Comunicato del Gruppo Immigrazione di CMdB

Comunicato del Gruppo Immigrazione del Movimento Cambiamo Messina dal Basso

Il movimento CMdb si è strutturato nel tempo in vari gruppi tematici aperti a tutta la cittadinanza in cui confrontarci su tematiche di interesse sociale e politico. Il gruppo Immigrazione è nato quando già Messina si trovava a fronteggiare quella che ci è stata comunicata come “emergenza migranti” nell’ottobre/novembre 2013.
In questi mesi di esperienza, di discussione con i cittadini, di confronto con i migranti abbiamo maturato la nostra linea politica.
Per quanto sembri superfluo, ai cittadini messinesi non sono ancora chiare le responsabilità di ciò che sta accadendo e le aree di competenza fra istituzioni: l’accoglienza ai migranti è totalmente affidata alla prefettura e al ministero, che hanno di fatto istituito un centro di smistamento dei migranti nella palestra Pala Nebiolo e nel campo da baseball adiacente. L’accoglienza provvisoria, che doveva essere solo per tre giorni all’inizio, poi due settimane, ha continuato a prolungarsi a dismisura.
Il Comune non ha i mezzi per poter impedire la creazione di questo centro, tra l’altro non identificato giuridicamente, che sta funzionando un po’ da Cara e un po’ da CPA, secondo l’embrionale modello di centro di accoglienza dato dall’obsoleta legge Puglia del 1995. Le acritiche disposizioni ministeriali che hanno dirottato verso la nostra città questo afflusso immane di immigrati, semi-detenuti in un luogo che era provvisorio ed inadeguato già 5 mesi fa e sul quale si è espressa negativamente anche l’ASP, hanno condannato Messina ad uno spettacolo vergognoso. Il sovraffollamento della struttura, l’inadeguata assistenza sanitaria (pur con le dovute eccezioni), legale e linguistica, l’esiguità di traduttori e mediatori all’interno del plesso, il regime ingiusto ed ingiustificabile di detenzione di persone libere, che non hanno commesso alcun reato e che il più delle volte cercano solo di ricongiungersi con i famigliari anche al di là dei confini italiani o fanno domanda di asilo, sono aspetti che identificano una situazione di grave degrado ed insostenibilità. Le alternative proposte nei vari tavoli tecnici dal sindaco e dalla giunta sono state sempre respinte, nonostante non fossero meno dignitose o carenti rispetto alla già comprovata inadeguatezza della palestra Pala Nebiolo e del campo, i quali continuano ad essere non a norma. Riteniamo pertanto che se esiste un impedimento legale al prolungarsi della sistemazione dei migranti nella palestra e nel campo, come suggerisce il referto dell’ASP, si agisca di conseguenza, con la stessa radicalità e prontezza con cui si è scartata l’ipotesi dell’alloggio temporaneo a Le Dune.
A fronte di una struttura come il Pala Nebiolo che ospita più di 300 persone senza garantire loro nemmeno l’accesso a dei servizi igienici dignitosi, in numero sufficiente né un minimo di privacy e in piena promiscuità, non possiamo che unirci alle denunce di tutta quella parte della società civile, dalle associazioni ai partiti ai liberi cittadini, che si indignano.
Siamo un movimento politico, ma pur non occupandoci di volontariato né avendo una visione assistenzialista dell’accoglienza, abbiamo scelto di agire sempre spontaneamente anche attraverso il servizio che ognuno dei nostri attivisti vuole e può offrire per contribuire al miglioramento della nostra città e in questi mesi, siamo stati presenti di fronte al Pala Nebiolo, intercettando gli estremi molteplici bisogni di queste persone: da quello fisico della fame, della nudità, della malattia, del freddo a quello più complesso e interiore della conoscenza dei propri diritti, del proprio status, di ricevere un supporto legale e psicologico o l’assistenza spirituale. Il Pala Nebiolo, nonostante il lavoro degli operatori immessi nel sistema chiuso e interamente gestito dalla prefettura dell’accoglienza, si configura come un lager.
