“FALLA COMU VOI, SEMPRI CUCUZZA È”

Cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia

 

Nelle ultime settimane sono state scritte tra le pagine più squallide della politica locale. I protagonisti – numerosi consiglieri comunali insieme al loro “buon pastore” – hanno dimostrato il valore matematico della propria credibilità politica, una cifra prossima allo zero. Lo scandalo giudiziario che ha investito il Consiglio Comunale, il c.d. caso Gettonopoli, ha reso nota ai più una cattiva prassi che gli “addetti ai lavori” in realtà già conoscevano. La possibilità di intascare il gettone di presenza con la sola firma e la presenza in aula di qualche secondo discendono, oltre che dagli spazi di licenza consentiti dalla coscienza etica personale, anche da una falla del regolamento comunale che non detta tempi precisi per misurare l’effettiva partecipazione. Chi frequenta palazzo Zanca, in primis i consiglieri stessi e i giornalisti addetti alla cronaca politica locale, conoscono fin dall’inizio della legislatura di questo Consiglio la ratio che ha condotto la consigliera Fenech a chiedere una riforma del regolamento, che non andava tanto nella direzione del taglio ai compensi dei consiglieri, quanto nella direzione di una più onesta corrispondenza tra l’impegno e il tempo spesi nei luoghi istituzionali e la retribuzione prevista dalla normativa vigente. L’atteggiamento di sprezzante sarcasmo con cui la proposta di delibera è stata respinta, le accuse di populismo e il proposito espresso da alcuni consiglieri di scrivere una proposta di delibera migliore si sono rivelati oggi per quello che erano già allora: il grottesco tentativo di ammantare di motivazioni degne un’indegna e diffusa resistenza al cambiamento.

Tuttavia l’indegnità di tale atteggiamento non sta tanto, o soltanto, nel furto del gettone di presenza: da tale accusa alcuni dei consiglieri coinvolti hanno cercato di difendersi denunciando come un’ingiustizia l’assenza di una indennità di funzione e assegnando al gettone una valenza quasi risarcitoria della propria attività pubblica. La sostanziale indegnità di tale atteggiamento sta nello svuotamento di senso che la sistematica e convinta diserzione delle aule istituzionali produce a danno della democrazia e dell’idea più nobile di Politica. Si rischia di far credere che la Politica non si fa, anche, nelle commissioni consiliari, o in Consiglio stesso, o in alcun altro luogo, formale o informale che sia, deputato al dibattito pubblico e collettivo, ma che la Politica, quella vera, si fa esclusivamente in altri modi: per esempio, tessendo trame personali di favori, dando risposta ad istanze individuali, coltivando cerchie ristrette di amici e clienti, o peggio riscaldando gli sgabelli di una corte e annuendo ai diktat che provengono dallo scranno più alto. L’indegnità di tale atteggiamento è la negazione dell’agorà, lo spazio pubblico in cui si confrontano i pari, è al contrario l’esaltazione della corte, lo spazio angusto in cui ci si sottomette al potente di turno.

Le più recenti notizie relative alle migrazioni di massa avvenute all’interno del Consiglio Comunale e scaturite dal salto acrobatico di Francantonio Genovese, passato dalle file del PD a quelle di FI, confermano e aggravano la valutazione di una certa classe politica disposta a muoversi in qualsiasi direzione marci il suo leader di riferimento. La situazione è di una gravità inaudita, perché ha proporzioni tali da configurare un rovesciamento del voto popolare: la gente ha votato persone ma anche liste, partiti, programmi elettorali e candidati sindaci. Oggi non ci sono che macerie di tante parole e di tanti gesti impiegati per le Comunali del 2013. Il rimescolamento di questi giorni dà prova che il centrodestra e il centrosinistra messinesi, almeno nelle loro rappresentanze istituzionali, sono un unico campo di cucurbitacee, in cui è possibile spostare ciascuna zucca da un punto all’altro senza che però nulla cambi realmente. Insomma: si  modificano le geometrie, ma non le logiche politiche. Né a destra né a sinistra s’ode uno squillo di tromba, né a destra né a sinistra si leva un messaggio d’allarme. Oggi, nel Consiglio Comunale di Messina, tutto è assurdo, tutto è ordinario. La situazione appare poi ancora più paradossale se paragonata al resto d’Italia, laddove il partito di Berlusconi va inesorabilmente svuotandosi e giorno dopo giorno si vede costretto a chiudere sedi e a licenziare personale.

Eppure, anche in questo caso, come nel caso Gettonopoli, l’indegnità di tali migrazioni non sta tanto, o soltanto, nel furto di fiducia ai danni degli elettori quanto nell’ennesimo colpo inferto all’idea di una buona Politica, quella che non va dietro con cieca condiscendenza all’uomo di potere, ma si costruisce intorno a visioni solide e coerenti della realtà che ancora non c’è ma che si vorrebbe. L’indegnità di tali migrazioni sta nell’effetto di spappolamento non solo sul piano delle ideologie, ma delle idee stesse. Oggi le medesime persone si dimostrano capaci di aderire e di appropriarsi di qualsiasi partito, di qualsiasi idea o ideologia, pur di raggiungere il fine. Qui, però, è chiaro: il fine non è altro che l’omaggio feudale al signorotto del luogo.

A noi che crediamo ancora in un’altra Politica non resta che interrogarci e tentare di gettare luce sulle residue opacità. Da dove proviene tanta autorevolezza in un uomo che va considerato tra i responsabili politici del disastro economico e culturale in cui versa la città di Messina? Quali sono gli interessi in gioco, se è vero che fino a tal punto si ha disprezzo per gli interessi della collettività?

Conferenza Stampa del Movimento CMdB e della consigliera Risitano – Sala Ovale, 17.12.2015.

Il Movimento CMdB

Ivana Risitano, consigliera comunale

 

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Un commento

  • Approvo su tutta la linea la disamina fatta dal movimento e dalla consigliera Risitano. Resta tanta amarezza e la consapevolezza che questo consiglio comunale rimarra’ al suo posto malgrado sia largamente svalorizzato. Meglio sarebbero nuove elezioni

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