Cambiamo Messina dal basso: natura e prospettive del movimento

Cambiamo Messina dal basso è un bellissimo nome. E’ innegabile l’importanza di ciò che da quasi due anni è accaduto e sta accadendo in città (le peculiarità della nostra campagna elettorale, la straordinarietà del risultato ottenuto, gli obiettivi che abbiamo inserito nel nostro programma elettorale, il cambio di rotta che – nonostante le non poche criticità – quest’esperienza amministrativa rappresenta, e che da diverse parti d’Italia ci è riconosciuto). D’altro canto, Cambiamo Messina dal basso è un nome impegnativo, che richiama a concetti quali la partecipazione, la condivisione, la democrazia non solo rappresentativa ma partecipata.

E’ proprio questo uno dei nodi più problematici della nostra esperienza, quello che ha fatto esplodere le maggiori contraddizioni e che oggi è anche uno dei principali motivi per cui molti si dicono delusi.

La vicenda dolorosa della frattura con i due consiglieri che hanno scelto di lasciare il gruppo consiliare e il movimento, al di là delle diverse valutazioni sul Piano di riequilibrio, ha fatto emergere il già diffuso malcontento circa la comunicazione tra Giunta, consiglieri e movimento. In svariate occasioni molti, da più parti, hanno lamentato questo, e nel contempo chiesto che si mettessero in atto tutti quei meccanismi volti a recuperare il senso originario del nostro progetto.

Una valutazione responsabile non può non tenere in considerazione i tempi, il tecnicismo, la complessità delle scelte di chi amministra e anche il grado di responsabilità giuridica che esse comportano. Tuttavia, un’amministrazione che non fosse espressione di una più ampia e definita soggettività politica è destinata a isterilirsi e soccombere. Nella carta d’intenti si afferma l’autonomia e la libertà di critica costruttiva nei confronti dell’amministrazione, ma dentro un quadro di sostegno.

Abbiamo chiesto da tempo all’amministrazione un cambio di passo rispetto alla qualità della sua azione e alla condivisione delle scelte, sia nei confronti del movimento che più in generale come capacità di ascolto della città e delle forze sociali.

Tuttavia la critica va sempre mantenuta nel perimetro delineato dal fatto che  questa comunque è la nostra amministrazione, frutto di una battaglia politico – elettorale comune, con cui abbiamo avviato un’interlocuzione sempre più frequente e nella quale riponiamo grandi speranze per poter realizzare il maggior numero possibile degli obiettivi che ci proponiamo. Contribuire in modo generalizzato a porre in cattiva luce l’operato complessivo di questa amministrazione significa in larga misura, quasi automaticamente, gettare una luce negativa sul nostro movimento che il senso comune, correttamente, identifica come il soggetto politico che ha eletto il sindaco.  La critica e la vertenzialità nei confronti dell’amministrazione, pertanto, devono sempre essere intese “ad adiuvandum”, affinché la sua azione sia coerente con le speranze che ha suscitato.

Del resto, il gioco messo in campo dalle forze politiche che governano l’Europa, l’Italia e la Regione Sicilia, maggioritarie anche nel consiglio comunale, è quello di scaricare la responsabilità delle proprie scelte antipopolari: da un lato, su un soggetto astratto e impersonale come i “mercati”, facendosi così scudo dietro il paravento di una presunta oggettività tecnica delle scelte economiche, mentre di fatto si fanno  pagare i costi della crisi ai ceti più svantaggiati; dall’altro, sui sindaci, che tentano di soddisfare in un quadro di sempre maggiori difficoltà i bisogni della propria popolazione. Se questi sindaci possono in qualche modo rappresentare un elemento di rottura rispetto agli schemi consolidati del potere, la tenaglia si chiude con maggior forza, tanto da poter stritolare non solo quella specifica esperienza amministrativa, ma anche le speranze di cambiamento ad essa collegate.

Il movimento deve reagire a questa manovra indirizzando il malcontento popolare in primo luogo proprio contro quelle forze e quei governi che si sono fatti portatori delle politiche recessive là dove queste si decidono: la commissione europea, il governo nazionale e, per la parte di competenza, il governo regionale.

