CHIUDE LA CASA DI VINCENZO

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Era stato un passo di civiltà, di umanità.
Non era abbastanza, mancavano i soldi per ampliarla, non sempre era facile pagare per tempo chi la gestiva: ma la Casa di Vincenzo era stata un lumicino di speranza, il segno della non indifferenza verso le notti fredde dei senza fissa dimora.
Questa città ha visto morire donne, uomini, nel gelo e nella solitudine. La Casa di Vincenzo, fortemente voluta da Cambiamo Messina dal Basso e dalla precedente amministrazione, era lo spazio dove poter poggiare la testa su un cuscino, fare una doccia, bere un the, scambiare due chiacchiere. Avremmo voluto, anzi, che non restasse solo un dormitorio ma nel tempo ci fossero le risorse e le condizioni per aprirla h24, e farne anche un luogo di arte e creatività, un luogo dove dimenticare solitudine e indifferenza.

La scelta di chiudere, dettata di fatto dall’attuale amministrazione, anteponendo ancora una volta le logiche economiciste a quelle umane, ci ferisce, e ferisce il cuore di una città ed un’epoca troppo spesso ammalate di cinismo, dove le casse di un ente contano più dei diritti delle persone. E la scelta ha anche una tempistica beffarda, dato che viene perpetrata giusto adesso che comincia il periodo invernale, la stagione più pericolosa per i normali fruitori della Casa di Vincenzo. E invece ci troveremo ancora una volta a dover ascoltare i soliti appelli per la ricerca di coperte, appelli sempre accolti dai volontari ma non sufficienti per garantire il giusto riparo dal freddo.

La decisione di operare drasticamente dei tagli proprio in questo settore è una scelta politica ben precisa, che non può passare sotto silenzio e delinea le priorità che ha l’attuale giunta comunale. Chi rimarrà fuori dalla casa di Vincenzo saranno donne e uomini, non numeri o denaro: qualsiasi cosa accada, che sia il freddo assassino o la solitudine, li avremo sulla coscienza.

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