Il Parco Aldo Moro tra le tante ferite di questa città è una delle più insidiose

l Parco Aldo Moro tra le tante ferite di questa città è una delle più insidiose.
L’infezione cova per anni e periodicamente torna a galla in tutta la sua forza.
E’ importante ricordare che, chi racconta la storia di un luogo o di un evento, si assume l’onere, e si arroga il diritto, di tramandare una visione e conseguentemente un’interpretazione degli eventi. Infastidisce parecchio che nelle ricostruzioni della storia del Parco effettuate in questi giorni, il periodo dell’apertura dei cancelli ad opera degli attivisti del “Pinelli” sia stato molto spesso ignorato. Eppure fu in quel periodo, di esattamente tre anni fa, che il Parco fu davvero svelato alla città in tutta la sua bellezza e in tutta la sua potenzialità. Dimenticare oggi quello che fu un gesto carico di simboli e di forza sarebbe un grande torto all’immaginario collettivo della nostra città che, nei simboli e nelle lotte dal basso, sovverte davvero gli equilibri calmi tanto amati dall’alto. Qualcosa di simile avviene tutte le volte che si parla di aree portuali senza citare l’occupazione del Teatro in Fiera e le battaglie del mare negato o quando si parla di via don Blasco ma non si ricorda il movimento contro i TIR.
Che il Parco sia lasciato oggi all’incuria è un dato conclamato. Ed è anche conclamato che all’Istituto l’area a verde non serva più, tanto è vero che il 10 ottobre 2016 lo stesso Ente deliberava di cedere in comodato d’uso gratuito al Comune di Messina alcune aree e fabbricati in quanto “non più necessari all’espletamento del servizio istituzionale per il quale era stata individuata l’ampiezza di suolo pubblico” (art. 5 del contratto di comodato proposto). Questo dato, incrociato con il contenuto dell’accordo di concessione del 1949 che così recitava: “accordare gratuitamente l’area richiesta anche in considerazione del fatto che le costruzioni che saranno fatte, nel caso che non saranno più usate, diventeranno patrimonio del comune che, in tale eventualità, acquisirà impianti di considerevole valore”, mostra con lampante evidenza che l’INGV non ha alcun diritto a cederle in comodato, o sotto altra forma, le aree che non utilizza, quanto ha invece il dovere di restituirlo al Comune.
Purtroppo invece assistiamo, in questo caso come in tanti altri – come per la Fiera o le aree abbandonate della Ferrovia, la casa del Portuale o la galleria dell’INPS – a beghe tra enti pubblici, che, quasi come fossero presi dall’avarizia del privato, si contendono la titolarità di aree, sempre a scapito del cittadino.

Cambiamo Messina dal Basso

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