Un paese che distrugge la sua scuola di Ivana Risitano

“Un paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano o i costi sono eccessivi. Un paese che demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere” (Italo Calvino) 

Oggi non potrò, essendo in aspettativa, aderire formalmente come docente allo sciopero contro La buona scuola di Renzi. Ho scelto però di non partecipare ai lavori della Commissione consiliare e di prendere parte al corteo studentesco. E’ il mio modo di “scioperare”, e di mettere il mio corpo, oltre che le parole, a disposizione di una protesta necessaria.

Quest’ennesima operazione di violenza verso la Scuola va fermata:

va fermata perché tradisce lo spirito della Costituzione,  che vuole una scuola pubblica, laica, inclusiva e pluralista;

va fermata perché la cultura e l’istruzione sono beni comuni, e non dovrebbero essere inquinati da logiche di mercato e di profitto;

va fermata perché il progressivo processo di aziendalizzazione e la costruzione di una scuola che pone al centro i concetti di profitto, competizione, efficienza, misurazione tramite numeri, offende la dignità della persona, della cultura, della comunità;

va fermata perché la figura del dirigente manager svuota il carattere democratico e partecipativo degli organi collegiali ed è un attentato alla libertà d’insegnamento, fondamento di una scuola realmente democratica e libera da pressioni autoritarie di singoli o di gruppi di potere;

va fermata perché l’assunzione dei precari è un diritto e un dovere, non un’elemosina o una generosa concessione;

va fermata perché l’ingresso di sponsor e finanziatori privati prostituisce la scuola e accresce diseguaglianze, e giustificare queste forme di servilismo con la scusa della mancanza di risorse è un’ipocrisia e un inganno, perché il taglio di fondi per la scuola pubblica è una scelta politica, così come è una scelta politica l’acquisto di F35 e la riduzione di investimenti pubblici a favore dell’istruzione, della sanità, della previdenza, del welfare in generale;

va fermata perché toglie progressivamente valore al carattere umanistico della formazione, spostando le energie su ciò che è percepito come immediatamente utile e produttivo, e quindi prostituendo alle esigenze del Mercato la purezza e autonomia della Cultura;

va fermata perché questa visione aziendalistica-utilitaristica della scuola ha l’obiettivo di formare non donne, uomini e cittadini liberi e responsabili, ma automi standardizzati, flessibili e efficienti, capaci di adattarsi e adeguarsi ad una società precaria e anestetizzati contro le ingiustizie che la flessibilità imposta produce;

va fermata perché la patologizzazione delle diversità e la suddivisione della popolazione scolastica secondo categorie di tipo clinico-diagnostico introduce una pericolosa medicalizzazione funzionale alla supremazia del pensiero unico dominante e all’imbavagliamento di qualsiasi voce di dissenso, rottura, dubbio e pluralismo che si esprime attraverso ogni forma di diversità;

va fermata perché ingiusta è la meritocrazia, che fa parti eguali tra diseguali e privilegia chi ha, in partenza, le condizioni economiche e sociali per andare avanti con successo, mentre, dall’altro lato, produce scarti e marginalità;

va fermata perché il Governo non può permettersi di usare l’arma della repressione e del ricatto contro la libera espressione del dissenso, pena la trasformazione – già in atto– del nostro  ordinamento in un regime travestito da democrazia;

va fermata perché le deleghe conservate dal Governo sul disegno di legge rendono la procedura autocratica e antidemocratica;

va fermata perché va fermato l’uso ingannevole delle parole e la deformazione delle narrazioni: è tutt’altro che una buona scuola quella che Renzi, sul solco delle precedenti riforme, propone, e dovremmo avere tutti la forza e il coraggio di indignarci e sollevarci contro lo smantellamento, progettato strategicamente, di uno dei più importanti pilastri della democrazia, quello che dovrebbe essere il luogo dell’educazione maieutica, della formazione del pensiero critico, dell’abbraccio tra cultura umanistica e formazione scientifica, della convivialità delle differenze, dell’accoglienza e dell’inclusività, della presa di coscienza collettiva e della costruzione di identità capaci di relazioni feconde e di impegno sociale e politico consapevole.
Buona Resistenza a tutti!
Ivana Risitano,
Docente e Consigliera Comunale Cambiamo Messina dal Basso
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