Messina non è in vendita

Il solo proporre di ascoltare in un pubblico dibattito il parere dei cittadini messinesi sui destini di una delle aree più pregiate della città, il quartiere fieristico, ha fatto insorgere l’Autorità Portuale, che ha deciso di interrompere bruscamente le trattative aperte con il Comune.

In passato, l’insipienza, la cattiva gestione e gli interessi della malapolitica hanno eretto cancelli e barriere al nostro lungomare, lasciando con pazienza lievitare il degrado e la pubblica indignazione, per poterlo consegnare, oggi, pronto e servito ad un gestore privato.
L’ultimo ingrediente mancante per la ricetta perfetta era quello della copertura morale del Comune. Un semplice benestare, poche affermazioni di principio. Giusto per acquietare tutti.
Eppure, alla semplice richiesta del confronto pubblico, sulla scia di un mandato preciso che tutta la città ha affidato ad Accorinti, confronto pubblico che peraltro auspicheremmo avvenisse ancor più frequentemente, piombano come macigni le affermazioni, riportate dalla stampa, del Presidente e del Segretario Generale dell’Autorità Portuale: “Le aree sono nostre e ne possiamo fare quel che vogliamo”, “è nostro dovere portare a reddito quello spazio”.
Non è possibile d’altronde non notare la levata di scudi unanime e netta di politica e stampa. Ma, prima di criticare, è doveroso documentarsi. Non è un caso che, mentre ne sono state ampiamente pubblicizzate le premesse, i contenuti del bando sono rimasti completamente nascosti. Non si è parlato ad esempio dei rischi di avere un aggiudicatario unico (per 20 anni), di aumenti di cubatura previsti da bando, né soprattutto della possibilità di modificare a piacimento, dopo solo tre anni, la destinazione d’uso dell’area rispetto a quanto inizialmente previsto in offerta.
Non è stato neanche opportunamente valutato il fatto che, una volta pubblicato il bando, sarà una commissione “tecnica” a valutare il vincitore, senza nessuna possibilità di scelte strategiche sul futuro di quell’area. Insomma si è detto: “non abbiamo idee su cosa fare in quell’area, chi vuol proporre si faccia avanti”. E subito dopo si aggiunge: “chi offre di più? Fate le vostre offerte, non ci importa per farci cosa”.
E chi offrirà di più l’avrà.
Dov’è allora il bene della città? Dov’è il tanto osannato sviluppo economico? Dove il turismo? E la cultura?
Sembra che questa politica sia davvero priva di orizzonti, di progetti, di pianificazione. Non ci è nemmeno stato detto se ci attraccheranno le navi o no, se ci saranno i cancelli o se si pagherà un biglietto per entrare. Al cittadino non è dato sapere nulla per il semplice fatto che non c’è un progetto. In questo momento siamo in attesa che ce ne venga offerto uno.
E non regge l’argomentazione secondo cui sia positivo che, a gestire questa e tante altre aree, sia l’Autorità Portuale, in quanto unico ente in attivo economico. Significa infatti plaudire alla politica governativa che demansiona sempre più gli enti ad elezione democratica, affidando ad essi solo oneri e debiti, assegnando di contro dotazioni economiche, e quel che è più grave, scelte politiche ad enti direttamente controllati e di nomina verticistica. La domanda infatti a cui presto tutta la città dovrà dare una risposta è: cosa sarà di questi canoni, cosa della Villa Sabin o della Passeggiata a mare, quando l’Autorità Portuale sarà a Catania o a Gioia Tauro?

Cambiamo Messina dal Basso

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