Fiaccolata per le vittime del Mediterraneo

“ La storia arrotonda gli scheletri allo zero.
Mille e uno fa sempre mille.
Quell’uno è come se non fosse mai esistito:
un feto immaginario, una culla vuota,
un sillabario aperto per nessuno,
aria che ride, grida e cresce,
scala per un vuoto che corre giù in giardino,
posto di nessuno nella fila.”
Wislawa Szymborska

Una fiaccolata per ricordare i tantissimi migranti che hanno perso la vita nel Mediterraneo in questi giorni, i più di 700, forse 900, che sono morti in mezzo al Canale di Sicilia a causa del ribaltamento dell’imbarcazione che li conteneva e tutti gli uomini, le donne e i bambini che ogni giorno fuggono e fuggendo soccombono, ma che spesso non vengono neanche menzionati perché la loro modesta somma non rimbalza sui media, dove primeggiano elevate cifre tonde e si scordano i minimi resti.
Siamo qui per ricordarli, per onorare queste esistenze travolte, per condividere un’ora di silenzio in cui riflettere sul valore della vita, a riparo dai commenti profondamente razzisti e offensivi che si sono susseguiti in queste ore su social e televisioni, anche da parte di politici appartenenti alle istituzioni e lontano altresì, dalle snervanti polemiche sulle responsabilità di queste ultime e dai miseri tentativi di esimersi dalle stesse.
Un percorso breve e silenzioso, una riflessione incentrata sulla sacralità della vita e della sua difesa, sul diritto allo spostamento, alla migrazione, alla fuga.

