Messaggio per il 19 marzo 2016 – di Amico Dolci

Carissimi amici,

vi ringrazio innanzi tutto per l’invito a partecipare insieme a voi a questa manifestazione di oggi; è bellissima l’idea di una camminata tutti insieme per raggiungere le diverse fontane:un tutt’uno di concretezza e poesia, come dovrebbe sempre essere.
Fate allora come se ci fossi anch’io, come se ci fossimo (ed è così) tutti gli amici e collaboratori del Centro Sviluppo Creativo – Danilo Dolci, insieme a voi.
Immagino però sappiate già che oggi tutti noi siamo impegnati a Partinico in due momenti importanti: nella mattinata parteciperemo ad un Convegno sulla figura e l’opera di Danilo Dolci, mentre nella serata assisteremo alla rappresentazione teatrale che rimetterà in scena la vicenda dell’arresto di Danilo e di altri quattro giovani manifestanti, imputati di “occupazione di suolo pubblico, manifestazione non autorizzata, e resistenza a pubblico ufficiale”. Era il 2 febbraio del 1956, esattamente 60 anni fa; e poco più di un mese e mezzo dopo (appunto, in questi giorni) si sarebbe svolto il famoso “Processo all’Art. 4” della Costituzione, cioè quell’articolo che dovrebbe (ancora oggi?) garantire il lavoro a tutti, cercando tutte le possibilistrade che lo rendano effettivo.
Lo spettacolo teatrale si sofferma proprio su questo aspetto, la ricostruzione cioè del Processo nelle aule del Tribunale di Palermo, che allora aveva sede a Palazzo Steri, Piazza Marina.
A difendere Dolci e i suoi compagni, oltre ad un buon numero di ottimi avvocati siciliani, era venuto addirittura il grande giurista Piero Calamandrei, che si è impegnato in una splendida arringa difensiva che ancora oggi viene studiata nelle Università.

Erano quelligli anni sofferti e fecondi delle battaglie per l’acqua democratica, per la costruzione di una grande diga che desse lavoro e sviluppo sano, pulito, ad un’intera popolazione che per decenni soffriva sotto il dominio mafioso.
I lavori della diga sul fiume Jato di sarebberoavviati alcuni anni dopo, nel 1963, solo grazie ad enormi e continue mobilitazioni popolari. E a quella diga ne sono poi seguite altre, oltre venti, che hanno contribuito ad un enorme sviluppo socio-economico delle zone comprese tra le province di Palermo, Trapani e Agrigento.
La gente, passando da quelle parti e vedendo quella meraviglia d’acqua, si chiedeva: “Ma questi hanno l’acqua! Come hanno fatto?” … e così si sono avviate altre lotte, altre pressioni, per costringere lo Stato italiano ad aprire altri cantieri altrove.

L’impegno per cambiare le cose non può essere episodico: semmai episodico può essere il nostro incontrarci, mentre il fronte viene portato avanti contemporaneamente da più parti. Ognuno di noi è certo che intanto qualcun altro contribuisce alfronte comune.
Ed esattamente così è in questi giorni, in tutta Italia, ma non solo. Sappiamo quanto siete impegnati lì nelle vostre zone, quanti altri amici e collaboratori organizzano e partecipano, in più gruppi, per modificare lo stato delle cose dove non funzionano o non esistono. Tanto più che ci vedremo tra poco, lunedì 21 marzo, lì da voi a Messina insieme agli amici di ‘Libera’, per la “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie”: ecco che un momento e un luogo in cui incontrarsi diventa la conferma, per tante persone, di come un lavoro comune generi energia, consapevolezza e fiducia, per vincere quelle battaglie di cui tutti abbiamo ancora estremamente bisogno.

Amico Dolci

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