L’Altra Europa è forse l’unica forza politica che si confronta seriamente sull’intero fenomeno dell’immigrazione

fonte l’Altra Europa Messina

L’Altra Europa è forse l’unica forza politica che si confronta seriamente sull’intero fenomeno dell’immigrazione, non confinandolo alla gestione emergenziale e palesemente inadeguata dei soli sbarchi, ma all’intera questione che porta in sé, dal diritto fondamentale all’emigrazione e alla fuga da dittature, militarizzazioni forzate, guerre e carestie, fino alle più complesse responsabilità storiche dell’Occidente e alle sue attuali colpe.
Gli sbarchi non si fermeranno.
E non si fermeranno semplicemente perché non dipendono direttamente dalle politiche di respingimento che attuiamo come Italia e come UE con i pattugliamenti a largo dalle coste (con il programma Triton di Frontex, che dal 1° Novembre 2014 ha sostituito l’operazione Mare Nostrum), con i rimpatri coatti o con l’introduzione del reato di clandestinità, perché si tratta di ragioni profondamente insite nella situazione sociale, economica e politica dei paesi di provenienza e non nel timore della pena che potremmo mai incutere noi. L’Occidente continua a non fare i conti con il proprio passato colonialista, con i regimi dittatoriali che ha spesso lasciato in eredità alle ex colonie, con l’attuale e sempre florido traffico di armi nel quale è tuttora implicato, con l’acritica continua adesione a tutte le operazioni offensive che gli Stati Uniti hanno proposto, facendosi promotori di un’ipocritica e violenta esportazione di democrazia, laddove c’erano sempre risorse di cui facilmente e disonestamente usufruire.
L’Italia non può considerarsi estranea a questo sistema che attraverso la forza militare propaga i dogmi della globalizzazione e del capitalismo sfrenato, andando a gravare sulle spalle di popoli già da decenni colpiti da miserie e guerre.
La fuga, lo spostamento, il viaggio pericolosissimo che i migranti intraprendono è conseguenza di queste ragioni. Ma questi viaggi vengono interrotti da una nuova più spietata guerra nel Mediterraneo e nei luoghi sensibili di passaggio, laddove gli stati europei per evitare le inarrestabili immigrazioni, scatenano pattugliamenti militari e feroci respingimenti, ben sapendo che ciò vuol dire condannare migliaia di vite umane alla morte in mare o appena approdati nei paesi da cui sono partiti,  alla schiavitù, alla tortura, al lavoro forzato e alla prostituzione.
Se sopravvivono poi, anche l’accoglienza made in Italy è un esempio di ostilità: centri isolati e immensi dove le persone di varie lingue e nazionalità vengono stipate oltremisura e condannate a un regime semi-detentivo o detentivo senza che abbiano commesso un solo reato, senza la possibilità di qualsiasi minima autodeterminazione dalla ricerca del lavoro o dei parenti e degli amici, al prepararsi autonomamente  una pietanza, al ripartire per andare altrove; luoghi dove vige il controllo con agenti armati che registrano ogni uscita ed entrata ed in cui i migranti intraprendono spesso senza comprenderne l’importanza, un iter burocratico lunghissimo, complicato e non di rado incomprensibile per regolarizzarsi, per chiedere la protezione internazionale, l’asilo. Il sistema dei CARA e dei CIE serve a questo: rendere ancora più dipendente e vulnerabile l’individuo, annientarne l’identità, assoggettarlo a un regime securetario, cristallizzarlo nella cifra per poter, una volta disumanizzato, trattarlo di conseguenza e cioè come un giro d’affari immenso, svelato dallo scandalo di Mafia Capitale e che frutta agli <<imprenditori dell’accoglienza>> un profitto incommensurabile. I militari di guardia con i fucili in mano e i numeri spropositati come i circa 5000 ospitati del CARA di Mineo sono parte integrante di un sistema volto non a garantire i diritti di ogni individuo e a creare integrazione, ma al contrario a quella ghettizzazione che può soltanto risultare un vantaggio per gli imprenditori che con spese relativamente contenute e l’erogazione di un servizio generico essenziale possono totalizzare un guadagno in  esponenziale crescita. Ghettizzazione che può risultare altresì comoda nell’insabbiamento dei non pochi reati che questo sistema ha alimentato, facendo trapelare episodi di violenza, prostituzione e corruzione.

