella città. Siamo a favore di percorsi SPRAR per i quali il Comune si è già attivato. Gli SPRAR sono sistemi di accoglienza integrati, molto meno costosi di qualsiasi centro, dove il richiedente asilo può ricevere la protezione di cui ha bisogno, può provvedere autonomamente ai propri bisogni e ricevere la possibilità di imparare la lingua e di interagire con la popolazione locale. Inoltre gli SPRAR sono percorsi definiti da progetti ben precisi e rivolti ad un numero limitato di persone.
Uno degli aspetti più assurdi e gravi che i messinesi hanno conosciuto con l’esperienza del Pala Nebiolo è che paradossalmente il migrante, il richiedente asilo, semplicemente una persona fuggita da condizioni di vita insostenibili (guerre, assassinii politici, fame, rappresaglie, prigionia) senza aver violato alcuna legge, venga trattato come un criminale, un pericolo pubblico, un elemento da emarginare e controllare dentro una struttura fatta di recinzioni, isolata, circondata da poliziotti, senza che alcuno sprovvisto dell’autorizzazione della prefettura vi possa entrare. E se entrare in un luogo simile è arduo per associazioni ed enti di tutela, persino rappresentanti di altre istituzioni, come quelle cittadine, che non godono di facoltà ispettive e l’autorizzazione prefettizia necessita di tempi irragionevolmente lunghi, rimane praticamente impossibile per un cittadino comune. In questo modo si limita fortemente qualsiasi funzione di monitoraggio di ciò che accade all’interno del Pala Nebiolo e del campo e si impedisce quella spontanea interazione fra i messinesi e i migranti che pur ostacolata da disinformazione e cancelli sbarrati, cerca di instaurarsi.
Riconosciamo gli errori del sindaco e della giunta nel non aver saputo gestire al meglio una situazione che rimane di competenza altrui, ma suggeriamo agli stessi un ritorno all’unica pratica politica che riconosciamo, ovvero quella della democrazia partecipata, del confronto con i cittadini, della meditazione assieme a tutti i messinesi e i migranti sul problema. La costituzione del laboratorio dei Beni Comuni è un passo importante, un primo traguardo, ma CMdB vuole estendere quanto più la partecipazione, coinvolgendo i cittadini nella risoluzione effettiva dei problemi.
Il movimento CMdB si occupa di vari argomenti di interesse politico e sociale: diritto al lavoro, scuola, sanità, pari opportunità, senzatetto, non-violenza, verde pubblico, diritti degli animali, ecc, per cui il gruppo Immigrazione si inserisce coerentemente in questo solco studiando e discutendo insieme ai cittadini le soluzioni che si ritengono più convenienti per l’attuale grave situazione in cui versano i migranti “non-accolti”. Per questo respingiamo qualsiasi accusa di “favorire” i migranti o occuparci soltanto del fenomeno dell’immigrazione ed altresì invitiamo tutti a creare un fronte politico forte, compatto, che ragionando sulle peculiarità, le condizioni specifiche e la drammaticità del problema locale e nazionale, denunci gli errori e le inottemperanze e che prospetti, richieda, progetta, partecipi alla risoluzione definitiva del problema.

cambiamomessinadalbasso