“Vivere significa essere partigiani” di Ivana Risitano

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In merito ad un articolo di Lucio D’Amico apparso oggi sulla Gazzetta del Sud del 02/07/2015

Mi stupisce la presa di posizione del giornalista in merito alla solidarietà che il Sindaco ha espresso all’equipaggio di Freedom Flotilla e al popolo palestinese. Mi colpisce, lo confesso, questo suo voler appiattire la politica su una dimensione esclusivamente locale: non ho mai creduto – e che non lo credesse neanche Renato è noto a tutti coloro che conoscono la sua storia – che il locale non fosse strettamente legato al globale e viceversa, e che un’anima politica pulsante potesse vibrare a compartimenti stagni, disincarnata da una realtà intrinsecamente complessa. Io non ho votato Renato perché chiudesse gli occhi di fronte alle ingiustizie che l’intera umanità, in ogni parte del mondo, subisce; io non ho votato Renato perché fosse neutrale, o esclusivamente concentrato sulle questioni messinesi e muto sulle sorti del mondo: tutt’altro, l’ho votato perché finalmente qualcuno avrebbe potuto dare un respiro nazionale, mondiale, politico e spirituale alla nostra comunità cittadina. Che un politico faccia il politico, e che quindi non sia neutrale ma prenda posizioni coraggiose e persino controcorrente, non solo non mi disturba, ma mi entusiasma. Di contro, resto perplessa se in una pagina dal titolo “cronaca di Messina” un giornalista non si limiti a fare cronaca ma prenda posizioni politiche così nette, come la sua contro il comunicato del sindaco e contro il ricorso del Comune sulla zona falcata, che io appoggio fermamente. Non che un giornalista possa realmente essere neutrale: ma almeno chiamiamo le cose col loro nome, e non scambiamo l’opinione con la cronaca. Alla politica, invece, lasciamo fare la politica: che è tutt’altro che un impossibile e colpevole neutralismo, tutt’altro che l’indifferenza di gramsciana memoria. Persino il papa sullo stato di Palestina ha preso una posizione forte. Vivere significa essere partigiani.

 

Ivana Risitano

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