Il destino giuridico dei migranti è appeso alla permanenza al suo interno, né avrebbero modo, privati di tutto, sopravvissuti in condizioni estreme in mare e non di rado feriti e vessati, di costruirsi un percorso diverso, di circolare liberamente, di spostarsi decidendo da sé del proprio futuro. Imbrigliati nelle procedure di riconoscimento e nelle lentissime pratiche burocratiche per ottenere l’asilo che possono durare pure anni, sono di fatto ostaggio del nostro stato, in luoghi al limite della sopravvivenza, dove non possono provvedere a sé stessi neanche per prepararsi una pietanza o cercando lavoro. Luoghi che tuttavia costano tanto allo stato, soprattutto perché i servizi di mensa e pulizia sono gestiti dagli enti che hanno vinto le relative gare d’appalto indette dalle prefetture.
Messina è l’assurdo atroce paradigma di un sistema di accoglienza fallimentare: securitario e dispendiosissimo.
Come movimento ci schieriamo nettamente contro la tendopoli, per la chiusura del Pala Nebiolo e respingiamo pure le ipotesi di costruzione di un centro di accoglienza nell’ex caserma di Bisconte, vedendo in ciò il pericolo della costituzione di un CARA o CIE, che provocherebbe un irreversibile frattura sociale nella città. Siamo a favore di percorsi SPRAR per i quali il Comune si è già attivato. Gli SPRAR sono sistemi di accoglienza integrati, molto meno costosi di qualsiasi centro, dove il richiedente asilo può ricevere la protezione di cui ha bisogno, può provvedere autonomamente ai propri bisogni e ricevere la possibilità di imparare la lingua e di interagire con la popolazione locale. Inoltre gli SPRAR sono percorsi definiti da progetti ben precisi e rivolti ad un numero limitato di persone.
Uno degli aspetti più assurdi e gravi che i messinesi hanno conosciuto con l’esperienza del Pala Nebiolo è che paradossalmente il migrante, il richiedente asilo, semplicemente una persona fuggita da condizioni di vita insostenibili (guerre, assassinii politici, fame, rappresaglie, prigionia) senza aver violato alcuna legge, venga trattato come un criminale, un pericolo pubblico, un elemento da emarginare e controllare dentro una struttura fatta di recinzioni, isolata, circondata da poliziotti, senza che alcuno sprovvisto dell’autorizzazione della prefettura vi possa entrare. E se entrare in un luogo simile è arduo per associazioni ed enti di tutela, persino rappresentanti di altre istituzioni, come quelle cittadine, che non godono di facoltà ispettive e l’autorizzazione prefettizia necessita di tempi irragionevolmente lunghi, rimane praticamente impossibile per un cittadino comune. In questo modo si limita fortemente qualsiasi funzione di monitoraggio di ciò che accade all’interno del Pala Nebiolo e del campo e si impedisce quella spontanea interazione fra i messinesi e i migranti che pur ostacolata da disinformazione e cancelli sbarrati, cerca di instaurarsi.
Riconosciamo gli errori del sindaco e della giunta nel non aver saputo gestire al meglio una situazione che rimane di competenza altrui, ma suggeriamo agli stessi un ritorno all’unica pratica politica che riconosciamo, ovvero quella della democrazia partecipata, del confronto con i cittadini, della meditazione assieme a tutti i messinesi e i migranti sul problema. La costituzione del laboratorio dei Beni Comuni è un passo importante, un primo traguardo, ma CMdB vuole estendere quanto più la partecipazione, coinvolgendo i cittadini nella risoluzione effettiva dei problemi.
Il movimento CMdB si occupa di vari argomenti di interesse politico e sociale: diritto al lavoro, scuola, sanità, pari opportunità, senzatetto, non-violenza, verde pubblico, diritti degli animali, ecc, per cui il gruppo Immigrazione si inserisce coerentemente in questo solco studiando e discutendo insieme ai cittadini le soluzioni che si ritengono più convenienti per l’attuale grave situazione in cui versano i migranti “non-accolti”. Per questo respingiamo qualsiasi accusa di “favorire” i migranti o occuparci soltanto del fenomeno dell’immigrazione ed altresì invitiamo tutti a creare un fronte politico forte, compatto, che ragionando sulle peculiarità, le condizioni specifiche e la drammaticità del problema locale e nazionale, denunci gli errori e le inottemperanze e che prospetti, richieda, progetta, partecipi alla risoluzione definitiva del problema.

cambiamomessinadalbasso

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