“ci servono tot donne”

Luglio 2017 – Sulmona (Abruzzo).
Speculari dietro i sette uomini seduti delle ragazze con ombrelli in mano a far ombra.
Uomini li, seduti comodi, le gambe accavallate a parlare di politica.
Donne lì, dietro, il braccio teso per tutto il tempo del dibattito.
Un’immagine meschina.
È questa l’immagine che mi torna in mente nel leggere l’articolo di Manuela Modica su Lettera Emme non perché io per “servizio” non mi sia mai trovata a fare la riempilista, ad essere candidata per progetti in cui credevo in posti impensabili, ma perché dietro quell’immagine c’è la realtà delle donne spesso mai valorizzate.
Penso alla foto scattata nel salone delle Bandiere durante la presentazione di Micari: lui circondato unicamente da uomini.
Un parterre di soli uomini spesso, una lista adesso… ricordarsi delle donne quando se ne ha bisogno, relegarle ad ombrelline e candidatine.
Esiste un problema serio, che non si affronta mai, esiste quando si pensa che “un terzo della lista di sesso opposto” diventa anche nel linguaggio della sinistra “ci servono tot donne”.
Perché quando molte e molti pensano alla politica pensano ad “una cosa” da uomini.
Perché se non ci fosse quel “del sesso opposto” molte sparirebbero totalmente.
E pure sono stata indirizzata all’amore per la politica da un uomo, mio padre, e cresciuta con le parole di un uomo: “Certa mentalità retriva e discriminatoria nei confronti della donna, certe posizioni pregiudizialmente antifemminili e antifemministe, costituiscono un ostacolo concreto e pesante all’emancipazione femminile, e, sì, fanno dell’uomo l’oppressore della donna. E non mi riferisco solo al borghese, al capitalista, ma anche all’operaio, anche al proletario,anche al comunista. È il retaggio di una storia antichissima che oggi, con la crescente consapevolezza femminile dei propri diritti, determina una certa lotta tra i sessi e l’esigenza per la donna di una liberazione anche nei confronti dell’uomo. «Non può essere libero un popolo che ne opprime un altro» scriveva Marx; un’affermazione che potrebbe essere parafrasata a questo modo: non può essere libero un uomo che opprime una donna”.
Era Enrico Berlinguer: quanto di lui è rimasto nel PD?
Quanto di lui c’è in quel partito, in quella lista, che non riesce che ad essere espressione di una classe dirigente plurale, inclusiva di donne e di giovani?

Ketty Bertuccelli

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