Nessun essere umano è illegale. E non possono esserlo pertanto il suo esistere a coordinate geografiche diverse dal suo luogo d’origine, il suo istinto di sopravvivenza, il desiderio di felicità, la speranza di un futuro migliore, la ricerca di un rifugio, il muoversi, che è libertà imprescindibile e espressione naturale della vita. Oggi ci insegnano la diffidenza, la crisi economica accentua uno sconforto che si fa quasi automaticamente respingimento dell’altro, visto come probabile insidia alla nostra ricerca di lavoro e stabilità e non di rado il fenomeno dell’immigrazione viene affrontato con estreme semplificazioni, inesattezze e persino palesi menzogne per finalità elettorali, perché è fin troppo facile far ricoprire il ruolo dei perfetti capri espiatori a persone inermi, prive del diritto di voto, nella stragrande maggioranza dei casi appartenenti alle fasce sociali più deboli, segnate dai traumi indelebili delle violenze e non tutelate da leggi demagogiche e invalidanti, acclamate il più delle volte per dare ai cittadini un falso senso di sicurezza, di controllo, di priorità mentre in realtà, non si fa altro che complicare e distruggere sistematicamente la quotidianità di chi fugge, senza migliorare di una virgola le condizioni degli italiani e di chi resta. In questo clima in cui l’incitamento all’odio e al rifiuto si fanno non solo pericolo concreto per i migranti salvati dal mare e che già abitano il territorio, ma soprattutto nuova ondata di misure inevitabilmente repressive e che conducono ad altre inarrestabili morti, non possiamo non fermarci, non possiamo rimandare questa silente riflessione collettiva, questa necessità di raccoglimento interiore e riconnessione intima con i valori che ci rendono umani. Umanità che vuole dire innanzitutto solidarietà e giustizia. Perché l’una senza l’altra possono soltanto scemare in un inutile buonismo o in un insufficiente e sterile adempimento delle regole, senza quel senso di costruzione della comunità umana, che ci allontana e inferocisce. Guardiamo più profondamente in queste ore di lutto al mondo che abitiamo, alle disparità economiche, politiche, sociali che ci dividono, a come una parte di questo globo, piccola e aggressiva, si fondi sullo sfruttamento di una altra ben più estesa, povera ed emarginata, sebbene ricca di popoli e risorse. Riflettiamo sul concetto di “guerra” che oggi ci viene venduto come prodotto, come male necessario e inevitabile cura al terrorismo e che serve ad alimentare soltanto dei perversi circuiti economici. Pensiamo a coloro che gli effetti di questa “cura” li vivono ogni giorno, fra colpi di stato, dittature militari, massacri, militarizzazione forzata, deportazioni, stupri di massa e torture, gli stessi contro cui si sta scatenando in questi anni l’ennesima guerra delle guerre: quella nel Mediterraneo. Crediamo davvero che respingimenti e blocchi navali siano la soluzione? Che prendere persone stremate da mesi e anni di tragitto e schiavitù servita a pagarsi il trasbordo e riportarle nell’inferno libico dove la tortura e gli stupri di massa sono all’ordine del giorno, sia un’ipotesi che possiamo prendere in considerazione e continuare a guardarci allo specchio?
Le migrazioni non si possono fermare perché scaturiscono da condizioni insopportabili, perché ogni essere umano rifugge dalla morte e dal dolore, perché se si oltrepassano deserti, si scappa da mercenari, si regge al lavoro forzato, si sopravvive alle torture e al dolore degli stupri e delle uccisioni inferte ai propri cari e si sfida la gravità che fa vacillare il legno dei barconi, il girovagare stipati per mare sotto il sole cocente e nel buio livido e gelato delle notti e lo si fa per l’esigua speranza di una qualche sopravvivenza, allora non c’è arma, non c’è metodo, non c’è atrocità legittimata e ingiustizia inferta che possa fermare questa umiliata e ferita marea umana.
Diverse le storie di chi dopo essere stato respinto si è ripresentato di fronte all’abisso Mediterraneo per ripercorrerlo un’altra volta, altre tre, quattro…Viaggiando “in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione e tra il vomito dei respinti muove(endo) gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore, di umanità, di verità” (F. De Andrè, Smisurata Preghiera).
Coscienti di quanto il ritorno alla fuga sia irrimediabile necessità e che la crudeltà delle misure può solo aumentare le vittime della mattanza in corso, facciamo appello a tutti coloro che si uniscono a noi in questo momento, per valutare e sottoscrivere la petizione “Appello per l’apertura di un canale umanitario fino all’Europa per il diritto d’asilo europeo” che permetta un ingresso libero, sicuro e soprattutto legale in Europa e in Italia (la petizione è online sul sito di Melting Pot, al seguente link: http://www.meltingpot.org/Appello-per-l-apertura-di-un-canale-umanitario-fino-all.html#.VTYrwiHtmkq  ).
Quante morti vogliamo piangere ancora?
Vi e ci consegniamo al silenzio infine con la preghiera laica di Erri De Luca  mentre guardiamo insieme un orizzonte che vorremmo gravido di vita, pesca e primavere, senza più macabri pontili fatti di corpi umani, ma di contaminazione, scambio, amicizia di popoli e genti, comunità che si abbraccia sopra le sponde del Mediterraneo come un tempo e si fa insegnante di convivenza.

 

Mare nostro che non sei nei cieli
e abbracci i confini dell’isola e del mondo
sia benedetto il tuo sale
sia benedetto il tuo fondale
accogli le gremite imbarcazioni
senza una strada sopra le tue onde
i pescatori usciti nella notte
le loro reti tra le tue creature
che tornano al mattino
con la pesca dei naufraghi salvati
Mare nostro che non sei nei cieli
all’alba sei colore del frumento
al tramonto dell’uva di vendemmia,
Ti abbiamo seminato di annegati
più di qualunque età delle tempeste
tu sei più giusto della terra ferma
pure quando sollevi onde a muraglia
poi le abbassi a tappeto
Custodisci le vite, le visite cadute
come foglie sul viale
Fai da autunno per loro
da carezza, da abbraccio, da bacio in fronte
di padre e  madre prima di partire
 Erri De Luca

Cambiamo Messina dal Basso , Messina, 21 aprile 2015

 

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