Otto metri. Nove, dieci, cento mille.

Facebooktwitterpinterestlinkedinmail

Otto metri. Nove, dieci, cento mille.
Nell’amministrazione pubblica, un buon piano regolatore disciplina, anche servendosi di numeri, limiti e destinazioni d’uso, le aree in maniera chiara e semplice, per evitare che, dove regna ambiguità e arbitrio, possa vincere l’abuso e l’elusione.
Che bisogno c’era, ci chiediamo, nel nuovo Piano Regolatore Portuale, di intervenire con una modifica che cambia la chiara prescrizione di altezza massima degli edifici con una dicitura ambigua e pericolosa, che non ha affatto l’aria di una soglia prescrittiva, quale: “privilegiare il non superamento delle altezze riferibili alle strutture monumentali riferibili alla Cittadella”? Che significa, in giurisprudenza, il termine “privilegiare”? Quali sono “le strutture monumentali” cui la norma modificata si riferisce? Ne farebbe parte anche la stele della Madonnina? In questo caso parleremmo di una modifica non da poco, dai famosi rigidi otto metri a “preferibili” sessanta metri. Non un cambiamento, ma uno stravolgimento. Un colpo di mano che, in zona Cesarini, cancella in un secondo gli accordi del Patto per la Falce e il paziente lavoro delle associazioni, tra cui noi di Cambiamo Messina dal Basso, che con le loro osservazioni alla VAS avevano impedito che si potesse tornare a parlare di grattaceli, torri alberghiere e palazzine in zona falcata.

Per questo chiediamo al presidente Musumeci di non firmare la versione del piano con le ultime modifiche (violenze) De Luca, che inevitabilmente avranno l’effetto di spostare dai tavoli dei tecnici a quelli dei legali le future approvazioni dei progetti perpetuando la lunga tradizione cittadina di costruzioni bloccate, ricorsi in tribunale e sanatorie e spalancando le porte alla speculazione nella Falce.