Regolamento Teatro Vittorio Emanuele: primi passi

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Abbiamo assistito a numerose prese di posizione in merito alla bozza di regolamento del Teatro Vittorio Emanuele diffusa dagli organi di stampa. Apprendiamo che è stato indetto un importante momento di confronto per domani (o, al più tardi, nei prossimi giorni), anche alla presenza del sindaco, e che sembra esistano i presupposti per raggiungere un testo condiviso, cosa che noi auspichiamo. Pertanto, pur rifuggendo da inutili passerelle, ci sembra opportuno dare un nostro contributo al dibattito.

E’ da rilevare, cosa che ci pare sia sfuggita ai più, che fino a oggi non c’era alcun regolamento.
E’ quindi merito di questo C. d. A. aver deciso di fare un passo avanti sul piano della trasparenza e della certezza delle regole. Questo in presenza di un evidente sforzo complessivo per far ripartire un teatro fermo da un anno e mezzo, da tempo sull’orlo del baratro e anche oltre. Il Teatro Vittorio Emanuele può così divenire nuovamente il centro motore di un progetto fondamentale per la crescita culturale di questa città, importante anche per le sue ricadute occupazionali.

Nel merito del testo, rileviamo innanzitutto la forte criticità del passaggio che prevede l’impossibilità di conferire incarichi esterni a chi abbia un contenzioso con l’ente. Questa è una norma abitualmente applicata negli enti che conferiscono tali incarichi, al fine di evitare evidenti incompatibilità. La peculiarità della situazione del Teatro Vittorio Emanuele sta però nel fatto che questo si avvale di lavoratori precari, i quali, nel proprio rapporto lavorativo, ci risultano destinatari proprio di questo tipo d’incarichi. Quindi una simile clausola diverrebbe una possibile forma d’intimidazione, in quanto potrebbe scoraggiare la giusta rivendicazione di eventuali diritti negati (pensiamo a possibili diatribe sul compenso, sugli orari, sul rispetto delle misure di sicurezza, sulle mansioni, sulla forma stessa del contratto, ecc.).

Riteniamo inoltre che si debba assolutamente riformulare la parte che assegna un potere discrezionale nella scelta dei soggetti da ingaggiare decisamente troppo ampio. E’ vero che siamo in un campo nel quale è inevitabile che vi sia un margine di discrezionalità nell’apprezzamento del valore artistico e professionale di coloro con i quali si vanno a stabilire rapporti contrattuali, però consideriamo praticabile e auspicabile un percorso fatto di bandi ad evidenza pubblica, in cui siano chiari i requisiti richiesti e i parametri di valutazione, e possano essere riconosciuti, nella misura consentita dalla legge, titoli di preferenza legati all’esperienza lavorativa nell’ente. Ci sembra infine preferibile che la decisione finale non sia in capo a un singolo soggetto, ma affidata a una commissione di alto profilo.

Sullo sfondo della discussione sul regolamento vi è la questione delle rivendicazioni di diversi gruppi di lavoratori, tese soprattutto alla stabilizzazione del posto di lavoro.
Non sta a noi sostituirci ai lavoratori e ai loro rappresentanti che devono decidere quali rivendicazioni avanzare, secondo quali priorità e con quali forme di pressione e mediazione, così come non abbiamo contezza di tutte le carte dell’amministrazione del Teatro Vittorio Emanuele e dei suoi numeri.

Siamo però favorevoli ad ogni progetto di fuoriuscita dal precariato e appoggiamo le rivendicazioni dei lavoratori volte a veder riconosciuti maggiori diritti e garanzie sul proprio futuro.
In questa fase di crisi economica passa il principio che un lavoro qualsiasi è meglio di niente.
Noi siamo convinti che un lavoro stabile sia un diritto costituzionalmente protetto, e che solo un lavoro di qualità possa produrre un servizio di qualità. Tanto più in un’attività lavorativa ad alto contenuto professionale come nel caso delle maestranze teatrali.
Discorso tendenzialmente analogo vale per gli orchestrali, sia pure tenendo conto delle peculiarità dell’attività artistica e del fatto che il Teatro Vittorio Emanuele non è un ente lirico.
Vanno dunque tenute in considerazione le diverse tipologie lavorative, le modalità d’accesso previste dai contratti nazionali di categoria, le aspettative di chi già lavora in teatro da anni in un regime di precarietà e di chi non vuol vedersi preclusa la possibilità di lavorarci un domani, le condizioni finanziarie dell’ente e la sua necessità di poter realizzare, con un budget contenuto, stagioni teatrali dignitose, che possano riavvicinare la città al suo teatro e reinserire questo nei circuiti nazionali.
Il rilancio dell’attività del teatro con l’offerta di una produzione culturale di livello è infatti la cornice indispensabile entro cui le aspirazioni dei lavoratori possono trovare soddisfazione. Ma non è peregrino pensare che risolvere positivamente tali questioni potrebbe dare nuovo impulso al rilancio del Teatro Vittorio Emanuele e alla sua capacità di attrarre una platea molto più ampia dell’attuale.

Pensiamo sia importante che l’amministrazione e l’attuale C. d. A. dichiarino questa intenzione e si muovano coerentemente in tale direzione, operando per costituire i necessari presupposti economici ed organizzativi, nel rispetto della normativa vigente.

Ricordiamo infine che il teatro non è una dependance dell’amministrazione comunale. Non a caso si chiama Teatro Regionale. Tuttavia è evidente la forte presenza del ruolo dell’amministrazione già nella ripartizione delle nomine.
Noi rispettiamo l’autonomia del presidente e del C. d. A. nell’espletamento del loro mandato, ma questo non li esime dal doversi confrontare con la città, nelle sue diverse espressioni. In primo luogo con quell’amministrazione e quel sindaco che, nominando la maggior parte di loro, siamo convinti che non abbiano inteso conferire una delega in bianco, ma aprire la strada a un percorso condiviso.

Movimento Cambiamo Messina dal Basso

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