Perché i sogni non muoiono mai

Le illazioni comparse oggi su un giornale online messinese, a firma di due note giornaliste, colpiscono duro, come poche volte ho visto su questa testata online. Colpiscono duro non perché ciò che dicono possa essere in qualche modo credibile, e di certo sarebbe inutile entrare nel merito di un ragionamento di chi fino all’altro ieri curava gli interessi stampa prima di Genovese e poi di Calabrò. Sembra ormai palese che davanti alla possibilità di una sfiducia in consiglio si moltiplichino gli articoli contro Accorinti e la sua giunta da parte della famosa “certa stampa” messinese. Da tempo ormai si è avviato questo meccanismo, ma ora leggere le parti è sempre più facile, poter leggere piccoli e grandi nomi tra le righe, piccole e grandi sigle, riesce a dirti quanto tempo manca prima che si torni dietro la barricata, quella guerra a volte silenziosa, più spesso isolata e soffocata, combattuta per anni contro malaffare e malgoverno (e le carte giudiziarie oggi ci danno ragione). Una guerra politica, culturale, sociale, umana che certo non ha visto solo colpi di tastiera, che non è stata combattuta da paladini virtuali armati di malafede e agganci. E’ stata combattuta sulle strade, nelle piazze, nelle case, nelle scuole, da attivisti di varia origine e varia natura. C’è voluto uno sforzo lungo 20 anni, da quella giunta Providenti ad oggi, in un tentativo continuo di cambiare le cose in cui si sono interlacciate opinioni, origini e generazioni diverse. Ci abbiamo provato tanto, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. E’ questo che è successo. Bisogna offrire una narrazione alternativa, più vera, a quello che è accaduto. Cosa può saperne chi l’attivismo politico vero, quello fatto nei quartieri popolari e contro il potere dominante, l’ha dall’altra parte della barricata?
Non è stato Accorinti a vincere. E’ stata una rabbia e un’insoddisfazione diffusa, trasversale, che ha attraversato cortili delle scuole, quartieri abbandonati a sé stessi e alla criminalità, anche attraverso circoli della Messina intellettuale (ma dissidente), ha attraversato le parrocchie come le sedi di partito e i campi di calcio. La disperazione, la paura, la miseria, seminate per anni in questa città alla fine avevano dato vita sbocciando alla speranza. Nessuna arguta spiegazione politologica può spiegare perché migliaia di persone si sono riversate in una lunga corsa dopo la vittoria fino al Comune, nessuno può spiegare l’entusiasmo dopo aver scoperto di essere arrivati al ballottaggio, nessuno può cercare di imbrigliare quell’entusiasmo, quella voglia, in una camicia di forza costruita da interessi incrociati e amicizie nascoste. Provo pietà nel dover spiegare a chi non l’ha mai sentito dentro che cosa vuol dire innamorarsi in politica, sentire dentro di sé che qualcosa alla fine si può fare, che non è tutto perduto. Questo ha vinto. Niente di più niente di meno. Chi non capisce la portata della speranza in politica allora è meglio che si occupi di cronaca sportiva.
Questi articoli, alla luce di quanto ho detto spero sia chiaro, non hanno fatto male politicamente perché pericolosi, di quello per fortuna ci è sempre interessato poco non avendo legato la nostra vita professionale ad apparati e uomini di potere. Hanno fatto male perché dietro una grande, enorme, quantità di malafede, volgarismi, abusi verbali, cattiveria inimmaginabile, assoluta apatia rispetto ai sentimenti di migliaia di giovani che ancora ci credono (immagino che la cosa possa dispiacervi), c’era la volontà di imbrigliare un sogno. Non di sconfiggere un avversario politico, per quello bastano gli articoli diffamatori sugli atti concreti dell’Amministrazione. Ma forse l’hanno capito. Per battere Accorinti bisogna battere il sogno che lo ha portato dov’è ora. I meccanismi della stampa, i meccanismi consiliari, sindacali e politici in questi ultimi mesi stanno portando un clima avvelenato, una nube tossica tutta attorno a noi e che è già responsabile dell’aggressione ad Alessio Ciacci. Un clima destabilizzante, delegittimante, che mira ad affogare, nascondere il terreno sotto i piedi,una costruzione ben coordinata da forze politiche note che ancora una volta cercano di imbrigliare e distruggere un sogno.
Ma i sogni non possono essere taciuti, i sogni hanno bisogno di urlare, di ridere, di piangere. Il sogno che ci ha guidato fino ad oggi non morirà mai, per quanto ci possiate provare. Ci troverete sempre là, dietro quella barricata, a difenderlo.
Giuseppe Ialacqua, attivista e sognatore CMdB.
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2 commenti

  • Resistete, sarete sempre attaccati , già si sapeva che sarebbe accaduto tutto ciò . Chi comandava e si ingrassava non si rassegnerà pacificamente.

  • Condivido al 1000 per cento quello che dice Ialacqua e lo ringrazio per aver dato le giuste parole a ciò che ho provato quel famoso 24 giugno (ma anche tanto tempo prima) e che continuo a provare tutt’ora: i sogni per fortuna non muoiono e mai rinunzierò alla speranza di vedere una Messina migliore. L’opportunità “Accorinti” è per Messina più di una “opportunità”: è la certezza che i miracoli esistono e lasciano il segno (come d’altra parte gli tocca): a Messina qualcosa è davvero cambiata, e questo è incontrovertibile: che lo capiscano, una volta per tutte, i denigratori e gli oppositori di questo sindaco. Mi auguro soltanto che (ma forse lo spero !!) che non abbiano a vergognarsi di quello che fanno, perchè la vergogna ricadrebbe solo su di loro !! IO CI SONO !!!

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