Oltre la solidarietà

Una protesta contro la criminalizzazione della povertà e del disagio sociale, conclusasi due giorni fa con due arresti, lo sgombero poco prima di una donna senza fissa dimora che aveva trovato come unica sistemazione una tenda, montata in un’aiuola di fronte al Tribunale di Messina, e la richiesta arrogante e superficiale, da parte del Consigliere Comunale Piero Adamo, di imporle un TSO, non possono lasciarci indifferenti.
CMdB esprime profonda solidarietà verso la signora sgomberata e gli attivisti arrestati, che hanno coraggiosamente sollevato la questione dell’uso/abuso dei TSO e risposto alle parole del consigliere Adamo, nel concreto, con un presidio permanente nei pressi del Tribunale in difesa della dignità di clochard, senzatetto, persone affette da disturbi psichici e disagiate. Avvertiamo al contempo, l’esigenza di aprire un dibattito quanto più costruttivo possibile, sui nodi sociali e politici che questa vicenda mette in luce.

L’idea bigotta e gretta di eliminare un fenomeno nascondendone i sintomi, addirittura di ridurre il tutto a una questione di ‘decoro urbano’, invocando con prepotenza e presunzione un TSO per togliere alla vista la complessità dolorosa della miseria, rivela quanto sia insito in certa subcultura il disvalore della differenza economica, che spinge ad esercitare la propria visione di ordine in base al grado di potere offerto dalla classe sociale di appartenenza.
Una sopraffazione quindi, che unita a preoccupante ignoranza sul tema dei TSO, si fa richiesta insensata, assurda e offensiva.
Il TSO è una pratica che potremmo eufemisticamente definire controversa e che ha assunto non di rado anche declinazioni violente e annichilenti; la facilità con cui è stato invocato, quasi per capriccio personale, lascia sbigottiti e ci testimonia dell’urgenza di approfondimento, studio e confronto sull’argomento, senza banali riduzioni a slogan, ma andando ad investigare con serietà e metodo, una soluzione medico-giuridica che può e deve essere ridiscussa, a partire dai diritti civili dell’individuo.
Ricordiamo insieme alla consigliera Ivana Risitano, che, al pari di quanto accaduto ai tempi della legge Basaglia e della chiusura dei manicomi, la ricerca di nuove forme di assistenza e supporto, che incidono tanto profondamente nell’intimità e nei drammi della persona, fra povertà e disturbo psichico, passa inevitabilmente anche dall’esplicito dissenso verso i soprusi del presente e si avvale di pratiche illegali, ma giuste, di lotta.
Pratiche illegali ma giuste, che hanno cambiato e continuano a cambiare leggi e costumi; lotta dunque, che si fa nuova legalità, rivoluzione ed evoluzione.

Ci preme infine, porre accento sugli arresti di ieri: in questi mesi a Messina si sono susseguite diverse aggressioni ai danni di vigili, funzionari del comune, persino, del sindaco e di alcuni assessori e pur tuttavia, in nessun caso come in questo, abbiamo riscontrato un’eguale prontezza da parte delle forze dell’ordine nel prendere misure tanto dure e ciò ci induce a ritenere che sia diffusa una sorta di ipersensibilità selettiva nei confronti di determinate proteste, dove il tema del rapporto fra individuo e potere scopre i punti nevralgici di un sistema sociale indebolito nei suoi stessi meccanismi di legittimazione e che, proprio per questo, affida alla repressione le sue sempre più labili possibilità di sopravvivenza.

Oltre la solidarietà, pensiamo che sia doveroso affrontare tutte le prospettive del disagio sociale e farci interpreti di un’istanza di libertà autentica, che parte sempre dagli ultimi e ci insegna, al di là delle apparenze, ad essere comunità.

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Un commento

  • per non rimanere fermi alla retorica sulla povertà, fermi alle sparute lotte contro la povertà e il disagio sociale frutto della povertà, una volta per tutte, bisogna dirlo che la povertà non è materia negoziabile, né dal TSO né dal professionismo -laico e religioso- della intermediazione sociale. La povertà va sradicata dalle radici e per fare questo necessita il “reddito minimo di cittadinanza”..

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