I Messinesi costretti a pagare per affacciarsi al proprio mare

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E’ già da un po’ che abbiamo stappato la bottiglia di spumante per festeggiare la nascita dell’Autorità di Sistema dello Stretto, che dovrebbe sostituire la AP di Messina, già sostituita da quella di Gioia Tauro, ma ancora non sappiamo che cosa sarà, al di fuori del fatto che dovrebbe ricomprendere i porti di Reggio Calabria, Villa S. Giovanni, Messina e Milazzo.

Quale sarà la sua governance? Quali le competenze all’interno del sistema portuale nazionale? E soprattutto quale sarà la sua circoscrizione?Domande queste che il Movimento Cambiamo Messina dal Basso ha posto già da luglio al Ministro Toninelli con una lettera aperta, ancora rimasta senza alcuna risposta.Proprio la circoscrizione territoriale di questa nuova Autorità di Sistema è quella che desta maggiori preoccupazioni, rimaste finora volutamente celate: 
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) In considerazione del fatto che comprende il territorio di due Regioni, sotto l’egida di quale delle due sarà posta? 
2) La Calabria e la Sicilia hanno regimi giuridici e potestà legislative molto diverse, soprattutto la Sicilia ha competenza esclusiva sul demanio, ad eccezione delle aree che interessino la difesa, in parte per titolarità esclusiva ed in parte per potere delegato dallo Stato. In quest’ottica emergono due interrogativi: a) la Calabria accetterà di farsi togliere i porti di Reggio e Villa, già assegnati a Gioia Tauro? b) Messina, con il porto naturale “storico” declassato ad un ruolo paesaggistico e turistico e con quello artificiale di Tremestieri, che deve ancora sorgere, che ruolo avrà in questo sistema portuale? 
3) Connessa alla problematica del superiore punto è quella relativa alla gestione della circoscrizione della ex Autorità Portuale di Messina, che un discusso D.M. aveva individuato nelle aree demaniali, e specchio acqueo antistante, ricomprese “tra la Foce del torrente Annunziata e la via T. Cannizzaro”. Solo che, per la norma costituzionale dello Statuto Siciliano, il demanio in Sicilia appartiene alla Regione e lo Stato non ne può disporre se non per quella parte che interessa la difesa e per quella dei grandi porti di rilevanza nazionale, anche se gestita dalla Regione stessa.

Contrariamente a quanto millantato, per cambiare questa situazione non è per nulla sufficiente né un “Accordo interistituzionale né un “Patto per la Falce”, occorre una legge di rilevanza costituzionale. Ma è sotto gli occhi di tutti che le attività portuali si svolgono solo tra la palazzina della Guardia Costiera e la Stazione Marittima, in quanto a nord il fronte mare è occupato:
(oltre che da attività private quali: Circolo Thalatta; Circolo del Tennis e della Vela; Scalo Caronte&Tourist con annesso bar-pizzeria-tavola calda oltre a negozi di vario tipo) dalla Passeggiata a Mare; dal Quartiere Fieristico; dal parcheggio comunale con annessa la palazzina già sede dell’ex IX quartiere; dalla villetta Belfiore; dal Parcheggio Annunziata e dal Parco Sabin, insieme meglio noti come “Punta Munnizza”, perché scaturita da una discarica d’inerti; mentre a Sud vi è appunto la Stazione Marittima delle FF.SS. e la Zona Falcata sede della Cantieristica Navale, nota anche per essere stata sede del monopolio mondiale della produzione degli aliscafi della Rodriquez.Da tutte queste aree, di un’estensione di circa 5 km, praticamente tutto l’affaccio a mare del centro cittadino, che, non le dovrebbero appartenere (ma che cerca di legittimare prevedendo nel tanto atteso P.R.P. delle opere marittime che, in gran parte, col tempo probabilmente come spesso è avvenuto per situazioni similari, saranno trasformate in edilizia abitativa), l’A.P. percepisce cospicui canoni concessori, sia dai privati che dallo stesso Comune di Messina, che paga circa 20.000,00 euro l’anno, costituendo in totale quel tesorretto, vanto dell’A.P. per essere l’unico Ente pubblico a possederlo. Eppure questo tesoretto è già costato: il fallimento delle numerose piccole imprese di cantieristica navale; la prossima sparizione dei cantieri Rodriquez (oggi Intermarine); di quella dei Cantieri navali della Difesa; la sparizione del sogno di aver un Punto Franco 144.000 mq. da destinare all’insediamento di imprese a regime di esenzione doganale ed oggi, nelle mani dell’A.P.  nel degrado più assoluto; la chiusura della storica “Fiera Campionaria Internazionale di Messina”, già decaduta anche a causa dei pesanti oneri concessori da pagare all’A.P., 55 mila metri quadri, di assoluto pregio architettonico e urbanistico, con giardini secolari e un lungomare invidiabile, oggi versano nell’abbandono e nell’incuria, separati con una cancellata dalla possibile fruizione pubblica.

Con la nuova Autorità di Sistema dello Stretto, questo tesoretto, costato lacrime e sangue ai messinesi, attraverserà lo Stretto? 
La passata Amministrazione comunale aveva cercato di difendere il patrimonio della città con un giudizio, ancora pendente, per la rivendica di circa un terzo della Zona Falcata ed il recupero di altre aree non adibite ad attività portuali, ottenendo già la restituzione di alcune aree tra le quali, ad esempio, le vie Luigi Rizzo e Vittorio Emanuele II e l’area di Campo delle Vettovaglie.Questa nuova Amministrazione comunale che sventola un probabile dissesto, sospende il pagamento degli stipendi ai dipendenti, minaccia la chiusura di società partecipate che gestiscono servizi pubblici essenziali per i cittadini, recentemente, per bocca dell’Assessore Musolino, dichiara di aver già scritto in bilancio il pagamento, in favore dell’Autorità Portuale, di canoni concessori di aree che dovrebbero essere dei Messinesi, con conseguente danno patrimoniale per la città. 
Non è un paradosso che un Ente pubblico (peraltro in procedura di pre-dissesto) si trovi a pagare un altro Ente pubblico per permettere ai propri cittadini di usufruire di aree, necessarie per la qualità della vita e lo sviluppo sociale ed economico del tessuto urbano, storicamente di propria competenza?

Cambiamo Messina dal Basso vigilera’ che siano state almeno accolte nella Vas, che notizie di stampa di queste ore danno in fase di approvazione, tutte le osservazioni che ha depositato unitamente ad altre associazioni e sindacati di base che hanno a cuore le sorti della nostra Città e che si oppongono e sempre si opporranno a tutti quelli che la vogliono depredare.
Cambiamo Messina dal Basso inoltre chiede, con forza, che la circoscrizione territoriale della neonata nuova Autorità Portuale di Sistema dello Stretto, per quanto riguarda Messina, sia rideterminata con l’inclusione delle sole aree effettivamente portuali, che non includano quelle speciosamente inserite ad hoc nel recente PRP ancora in fase di approvazione malgrado le pompose ed ottimistiche previsioni sventolate ormai da anni, lasciando le rimanenti aree demaniali alla libera fruizione pubblica o dandole in concessione gratuita e perpetua al Comune di Messina per destinarle al raggiungimento dei suoi scopi istituzionali a vantaggio dei Messinesi. 
A tal proposito ci chiediamo quali saranno le determinazioni della deputazione nazionale del M5S in considerazione del fatto che basterebbe un semplice decreto del loro ministro Toninelli.

Cambiamo Messina dal Basso