Messina: Nostra Signora della Dinamite

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“Io non esisto, io sono il vuoto, 
sono quello tagliato via nella foto”.

Ci piace pensare che Giorgio Canali, quando compose il disco “Nostra Signora della Dinamite” nel 2009, la cui prima traccia (“Quello nella foto”) recita questi versi, pensasse alla città di Messina, e soprattutto al suo ruolo tutt’altro che fondamentale che ricopre all’ARS, dove qualsiasi eletto passi, anche deputati messinesi, segue il solito canovaccio: dimenticarsi della gloriosa Zancle. Eppure, dobbiamo fare forte autocritica, e dobbiamo prendercela principalmente con noi stessi, perché lo stato di degrado e di abbandono in cui versa è dipendente specialmente dall’attenzione e dal rispetto che le dedichiamo. E in un contesto di abbandono, il colpo di grazia viene attuato da chi, oltre ad abbandonarci a noi stessi, abbandona qualsiasi tentativo di rinascita culturale, attuando politiche retrograde che a colpi di spugna e teatro hanno l’obiettivo di cancellare ciò che di buono è rimasto.
Giorgio Canali ha passato una vita con la musica, prima come tecnico del suono affiancando gruppi come PFM e LITFIBA, poi schitarrare in modo tagliente, accompagnando il suo personalissimo stile strumentale a una voce graffiante, dopo aver seminato rock con i CCCP, CSI e PRG. “Nostra Signora della Dinamite” è un disco che con il suo stile cantautoriale ma allo stesso tempo disgraziatamente rock, raccoglie molte storie e molti input verso la società, attuale oggi nonostante sia uscito circa dieci anni fa. La cosa sorprendente è che ogni brano sembra ricordare la nostra città, come “Tutti gli uomini”, in cui vengono descritti tutti gli uomini che l’hanno sedotta e abbandonata (perfetta allegoria dei politici di cui sopra) o anche la title track “Studio i miei lividi, ci leggo dentro il mio destino, unghie, graffi, brividi,vedo come eravamo ieri.“ a testimoniare il triste presente rispetto al fastoso passato.

E mentre prendo dal primo idiota che passa lezioni di poesia e di impegno sociale, vaffanculo, io canto di te… Messina.
Tutto è accompagnato dalla solita chitarra sempre martellata e tagliente come la lingua, ora distorta ora pulita, il rumore quasi controllato, con il suono in salendo che quasi esplode in una Messina fatta di uomini scappati via, uomini lasciati fuori dalla porta a marcire, uomini da due lire . E’ un lento scorrere, se soffi via la polvere.
Fino al deflagrare delle chitarre, prepotentemente, ed è impossibile restare fermi.

Per questo resti da sola, ma lo sai che prima o poi ci cascherai ancora
Come un’ idiota ti innamorerai di un’ altro idiota ancora
Lo sai, lo rifarai .sara’ la primavera, sara’ che gli idioti sbocciano come fiori sugli alberi .
E balli da sola, con mille occhi su di te e lasci senza parola ogni idiota che ti vede sorridere.
Ma quando scende la sera, lo sai lo sai lo sai che quel sorriso non dura
”love will tear us apart again”


Il presente non lo è, ma il futuro lo dobbiamo sperare rosero, perché tante sono le cose che restano nonostante tutto.

“…Non dobbiamo farci fottere…”  ma continuare a lottare per una città che deve tornare ai fasti di un tempo, perché in fondo “osservo i missili intercontinentali migrare, il mondo degli altri che si distrugge da sé, e se anche posso vivere senza questo cielo e questo mare che fatica …vivere… senza di te

Anubi