Anche Messina ha conosciuto in parte l’orrore di queste dinamiche, grazie soprattutto al Prefetto Stefano Trotta, con l’instaurazione in soli 15 mesi di ben tre luoghi di “raccolta” e “smistamento” dei migranti, così come vengono atrocemente definiti dalle istituzioni: la tendopoli di Conca d’Oro, l’ex caserma Gasparro di Bisconte e l’ex Ipab “Scandurra Conservatori Riuniti”. La tendopoli, con il parere positivo del Rettore Pietro Navarra dell’Università di Messina, è stata costituita sfruttando l’allarme suscitato dagli sbarchi dell’ottobre 2013 e si è alimentata, una volta chiusa la contigua palestra Primo Nebiolo a causa di un’ispezione da parte dell’ASP, riassorbendo gran parte degli sbarchi e dei trasferimenti di migranti provenienti da Augusta e Pozzallo, ospitati fino a 250 all’interno delle tende, in un regime di promiscuità ed esposti alle intemperie del nostro clima.
Non meno vergognosa è la situazione dell’ex caserma Gasparro di Bisconte, per la quale inizialmente il Ministero degli Interni aveva esplicitato la volontà di dismetterla, facendola passare al patrimonio comunale di Messina dietro presentazione di un progetto, per poi ritirare suddetta proposta convertendola in una sorta di CARA, dove i migranti vivono ammassati in ampissimi stanzoni stracolmi di letti a castello e brandine accavallate, senza alcuna privacy e dignità, sempre in uno stato spaventoso di promiscuità e dove anche i bagni presentano la mancanza di separé nelle docce. Sono luoghi militarizzati, sorvegliati, dove uno stesso ente gestore monopolizza l’offerta di servizi tramite convenzioni che hanno scadenza mensile o annuale e della cui garanzia di effettiva risposta ai bisogni reali dei migranti non abbiamo alcuna certezza né possibilità di monitoraggio tramite l’accesso di associazioni e volontari. Luoghi chiusi, ermetici, luoghi di non contaminazione, nei quali non è possibile favorire alcun processo di integrazione. Luoghi dai quali vengono trasferiti senza preavviso e comunicazione, senza alcun accenno di consenso, luoghi dai quali non di rado per paura e senza prospettive, si fugge. Luoghi come l’ex Ipab “Scandurra Conservatori Riuniti”, rimodernati e adeguati in poco tempo, con un ingente investimento da parte dello stesso ente gestore che provvederà ai minori, dai 60 ai 150 nella stessa struttura. Se da una parte leggi come il decreto presidenziale del 13/08/2014 innalzano gli standard strutturali e organizzativi per l’accoglienza in Sicilia dei minori stranieri non accompagnati, dall’altra la naturale conseguenza è l’inevitabile esclusione dai bandi di strutture più piccole, di carattere religioso o le case-famiglia, nonché dei progetti di accoglienza forniti da associazioni di promozione sociale, privilegiando così il solito imprenditore che avendo la disponibilità di notevoli investimenti, ricrea anche per l’accoglienza ai minori luoghi grandi e massificanti.
Messina dunque, è solo uno dei tanti paradigmi di un sistema inadeguato, dove le istituzioni si intestardiscono sul controllo e l’immotivata detenzione, preferendo imporre imposizioni assurde, irrispettose e spesso lesive dei diritti dei migranti, dei quali vogliono bloccare la fuga, non considerando i flussi migratori nel loro insieme, dalle cause alle estreme conseguenze.
Per questo, come L’Altra Europa riteniamo che ci sia urgentemente bisogno di cassare il Regolamento Dublino III, che continua, nonostante le numerose revisioni, ad impedire ai richiedenti protezione i movimenti interni all’UE e che il singolo Stato membro si dichiari competente in materia,  negando così al rifugiato il diritto di accedere alla procedura amministrativa prevista per il riconoscimento dello status. Stati come l’Italia, meta di innumerevoli sbarchi, si ritrovano a dover assorbire una quantità immensa di richieste di protezione, il cui estenuante iter “imprigiona” i richiedenti nel paese in cui l’hanno presentata e li tratta alla stregua di ostaggi di questo farraginoso sistema.
E questo sistema insensato e crudele può solo partorire nuovi orrori: la fuga dettata dall’incertezza, dal desiderio di ricongiungersi a qualcuno o cercare lavoro produce infine i tristemente noti caporalati delle nostre campagne, dove i migranti diventano nuovi schiavi, lo sfruttamento del lavoro minorile e della prostituzione, la vendita di organi, la sparizione di minori stranieri non accompagnati: 3707 soltanto nel corso del 2014.
E’ necessario quindi: ridiscutere tutta la legislazione comunitaria circa l’acquisizione della protezione internazionale e umanitaria; regolarizzare gli attuali presenti sul territorio italiano; riformare la legge italiana sul diritto d’asilo, sollecitando la formulazione di una legge sul diritto d’asilo europeo; riscrivere il sistema di accoglienza nazionale, smilitarizzarlo, renderlo diffuso, aprirlo al servizio che associazioni, organizzazioni e volontari vogliono e possono dare, senza grandi somme, ma con una presenza capillare e uniforme sul suolo italiano, anche puntando e chiedendo a gran voce una ridistribuzione equa in tutto il territorio dell’UE.
La guerra in Siria, i continui rivolgimenti in Egitto, l’avanzata dell’Isis in Libia, gli scontri in Ucraina, la resistenza-simbolo di Kobane, ma anche l’immutabile continua liturgia dei migranti annegati nel Mediterraneo, ci devono spingere a chiedere con forza l’apertura di un corridoio umanitario e il riconoscimento delle nostre responsabilità in tutto il Medio-Oriente e l’Africa.
Questo può e deve essere l’atto di pace principale che i paesi membri dell’UE devono compiere per non vanificare completamente i nobili principi che ne hanno ispirato la fondazione.
Tenendo sempre presente che non c’è guerra che possa fermare i flussi migratori e che non bloccarli in entrata significa con lungimiranza, civiltà e rispetto, collaborare affinché possano in futuro avere ampia espressione anche in uscita.

 

Messina, 28/02/2015

 

“L’Altra Europa Messina”

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *