Η ελπίδα έρχεται, la speranza sta arrivando

questo il motto di SYRIZA per queste elezioni. La Coalizione della Sinistra Radicale, così il nome tradotto, è la più grande speranza degli ultimi 10 anni e forse più per la Sinistra Europea, ma confinarla esclusivamente in questo campo sarebbe sbagliato, è una speranza per i popoli di tutta Europa, impoveriti, affamati, lacerati dalla crisi. Una crisi economica che ha investito tutti i campi della nostra umanità. Atene è oggi una città in cui la crisi è capillare e radicale, a due passi dal centro, nel quartiere popolare di Exarchia, ciò probabilmente è più evidente di altrove. E quello stesso quartiere è la rappresentazione delle due facce della crisi, l’impoverimento da un lato ma la grande solidarietà dall’altro. La storia di questo quartiere è legata alla storia della Grecia tutta, è infatti molto vicina alla zona universitaria del Politecnico che meriterebbe molto più di due righe di approfondimento ma che per ragioni di spazio spiegherò brevemente: dal politecnico partì prima la rivolta contro la dittatura dei colonnelli e nel 2008 si compattò la rivolta sociale con la morte del giovane Alexis Grigoropoulos, fu proprio quest’ultimo slancio a far diventare SYRIZA da una semplice coalizione ad un partito di massa che attraversa tutti i settori della società, come ci spiega Anis Koulei di Transform Europe (che ha promosso la campagna per l’appoggio europeo a Tsipras) proprio nelle sue aule.
Exarchia è animata da alcuni centri sociali in cui si incontrano movimenti anarchici e dell’estrema sinistra, il più importante è il Diktio che appoggia SYRIZA.
Sempre qui si è sviluppata la rete per la solidarietà che attraversa tutta la Grecia, sia quella più anarchica partita proprio dal Diktio sia quella che passa attraverso Solidarity4All e supportata direttamente dal partito.
La sede del Pasok è blindata, protetta da una camionetta piena di agenti in tenuta antisommossa, come del resto in tutta la città soprattutto per Nea Demokratia (che in alcune si è dotata anche di un servizio di sicurezza privata), nel quartiere rosso solo SYRIZA può fare propaganda anche nel giorno di silenzio elettorale.

Un’altra grande eredità che SYRIZA si porta dietro è l’esperienza italiana contro il G8 del 2001 e il socialforum europeo, Porto Alegre e Genova sono due coordinate spaziali fondamentali per riuscire a capire come nasce e si sviluppa. Il Synapsismos infatti costruì la propria identità a partire dall’eurocomunismo di Berlinguer e dalla “primavera di Praga”, che lo portò a staccarsi dal KKE (prima erano conosciuti come “KKE-interno”) per poi tornarci in un cartello elettorale chiamato appunto “Synapsismos” (in greco “coalizione”) ed uscirne successivamente portandosi dietro il nome. Le divisioni della sinistra sono tante anche qua, ma la maggiore è sicuramente quella tra SYRIZA e il KKE. Il KKE non si è mai allontanato da posizioni filo-sovietiche (era detto infatti “KKE-dell’esterno”) e staliniste, l’eredità del resto di quel pezzo di storia del comunismo è evidente sia nella super struttura interna sia nel radicamento nei settori tradizionali della sinistra ma che non supera questi confini (uno zoccolo duro tra il 3-4%).

Queste le riflessioni dei compagni e delle compagne della giovanile che ha organizzato un meeting aperto tra le giovanili europee comuniste e non che avevano partecipato con la propria presenza fisica alle elezioni e alla campagna di supporto internazionale. In un incontro a due tra la giovanile del partito e i Giovani Comunisti del PRC (il quale è per loro un alleato storico e degno di stima, in generali i compagni italiani sono molto apprezzati tant’è che in moltissimi ci hanno chiesto di fare una foto assieme in cui comparissero anche le nostre bandiere) oltre a quanto citato sopra ci hanno confidato che i giovani che lavorano con loro sono pochi e che i consensi sono più nelle fasce di età medio-alte. La cooperazione giovanile è fortissima invece a livello internazionale, sia dalle giovanili comuniste e socialiste (abbiamo potuto incontrare i compagni finlandesi, inglesi, cileni, dei Paesi Bassi) sia di alcuni partiti della sinistra indipendentista come quella catalana e quella scozzese.
SYRIZA del resto tiene contatti con tutti i partiti europei comunisti e di sinistra (quella vera intendiamoci), in particolare la sinistra spagnola che però sta subendo a quanto pare una certa incrinatura a causa della presenza di Podemos.

Yzquierda Unida non ha preso bene il nuovo alleato di Tsipras in Europa, al comizio finale della campagna elettorale a piazza Omonia di Atene del 22 Gennaio serpeggiò addirittura la voce che il segretario di YU se ne fosse andato prima della fine perché sul palco era stato dato l’intervento solo a Pablo Iglesìas e non anche a lui. Come ci hanno spiegato due compagni catalani Podemos non ha una struttura vera e propria, ha un radicamento fluido ed è composto non da militanti ma da comuni cittadini, esattamente come il M5S, ed esattamente come il movimento nostrano non ha una precisa precisa direzione politica, una un linguaggio nuovo e seppur il programma è marcatamente di sinistra la propria posizione politica non è mai esplicitata nei termini tradizionali.
È pur vero che le componenti interne più radicali di SYRIZA si sono chiuse esattamente come YU all’ingresso di nuove parole d’ordine, ma è anche vero che Tsipras non ha mai fatto mistero della sua collocazione politica, che ha dietro una storia che parla da sé e un radicamento sociale e territoriale che poco hanno a che fare con Podemos.

Ma il dato più sorprendente dell’esperienza greca non è tanto nei numeri quanto nei metodi. Plurali e democratici, partecipativi e realmente dal basso, un partito intero a disposizione di chi sul territorio si occupa di solidarietà, a disposizione delle lotte in tutto il paese, un partito che riesce a rimanere fortemente coeso pur avdownloadendo moltissime correnti interne e pochissima burocrazia, potrebbe apparire anzi disorganizzato agli occhi di chi è abituato alla super burocrazia dei partiti tradizionali, si tratta di un cambiamento non in direzione del modello americano come succede oggi ai partiti di maggioranza dei maggiori paesi europei (il cosiddetto modello piglia tutto) quanto verso i modelli partecipativi dei movimenti sociali.

Senza voler trarre considerazioni decontestualizzate, la chiave di volta dell’esperienza di SYRIZA è l’allontanamento dalla forma-partito tradizionale, il radicamento in funzione di solidarietà sociale sul territorio, la volontà di rimanere insieme e uniti nonostante tutto (basti pensare a Piattaforma di Sinistra, corrente vicina a posizioni anti-euro ma che ha deciso di rimanere dentro proprio per fiducia in questo progetto), soluzioni radicali ma percorribili, pragmatismo ma senza cedere all’incoerenza, e più di tutto probabilmente la convinzione che oltre il progetto di SYRIZA ci aspetta il fascismo” e il baratro.

dal nostro “inviato” Giuseppe Ialacqua 

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