Alla nostra amministrazione dobbiamo chiedere di difendere la popolazione che rappresenta contro queste politiche e di non appiattirsi su una concezione notarile dell’azione amministrativa. Compito del movimento è sviluppare l’iniziativa politica che indichi all’amministrazione l’orizzonte verso cui tendere, sapendo però che il percorso amministrativo per raggiungerlo è irto di ostacoli, talvolta tortuoso, e comporta avanzamenti e arretramenti. I vincoli normativi, finanziari, politici, sono una realtà, ma questa realtà può essere forzata dalla nostra intelligenza e dalla lotta dei cittadini.

E’ possibile che il movimento si faccia portatore di una critica verso scelte specifiche dell’amministrazione, contro l’operato di singole aziende controllate dal Comune, di singoli assessori o di specifici dirigenti. In questo caso bisogna specificare la natura delle responsabilità politiche addebitate e le soluzioni alternative proposte.

Il movimento, sviluppata una propria presenza visibile nella città, affermato un proprio ruolo politico, messa in campo la sua capacità progettuale, non deve avere remore nel chiedere di condividere col sindaco e l’amministrazione, nel rispetto dei ruoli, su quali gambe debbano marciare i nostri progetti.

Attività del movimento

Occorre ripartire tutti dai documenti politici fondamentali, il programma e la carta d’intenti, per verificarne l’attuazione.

Dobbiamo aprire una riflessione sulla congruità degli elementi programmatici alla luce della concreta esperienza amministrativa.

Quindi, verificati punti di forza e di debolezza, bisogna: a) pubblicizzare, valorizzare, ampliare e consolidare quanto già fatto; b) lavorare per superare gli ostacoli che hanno impedito di realizzare quanto previsto; c) prendere atto di quanto si sia rivelato di fatto irrealizzabile o rispetto al quale occorra ricalibrare la proposta; d) individuare i possibili punti importanti che non hanno trovato posto nel programma e invece avrebbero dovuto esserci.

E’ inoltre sempre più evidente la necessità di tornare tra la gente poiché la verifica/ricostruzione del programma deve essere un processo partecipato con  momenti di confronto anche pubblici con la giunta e con la società. Il percorso  dei gruppi di lavoro, costituiti su aree tematiche individuate in ragione della loro importanza politico-amministrativa, deve necessariamente confrontarsi  con le conseguenze dell’attuale stato di predissesto,  con le ipotesi tracciate nel piano di riequilibrio nel caso venga approvato o con le conseguenze del dissesto nel caso che il piano fallisca o venga respinto.   Bisogna capire come fronteggiare e respingere le minacce implicite in queste evenienze, ma anche come si potrebbero valorizzare eventuali opportunità.

Accanto all’azione sui singoli temi, in massima parte di respiro locale, dobbiamo necessariamente sviluppare un punto unificante dell’azione sul territorio nella critica alle politiche di austerity portate avanti dal governo nazionale in raccordo con l’Europa, e su questo vanno sviluppate specifiche iniziative politiche, finalizzate anche a individuare gli spazi di manovra comunque possibili per l’amministrazione che abbiamo eletto e di come questa possa divenire il soggetto di una vertenza nazionale che metta in discussione le maglie strette del patto di stabilità.

E’ necessario che il movimento rilanci una più attiva presenza in città e prenda posizione sulle questioni fondamentali che riguardano la politica locale, nazionale, europea. E’ altrettanto importante che esso non disperda il patrimonio di energia e voglia di partecipazione che giovani, famiglie, cittadini vari hanno orientato su questo progetto: per far questo occorre recuperare alcuni degli ingredienti che ci hanno accompagnato durante la campagna elettorale (gioia, colori, condivisione, inclusività, convivialità delle differenze, …), affiancare ai codici tradizionali nuovi linguaggi creativi, non restare autoreferenziali ma riprendere i contatti che si sono allentati e interagire in modo dialettico e costruttivo con i vari soggetti, sociali e politici, presenti in città e in altre parti d’Italia. Data la natura particolare di un movimento che raccoglie in sé tante diversità (di esperienza, di provenienza politica, di età, di carattere, …), quest’esperienza ci sottopone ogni giorno ad un lavoro che, oltre che svilupparsi in città, va fatto dentro noi stessi e nelle nostre relazioni interpersonali. Come in ogni gruppo umano, le oscillazioni e i momenti di crisi sono fisiologici. Costruire è più difficile che distruggere, per cui alle forze disgreganti che, talvolta al nostro interno, molto più spesso fuori da noi (con riferimento significativo ai “poteri forti” che il progetto di CmdB è andato a mettere in discussione), bisogna opporre, costruttivamente, la forza del dialogo e quella che viene dal riconoscersi, seppur nelle differenze, dentro un orizzonte comune.

Gruppo consiliare, gruppi tematici e territoriali,  coordinamento

Si è riavviato un percorso di interlocuzione più organica tra gruppo consiliare e giunta. Importante è però trovare le modalità più efficaci perché questo percorso abbia il suo sbocco nel movimento e nella città, e nel contempo parta dal movimento e dalla città per raggiungere il Palazzo.

Se i tentativi di costruire canali di comunicazione sono fino ad oggi falliti, questo è dovuto non solo a una insufficiente capacità d’ascolto della giunta: bisogna ammettere al riguardo i limiti intrinseci al movimento, alla sua capacità di elaborare progettualità politica e di dotarsi dei necessari strumenti organizzativi. La scarsa comunicazione e condivisione dei processi decisionali della giunta da un lato e una condizione del movimento talvolta segnata da discontinuità e insufficiente visione complessiva, dall’altro, hanno determinato un contesto operativo non facile per un coordinamento che aveva come primo compito quello di raccordare l’una e l’altro. In tale situazione di oggettiva difficoltà, il coordinamento non è riuscito a ripensare la propria funzione e rispondere in maniera soddisfacente alle istanze di coinvolgimento e collegamento da parte dei singoli gruppi né, anche a causa dell’indeterminatezza della linea politica, a dare visibilità all’esterno alle posizioni del movimento. Risulta dunque evidente la necessità di ripensare la funzione del coordinamento, prima ancora che la sua composizione nominale, in modo che per il futuro possa svolgere in maniera soddisfacente quella funzione di collante dei gruppi, di raccordo con gli istituzionali, di rappresentanza all’esterno delle posizioni del movimento, che finora è mancata o è stata insufficiente.  Il movimento dunque, deve procedere alla ridefinizione dei compiti del coordinamento nel quadro complessivo di un rinnovato slancio politico e di una diversa e più adeguata articolazione organizzativa.

È necessario che il movimento, accanto ai gruppi tematici finora spontaneamente creatisi, ricchezza e palestra di partecipazione da non disperdere, avvii la costituzione di gruppi tematici su questioni d’importanza fondamentale, quali il lavoro e le politiche sociali. Accanto ai gruppi tematici, come previsto nella nostra carta d’intenti, occorre sollecitare la creazione di gruppi territoriali, che promuovano il rapporto con i cittadini delle diverse circoscrizioni e con i loro rappresentanti istituzionali. Al riguardo, considerando la presenza nei quartieri e il reale coinvolgimento della cittadinanza una priorità strategica, il Coordinamento deve elaborare proposte per una concreta strutturazione territoriale del movimento e un piano d’interventi nelle periferie e nei villaggi. Esso deve operare per costruire una rete di rapporti sul territorio nei diversi quartieri, contattando in primo luogo quanti si erano candidati con la nostra lista nei consigli di circoscrizione.

Il legame con i cittadini andrebbe comunque ripreso nel suo insieme, tramite assemblee popolari e iniziative di condivisione (feste, momenti culturali, momenti conviviali, etc…) e lotte (cortei, sit in, flash mob, etc..).

Il coordinamento si articola al proprio interno per compiti specifici di natura politica e organizzativa. Esso tuttavia deve agire come un insieme, evitando frammentazione e compartimenti stagni. Ogni singolo componente agisce collettivamente nel gruppo coordinamento per le funzioni generali di questo, ma a sua volta, per poter esplicare i propri compiti, deve essere coadiuvato da un gruppo più o meno numeroso.

Riguardo ai compiti del Coordinamento, essi vengono così sintetizzati:  acquisire il lavoro dei gruppi e rielaborarlo in una visione d’insieme con l’individuazione di strategie collettive; valutare lo stato dei rapporti con la giunta e interloquire con questa nel suo complesso; varare iniziative di ordine generale; avere rapporti di carattere politico con altri movimenti, associazioni, forze sociali e politiche; rappresentare le posizioni del movimento sui mezzi d’informazione.

Il coordinamento deve  funzionare da ufficio stampa per le questioni generali ma anche per i gruppi tematici e per quelli territoriali, relazionandosi con essi non come un semplice passacarte ma in un quadro di collaborazione dialettica.

Deve organizzare tutte le iniziative in modo da dare ad esse il massimo risalto e favorire la più ampia partecipazione, anche quando tali iniziative originano dalla richiesta di un singolo gruppo ma si propongono di assumere rilievo generale. In altre parole, le iniziative a carattere specifico/localistico restano in capo ai singoli gruppi (fatta salva l’eventuale richiesta di supporto tecnico ed economico), mentre quelle più significative e importanti vanno organizzate insieme al coordinamento, in modo che l’intero movimento se ne faccia carico.

Il coordinamento deve inoltre garantire una corretta gestione di tesoreria e la tenuta di una sede. In un futuro si potrebbe persino pensare a più sedi decentrate, con riguardo all’articolazione territoriale del movimento. Per fare questo, il coordinamento deve sviluppare tutti i passaggi opportuni o necessari per essere in regola con la normativa vigente, ivi compresa la costituzione eventuale di un’associazione finalizzata alla correttezza formale degli adempimenti.

Il Coordinamento ha nel suo insieme, come sopra specificato, compiti di promozione dell’iniziativa politica, di raccordo tra i diversi livelli (istituzionali e non) del movimento, di organizzazione e rappresentanza all’esterno del movimento sui temi di carattere generale o di particolare valore politico. Pertanto, come alle diverse funzioni ipotizzate deve corrispondere un’idonea articolazione organizzativa, così anche ai compiti specifici relativi al necessario raccordo politico tra aree tematiche, territoriali, consiglieri e amministratori, devono corrispondere uno o più responsabili che lavorino per facilitare tale raccordo e assicurare la maggiore omogeneità d’indirizzo possibile, sulla base delle elaborazioni collettivamente assunte.

Infine il movimento deve dotarsi di un/una (o due) portavoce, eletto/a dall’assemblea, incaricato/a di rappresentare all’esterno l’immagine del movimento. Il/la portavoce ha l’incarico specifico di intervenire pubblicamente a nome del movimento, con l’ausilio dell’ufficio stampa, di andare in televisione, ecc. al fine di garantire non solo la prontezza dell’intervento ove necessario, ma anche la continuità dell’immagine del movimento.

Il coordinamento e il/la portavoce durano in carica un anno. Ogni singolo componente, o l’organismo nel suo complesso, è revocabile in seguito a mozione di sfiducia votata dai due terzi dei presenti all’assemblea convocata sull’o.d.g. specifico.

Pertanto nel coordinamento ravvisiamo le seguenti funzioni politiche e organizzative:

  • 1) riferimento area tematica ambiente, salute, territorio, energia; 2) riferimento area tematica lavoro, economia, antimafia; 3) riferimento area tematica diritti, pari opportunità, sanità, servizi sociali, cultura e pace; 4) riferimento area tematica beni comuni, gruppi territoriali e circoscrizioni; 5) riferimento area tematica territorio, urbanistica, area portuale, politiche abitative;
  • 6) riferimento gruppo organizzazione; 7) riferimento gruppo comunicazione; 8) riferimento sede e tesoreria; 9) elemento di raccordo politico tra i diversi livelli; 10) portavoce.
  • I consiglieri comunali e circoscrizionali sono invitati permanenti.
  • Gli assessori e il direttore generale sono notiziati delle riunioni, alle quali possono partecipare, e delle loro determinazioni.

 

Documento così emendato dall’assemblea e approvato a larghissima maggioranza.

Dopo l’approvazione della parte politica e di quella organizzativa, svoltesi separatamente, si è proceduto all’individuazione dei singoli referenti per ciascuna delle funzioni individuate.

Sono risultati eletti:

portavoce:            Federico Alagna

raccordo:              Alfredo Crupi

tesoreria:             Teresa Frisone

comunicazione:  Sefora Adamovic

organizzazione:  Giampiero Neri

urbanistica:         Domenico Scimone

circoscrizioni:     Ciccio Mucciardi

diritti:                   Ketty Bertuccelli

lavoro:                  Carmelo Chitè

ambiente:            Beppe Cannuni

 

Invitati permanenti: Ivana Risitano, Lucy Fenech, Santino Bonfiglio, Raffaella Lombardo, Giuseppe Basile.

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