CASA DEL PORTUALE: DA MESSINA A PALERMO PER PROVARE A RESTITUIRE AI MESSINESI CIO’ CHE E’ LORO

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In politica come nella vita bisogna saper perdere. Ma bisogna anche saper capire quando invece di arrendersi bisogna continuare a lottare per ottenere ciò che si reputa giusto e necessario. Questo è quel che sta succedendo con la Casa del portuale. E ieri mi sono recato personalmente a Palermo per continuare a sollecitare quello che per me è un diritto negato alla cittadinanza messinese.
Da mesi, infatti, siamo in attesa che dalla Regione qualcuno risponda alle richieste da noi avanzate, tanto in maniera ufficiale, quanto per le vie brevi, al fine di procedere alla stipula del comodato d’uso della Casa del portuale, traducendo in atti concreti l’impegno assunto dalla Regione stessa con la firma del Protocollo d’intesa del 14 novembre 2017, su input mio e dell’allora assessora regionale Notarianni.
Mesi di lettere, messaggi, telefonate, solleciti. Dall’altro lato, il nulla. O quasi, dato che in questi ultimi giorni qualcosa è iniziata a trapelare, aggiungendo un tocco kafkiano alla vicenda, poiché sembra che vi sia stato uno scambio di competenze tra uffici regionali, mentre intanto ancora cercano (cercherebbero?) di capire quale dipartimento sia titolare del bene.
Voi sapete quanto impegno e dedizione ho messo in questa battaglia, quanto ho voluto (e voglio) che la Casa del portuale venga restituita alla nostra città e diventi uno spazio dedicato alle attività culturali ed aggregative. E non volevo né potevo subire passivamente questa situazione. Ed allora, come ultimo gesto prima della fine del nostro mandato, nella giornata di ieri ho fatto un blitz inatteso alla Presidenza della Regione, facendomi ricevere dalla Capo di Gabinetto del presidente Musumeci e consegnandole, a margine dell’incontro, una lettera a firma mia e del Sindaco nella quale esprimiamo tutto il nostro rammarico per l’indifferenza della Regione a questa nostra istanza ma, al tempo stesso, la forte determinazione ad andare avanti in questa battaglia.
E infatti sì, comunque vadano il 10 giugno, da dentro o da fuori il palazzo, Cambiamo Messina dal Basso questa battaglia continuerà a portarla avanti. Perché questa è la differenza tra chi si impegna davvero per il raggiungimento di un risultato storico per il mondo culturale cittadino e chi, invece, prova a nascondere dietro a qualche passerella elettorale messinese la totale indifferenza e inadeguatezza dei suoi parlamentari di riferimento a Palermo, che in questi mesi non hanno mosso un dito per sbloccare la questione. Salvo poi essere tutti in prima fila a parlare della necessità di dedicare spazi alla cultura in città, eccetera eccetera eccetera.
I messinesi e le messinesi questo spazio lo avevano trovato e liberato, attraverso l’esperienza del Teatro Pinelli, già nel 2014. E noi in questi mesi abbiamo cercato di restituirglielo. Ed è quel che continueremo a fare, partendo dalla Casa del portuale e proseguendo con altri spazi, primo fra tutti l’ex Macello.
Un’ultima cosa che la città deve sapere, perché poi un domani qualcuno non pensi di stravolgere l’idea che sulla Casa del portuale abbiamo costruito insieme alla cittadinanza, passo dopo passo, è il contenuto della proposta di comodato inviata mesi fa da me e dal Sindaco alla Regione, che riporto testualmente nella parte relativa alle finalità:
“L’uso dell’immobile da parte del Comune di Messina sarà finalizzato alla valorizzazione ed alla libera fruizione da parte della collettività, nell’ottica dell’uso condiviso dei beni e degli spazi per finalità culturali, ricreative ed aggregative, attraverso l’attivazione di un laboratorio multiculturale denominato “Casa del portuale – Spazio culturale autogestito”, liberamente accessibile da tutte le realtà culturali interessate, a vario titolo costituite, per attività che includano, a titolo esemplificativo e non esaustivo: teatro, punto di lettura, coworking culturale, orto sociale e spazi di condivisione”. Tutto questo “attraverso una gestione diretta degli spazi o avvalendosi della collaborazione di uno o più soggetti capofila da individuare mediante procedure di avviso pubblico e che dovranno comunque garantire la piena e libera fruizione da parte di tutte le realtà culturali, sociali ed aggregative della città”, con l’impegno esplicito a “limitare gli eventuali canoni richiesti dal Comune per l’utilizzo da parte di associazioni e realtà culturali, sociali ed aggregative della città al mero rimborso delle spese di gestione”.
Questo è quel che abbiamo cercato di fare, quello che non ci hanno voluto far realizzare, quello per cui continueremo comunque a lottare.

Federico Alagna, Assessore alla cultura e candidato al Consiglio comunale con Cambiamo Messina dal Basso

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