Via vittime del femminicidio

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Federica, 40 anni;
Sara, 45 anni​;​
Jessica,​ ​19 anni;
Nunzia, 41 anni;
Pamela,​ ​18 anni;
Età, nazionalità, sogni, percorsi di vita e modi in cui sono state uccise diversi ma tutte unite da un termine, da una parola: “FEMMINICIDIO”.
Ogni due giorni, in questo Paese, una donna muore per mano di un uomo, nella quasi totalità dei casi di un fidanzato, di un compagno, di un marito, di un conoscente, che credeva di poter fare di lei l’uso che voleva.
Femminicidio, un neologismo che viene segnato rosso dal correttore di word, un termine che narra della morte di una donna, bambina o adulta, come conseguenza della scelta del mancato assoggettamento fisico e psicologico della vittima al suo assassino.
Nei primi 10 mesi del 2017 sono state 114 le donne uccise;
nel 2016 sono 120 le donne uccise,
nel 2015 sono 128 le donne uccise,
nel 2014 sono 136 le donne uccise,
nel 2013 sono 179 le donne uccise,
nel 2012 sono 157 le donne uccise,
nel 2011 sono 130 le donne uccise.
Vite spazzate via da uomini che con prepotenza volevano cancellare la loro capacità di essere soggetti autonomi e ridurle ad oggetti, un fenomeno che resta di proporzioni enormi e che ha numeri che gelano il sangue e parlano chiaro; un fenomeno che affonda le sue radici in una società maschilista e patriarcale che non è in grado di accettare i cambiamenti sociali: l’emancipazione femminile e l’autodeterminazione della donna.
Vite a cui coloro che sono scese/i in piazza anche quest’anno per One Billion Rising, campagna mondiale lanciata dal 2013 da Eva Ensler, non hanno sicuramente fatto a meno di pensare.
Nel giorno di San Valentino donne e uomini di 207 nazioni ed in circa 100 città in Italia, hanno ballato insieme per dimostrare che hanno scelto che non rimanere indifferenti è il primo modo per “Break the chain”.
Alla commissione toponomastica del comune di Messina che nuovamente esaminerà la proposta di un’intitolazione alle vittime di femminicidio ricordiamo ancora una volta che alla luce di dati cosi preoccupanti è assolutamente necessario scegliere, come chi nelle diverse piazze ha ballato e cantato, di “patteggiare”, servono cioè, gesti che sensibilizzino l’opinione pubblica affinché si sdradichi la sottocultura maschilista che è ancora alla base della nostra civiltà.
Alla commissione toponomastica chiediamo pertanto, con forza e determinazione di “spezzare le catene” con quante e quanti, in ogni territorio lottano per cambiare lo stato di cose presenti.
Gruppo Pari Opportunità 

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